La Francia deve dare 20 punti di scarto alla Scozia per farcela

IL RUGBY

La Francia deve dare 20 punti di scarto alla Scozia per farcela

 

  Partita bellissima. Negli ultimi 7 minuti, il Galles ha gettato via la possibilità di fare il Grande Slam (chiudere con tutte vittorie) e la Francia si è rimessa in corsa per il titolo, rimontando da 20-30 a 32-30. Decisiva la meta allo scadere di Brice Dulin.

Renaud Bourel per  l’Équipe scrive che per una serata del genere è disposto a passare sei mesi di quarantena. “Questo incontro rimarrà un momento esoterico, nel pantheon dei racconti epici della storia della Nazionale. Un capolavoro singolare di una generazione ancora giovane, della quale ovviamente non possiamo prevedere nulla, ma di cui stamattina siamo disposti a sentire le promesse. Fino agli ultimi secondi della partita, si pensava che la definizione di avvocati della cause perse fosse perfetta per la squadra e per lo stesso CT Fabien Galthié. Ci siamo detti che il tredicesimo Grande Slam non poteva sfuggire al Galles. Non avevamo fatto affidamento sulla fede che anima questi Blues, questa stupefacente facoltà per una formazione così giovane, di digerire una pillola amara come quella inghiottita a Twickenham nello scorso fine settimana (sconfitta 23-20), a riprova che hanno dentro di loro delle energie fisiche e mentali, che una stupida parentesi covid aveva solo addormentato. Un trionfo che tutti avremmo preferito vivere con una birra in mano anziché con un telecomando”. 

Per essere sicura di farcela, la Francia deve dare 20 punti di scarto alla Scozia nel recupero di venerdì sera. Dal 1968 a oggi c’è riuscita quattro volte: nel 1977 (23-3), nel 1997 (47-20), nel 2003 (38-3) e nel 2007 (46-19)

“Forse un altro colpo di scena attende un torneo che già ne ha visti abbastanza” scrive il Guardian. 

L’Inghilterra ha perso anche con l’Irlanda (32-18) prendendosi il ruolo di più grande delusione del torneo. “Non uno, ma dieci passi indietro – secondo Luca Stamerra di Eurosport – la stessa costruzione del gioco è parsa sottotono in questi due mesi, con Ford e Farrell spesso e volentieri criticati dalla stampa locale. Giocatori come Watson, Young e Itoje hanno giocato a sprazzi, mostrando inoltre una condizione fisica non eccellente”. 

Nik Simon sul Daily Mail tira le somme della peggiore campagna inglese degli ultimi 45 anni: il record di 121 punti concessi, la seconda volta al quinto posto su sei, come nel 2018, e tre sconfitte con le tre Home Nations (Scozia, Galles e Irlanda) come non accadeva dal 1976. 

| l’Italia L’anno nero dei record al contrario ➔ Come diceva il poeta Raf quando parlava di lenta eutanasia in Inevitabile follia, la Nazionale di rugby ha perso in Scozia per 52-10 la 32esima partita consecutiva nel torneo, dopo una meta iniziale di Luca Bigi e la trasformazione di Paolo Garbisi (0-7). Poi gli scozzesi di mete ne hanno segnate otto e ne hanno realizzate sei, consegnando ufficialmente alla collezione autunno-primavera 2021 un altro cucchiaio di legno. The Observer parla stamattina di demolizione dell’Italia. 

Domenico Calcagno, per il Corriere della sera, sottolinea i 15 placcaggi sbagliati su 40 tentati, nove dei quali nell’azione della prima meta di Van Der Merwe.

I record al contrario sono un montone: la peggior differenza punti della storia del torneo (il -194 che ha superato il -152 sempre azzurro), il maggior numero di mete subite di tutti i tempi (34 contro le 29 quando il CT era O’Shea), il peggior passivo della storia con la Scozia, l’avversaria storicamente meno distante e battuta più spesso in passato. 

Valerio Vecchiarelli, sempre per il Corriere della sera, parla di “una squadra inadeguata a un livello che solo qualche anno fa sembrava la miglior palestra per coltivare le ambizioni di un’Italia destinata a crescere. Paga la mancanza di leadership , la voragine generazionale, la mancanza di raccordo tra la nidiata approdata in Nazionale senza avere in campo una guida che sappia dettare la rotta”.

Secondo Francesco Pierantozzi, per Sky Sport, non esiste invece un problema di conduzione tecnica né un’assenza di qualità a cui attingere, ma “è difficile invertire la tendenza, si finisce con l’essere risucchiati in questo atteggiamento. i placcaggi sbagliati sono sempre troppi e quelli “avanzanti”, con l’avversario non solo fermato ma pure respinto, portato indietro, sono rari. E poi la disciplina, nel senso di falli e cartellini. Per arrivare a parlare di attacco è necessario parlare di palloni a disposizione, di fasi di conquista, non così certe come la mischia di un tempo, temuta da tutti, pure dagli All Blacks, nella famosa sfida di San Siro del 2009. Il gioco al piede è tornato di gran moda e abbiamo bisogno di lavorarci. Insomma un po’ tutto ma, su tutto, serve uscire dal tunnel della sconfitta, come scritto prima, dall’abitudine a perdere”.

 

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