Come soffia il vento di Ineos nelle vele dello sport

Che cosa fai se hai una ricchezza stimata in 18 miliardi e mezzo di sterline? Quello che farebbero tutti i bambini con un mucchio di soldi. Ti compri un mare di giocattoli e uno dei giocattoli lo metti in mare. Sir Jim Ratcliffe un giorno ha deciso di far vivere al mondo dello sport le stesse sensazioni che aveva già regalato all’industria petrolchimica. Scuotere. Scioccare.

«Ineos ha 20 anni. Siamo abbastanza grandi e ricchi da poterci permettere di destinare parte dei nostri profitti alle aree che ci divertono». È la spiegazione che diede una volta all’Evening Standard vale ancora, eccome. La prossima settimana c’è il nome della sua azienda sulle vele – chiamiamole vele – della barca – chiamiamola barca – che andrà in acqua per la Coppa Prada, la sfida a tre da cui verrà fuori la sfidante di New Zealand nel duello per l’America’s Cup. Per Francesca Pitacco, sul Piccolo, i britannici di Ineos sono relegati al ruolo di comprimari”. Rispetto a Luna Rossa e American Magic, ha scritto Stefano Vegliani sul Foglio sportivo, che i più indietro sono gli inglesi che nelle regate di dicembre hanno rimediato una vera e propria figuraccia perdendo tutte le regate nonostante lo skipper, Sir Ben Ainslie, sia il velista con più ori olimpici: 4 consecutivi tra il 200 e il 2012, più l’argento del 1996. Jim Ratcliffe non è abituato a perdere

In effetti. 

Laura Bellaria sul Giornale stamattina aggiunge che nelle regate di antipasto di prima di Natale la velocità di Britannia è parsa del tutto insufficiente. Sulla testa del baronetto per meriti olimpici sono piovute critiche planetarie, dure da sopportare per uno abituato a vincere. Pare che i grandi lavori imposti dalla situazione abbiano avuto effetto e la velocità sia migliorata. Si vedrà.

 

Ineos vuol dire Inspec Ethylene Oxide Specialties. In realtà pare che l’acronimo sia stato creato per evocare il latino Ineo (cominciare) ed Eos, la dea dell’aurora. Insomma: un inizio. I Ratcliffe sono di Manchester. Il papà di sir Jim era falegname, poi diventato direttore d’officina, sua madre una impiegata al municipio. Non era predestinato che il ragazzo fosse un imprenditore votato alla tecnologia. Si è laureato in ingegneria chimica e ha cominciato la sua carriera con la Esso. Ha studiato finanza, è entrato a far parte di un gruppo di private equity. Patrick Snowden su France Football ha scritto che lo storytelling è stato perfetto, conforme a quello dei grandi capitani d’industria. Ci narra la traiettoria di un uomo che ha sviluppato un impero industriale e la sua fortuna con la forza dell’intelligenza, dell’intuito, mettendo a rischio la salute, con la forza della determinazione, dell’autorevolezza, di questa durezza di carattere indispensabile ai grandi traguardi, tutte nobili qualità che lo elevano al di sopra della media. Un cocktail saggiamente dosato di infanzia alla Dickens e di ascesa sociale alla Balzac con un tocco di romanticismo avventuriero che sa di Jules Verne”. In buona sostanza: un romanzo che cammina. 

Nice Matin ha raccontato che la leggenda vuole che abbia imparato a contare numerando i camini della fabbrica che poteva vedere dalla sua stanza.

 

La reputazione di Ratcliffe
  All’inizio degli anni Novanta, Ratcliffe intuì che le major del petrolio non erano interessate agli impianti petrolchimici. Non erano il loro affare centrale, non erano considerati redditizi. Acquisì con una cordata uno stabilmento nel Kent, finanziando la sua quota con un prestito ottenuto mettendo a garanzia la sua casa. Sei anni più tardi, creò Ineos comprando una fabbrica ad Anversa, in Belgio. È questo l’inizio di una bulimia di acquisizioni pagate con i debiti. Nel 2005 aveva triplicato il volume d’affari. Durante la crisi economica globale del 2008 sfiorò la bancarotta ma negoziò un accordo con i creditori pagando 800 milioni di euri tra costi e penali. 

In un ritratto che risale a un anno fa, Nice Matin lo descrisse come un uomo che conosce l’arte degli affari e della vittoria. Ama le sfide, è un lottatore, non molla. Non indietreggia davanti a niente e nessuno. Il governo britannico e i sindacati scozzesi possono testimoniarlo. Ha resistito al primo e ha piegato i secondi. In conflitto con Gordon Brown, premier britannico dell’epoca, non esitò a trasferire il quartier generale della Ineos in Svizzera. Un esilio di otto anni prima di rientrare solo dopo aver ottenuto – da parte del nuovo premier David Cameron – la garanzia di un taglio delle tasse per la società. I sindacalisti in kilt non hanno dimenticato la battaglia di Grangemouth. Ha frantumato il loro sciopero e le loro rivendicazioni

«Dicono di me che sono spietato quando prendo in considerazione l’idea di chiudere un’officina in perdita. Ma è solo in Europa che abbiamo questo atteggiamento. Negli Stati Uniti o in Cina nessuno la pensa così» ha detto a Le Monde nel 2013.

