L’unica atleta italiana ad aver fatto parte della spedizione italiana sia ai Giochi olimpici sia a quelli invernali, gareggiando nel ciclismo e nel bob, sfiderà il prossimo 13 maggio Giovanni Malagò per la guida del CONI, che dal 1914 ha sempre avuto presidenti uomini. Antonella Bellutti, 52 anni, due ori ad Atlanta e a Sydney, è tornata a parlare della sua candidatura con Pier Augusto Stagi, sul Giornale. «Su 44 federazioni sportive riconosciute dal Coni, non c’è nessuna presidente, solo uomini – ricorda Bellutti – mi fa molto piacere che Malagò mi stimi, ma soprattutto che percepisca la mia candidatura come un’occasione di crescita e confronto costruttivo per tutti. Ritengo che sia un segnale molto bello. Una cosa però la voglio dire: non partecipo per puro folclore, ma per vincere».
Bellutti ricorda i giorni difficili dopo i Giochi del 2000, quando il suo nome finì nella lista di atleti sospettati di aver usato prodotti proibiti.
«Sono scioccata, capisco il dramma vissuto da Enzo Tortora e mi riaffiorano le sue parole: io non sono innocente, sono estranea. Non mi ammazzo perché potrebbe sembrare un’ammissione di colpa. Finisco nel buco nero della depressione e solo l’amore della mia famiglia mi ha portato in salvo. Per la cronaca: dopo dieci anni, un giudice ha dichiarato i fatti in questione insussistenti». Nella sua esperienza sportiva, ha detto al Giornale, si è trovata in situazioni di violenza psicologica, «in qualche situazione molto scomoda, dove sinceramente non è giusto che un’atleta si debba trovare».
In una nuova intervista del suo tour mediatico, a Leo Turrini per il Resto del Carlino, Giovanni Malagò ha indicato non il portabandiera di Tokyo (se mai si andrà a Tokyo), ma i suoi simboli azzurri. «Al maschile ne indico due. Frank Chamizo, il lottatore. Personaggio straordinario, dal 2016 vive ogni minuto per cancellare l’amarezza di Rio. E Filippo Ganna, il ciclista. Mi esalta la passione con la quale si mette al servizio del quartetto dell’inseguimento su pista, pur non rinunciando alla prospettiva dell’oro individuale nella crono su strada. Ganna è un gigante, anche umanamente». Tra le ragazze ha scelto la ranista Benedetta Pilato. «La sua è una meravigliosa storia italiana, viene dal Sud e si sta affermando nonostante le croniche carenze di impianti e l’atavica latitanza della scuola sul fronte dello sport. Benedetta è un esempio, ma anche uno stimolo. A cambiare».
Malagò si è detto ottimista, molto ottimista, significativamente ottimista, sul fatto che i Giochi si svolgeranno regolarmente «Saranno certo diversi e di sicuro sorprendenti a livello di risultati. La pandemia ha sconvolto il mondo e quindi anche la vita degli atleti. Per alcuni il rinvio di un anno sarà un problema, per altri un vantaggio. Immagino non pochi risultati imprevedibili, nel bene e nel male». Immagina che i Giochi non si terranno a porte chiuse. «Spero di no! Il vaccino può aiutare. Ci saranno difficoltà logistiche, magari gli impianti non saranno pieni, ma i giapponesi vogliono trasmettere un messaggio di speranza al pianeta e una soluzione la troveranno».
Ottimista, insomma. Su tutto. Su pandemie globali, viaggi, vaccini. Tranne su quella storia dell’inno e della bandiera che il CIO potrebbe togliere all’Italia il 27 gennaio.
parole I Giochi di Pilato | ➣ Presto per sapere anche a cosa lei punterà a Tokyo? «Alle semifinali. Poi incrocerò le dita. Se posso battere Lilly King? In vasca lunga non c’è storia. Altre avversarie? Non ne ho idea. Per ora le Olimpiadi saranno un traguardo quando ci arriverò e, anche se è brutto dirlo, complice la pandemia e il rinvio di un anno, ce l’ho fatta, ho avuto tempo di lavorare e migliorami tanto. I Giochi saranno poi un punto di partenza. Anche se il nuoto per resta un hobby».