Non stupisce – il commento del giornale francese – che abbia la reputazione di un assassino. Da qui il soprannome di Dottor No, che gli affibbiarono i media britannici in riferimento al cattivo di James Bond. Ma anche Goldfinger sarebbe perfetto per lui.
Sulla rivista Contrasti Luca Pulsoni ha parlato di critiche ambientaliste a Ineos in riferimento alla tecnica del fracking, o fratturazione idraulica, utilizzata per l’estrazione di gas e petrolio. I critici sostengono che le attività di Ineos siano dannose in termini di impatto ambientale e riscaldamento globale. Accuse respinte dall’azienda, che spiega come siano rispettati tutti gli standard più elevati di salute e sicurezza. Gli attivisti ritengono che il fine di Ratcliffe sia quello di distogliere l’attenzione dall’attività principale dell’azienda, e utilizzare lo sport per rendere più “green” l’immagine del gruppo.

Greenwashing gli ha domandato allora nell’intervista la redazione di Evening Standard, e lui ha risposto che non sa cosa significhi questa parola. 

Una decina di giorni fa la stampa inglese è tornata a occuparsi dei suoi affari per una multa del governo a 138 imprenditori che non rispettavano i minimi salariali. Ratcliffe era nella lista per le attività relative all’Home Grown Hotels, di cui possiede il 55 percento. Il Department for Business, Energy and Industrial Strategy ha reso pubblica la lista e il Guardian ha raccontato che la vicenda riguardava 25 lavoratori pagati sotto la soglia delle 13 mila 790 sterline l’anno. 

Il Daily Mail, già che c’erano, ha ricordato che Ratcliffe ha stabilito la sua residenza a Montecarlo e mentre in Gran Bretagna si discute di una tassa sul patrimonio dei miliardari, un prelievo una tantum su proprietà, interessi aziendali, pensioni, non dobbiamo illuderci che la proposta riguarderà Ratcliffe, Lewis Hamilton e altri. Si sono già dati alla fuga”. Secondo gli esperti del Sunday Times, nonostante la residenza nel principato, Ratcliffe non potrà sottrarsi alla tassa. I conti di Ineos in pandemia sono stati puntellati dalla produzione di gel disinfettante per le mani. 

 

Lo sport di Ratcliffe

  Ama farne all’aria aperta, è andato in spedizione ai due poli con i figli, ha percorso l’Africa del sud in moto, ha imparato il kitsurf dopo la sessantina (Come Phileas Fogg per France Footballi) e ha imparato a governare un dirigibile. Ha provato a comprare il Chelsea. 

Ha destinato 470 milioni di euro agli investimenti nello sport. La filosofia di Ineos è chiara nel suo sostegno alll’operazione Challenge 1:59, l’avventura di Nike con il kenyano Eliud Kipchoge per correre la prima maratona sotto le due ore. Un traguardo raggiunto a Vienna nell’ottobre del 2019 con 42 lepri, un raggio laser proiettato a terra per segnare il percorso ideale e il ritmo da tenere, e poi le famose scarpe magiche. Non c’erano le condizioni tecniche perché World Athletics omologasse il primato, ma vuoi mettere. 

Pochi giorni fa Ratcliffe ha preso il 33 percento delle quote della scuderia Mercedes in Formula 1, entrando come socio alla pari di Daimler e di Toto Wolff. Secondo le indiscrezioni del Corriere della sera, il suo intervento sarebbe sul punto di sbloccare la trattativa per il rinnovo del contratto di Hamilton. Ineos si farebbe carico dell’extra salario chiesto dal campione del mondo. 

 

La maglia rosa, la maglia gialla, il futuro nel ciclismo

  Il ciclismo è un ambito nel quale Ineos si muove dal maggio del 2019. Quando ha rilevato il formidabile team Sky con sei successi negli ultimi 7 Tour de France. Sky era sbarcata nel mondo delle bici con l’obiettivo di fare vincere per la prima volta la corsa a un britannico. Sono arrivati uno dietro l’altro Bradley Wiggins, Chris Froome, Geraint Thomas. Hanno rivoluzionato la maniera di prepararsi. Sono accusati di aver snaturato uno sport soffocandolo di tecnologia. Camminano tra i sospetti. Si sono trovati in casa l’esplosione del giovane colombiano Bernal. Progettano l’attacco al record dell’ora con Filippo Ganna. Sembravano vittime di un anno di errori, destinati a uscire di scena dalle classifiche e hanno trovato la maglia rosa con Geoghegan Hart. Hanno aggiunto Adam Yates alla squadra. Hanno in Tom Pidcock una delle promesse più attese. 

David Walsh, firma di ciclismo del Sunday Times, ha scritto che non è questione di se arriverà, ma di quando. Il boss della squadra Dave Brailsford in una intervista con il quotidiano inglese ha insistito sul fatto che il 2020 ha prodotto un cambiamento nell’approccio tattico della squadra: «Lo sport sta cambiando e noi stiamo cambiando. Abbiamo finito di parcheggiare l’autobus a protezione di un capitano, distruggendo la corsa. Eravamo la Germania e non il Brasile. Non vogliamo più esserlo. Abbiamo una squadra di giovani che correranno in modo più aperto»

Parlandone con Walsh qualche giorno fa, Geoghegan Hart si è detto confortato da questa svolta. «Correndo in questo modo diverso al Giro, ci siamo divertiti. È stata un’esperienza fantastica. Non so quante persone ho incontrato e mi hanno detto di essersi divertite moltissimo a guardare l’ultimo Giro. Un’amica che era in terapia intensiva per il Covid, mi ha detto che è stato il miglior weekend televisivo di tutta la sua vita». 

Geoghegan Hart è un ragazzo cresciuto a Holloway Road, nel nord di Londra. Il calcio è stato il suo primo amore, l’Arsenal la sua squadra. Ha giocato da portiere – ha scritto Walsh –  e un giorno è andato a una partita dimenticando i guanti a casa. È stato preso da rabbia e imbarazzo perché aveva deluso i suoi compagni.

«L’importante è ricordarsi – ha aggiunto il giovane ciclista inglese – che anche il ciclismo è uno sport di squadra. È strano. Il leader taglia il traguardo, fa le interviste, prende la maglia, gli applausi. La gente gli dice che lo ama. Ma niente di tutto ciò accade senza gli altri sette compagni. Nel corso della mia carriera, ho fatto il gregario per altri. Ho visto sia dei grandi leader sia altre dinanzi alle quali io pensavo che mi sarebbe piaciuto farlo meglio se mi fosse stata offerta la possibilità. Volevo vincere quest’anno proprio per costruire questa cultura di trattare adeguatamente i compagni di squadra. Come potrò mai dire grazie a Rohan Dennis per tutto quello che ha fatto per me sullo Stelvio?».

Geoghegan Hart ha citato poi Jonathan Dibben, britannico della Lotto arrivato ultimo con oltre 6 ore di ritardo. La squadra belga ha deciso di non rinnovargli il contratto Dibben a 26 anni ha annunciato il ritiro. «Corriamo insieme da quando ne avevamo 15. Gli ho fatto molte volte da gregario. L’ho guidato a un podio nel Giro delle Fiandre under 23. È uno dei ciclisti più talentuosi che io abbia mai incontrato. Quando ero più giovane, ammiravo il modo in cui vinceva. Era impressionante. Non solo per le prestazioni, ma per come leggeva la gara. Ho imparato tanto correndo con lui e contro di lui. Ecco, pure lui per il Giro si è allenato duramente. Questo mi rende consapevole del fatto che potrei allenarmi in modo perfetto in inverno e finire per non vincere nemmeno una gara nel 2021».

 

Come sta andando il Nizza

   Il Nizza è l’appendice di Ineos nel calcio. Con l’obiettivo di arrivare presto al bancomat della Champions. Non accadrà quest’anno. La squadra è tredicesima, con 10 punti di distacco dalla zona Champions. Gli Ineos hanno licenziato Patrick Vieira dopo cinque sconfitte consecutive, l’ultima in Europa League contro il Bayer Leverkusen il 3 dicembre, e hanno affidato la panchina al suo vice Adrian Ursea, rumeno, già assistente anni fa di Lucien Favre. Con Vieira i rapporti si erano logorati da tempo. L’ex centrocampista di Juventus e Inter era molto legato alla precedente proprietà sino-americana. Il direttore esecutivo del club, Julien Fournier, ha detto a l’Équipe che hanno cercato di esonerarlo «mettendoci la maggiore umanità possibile perché non è facile separarsi da qualcuno con cui hai lavorato per trenta mesi». 

Le cose con Ursea non è che siano migliorate granché. Ha vinto solo 1 delle 8 partite giocate e ne ha perse quattro. «La situazione economica del calcio francese – ha detto Fournier – è molto brutta e il Nizza ha l’incredibile fortuna di avere un azionista della qualità di Ineos. In questo contesto economico è una cosa molto rassicurante. Se Ineos non ci fosse, temo di poter dire che il futuro del club sarebbe a rischio». 

 

Perciò sir Ben Aislie a bordo del super giocattolone della America’s Cup è avvertito. Ineos perde raramente e si sta giocando quasi tutto il bonus nel calcio. Che se la sbrighi lui, adesso. 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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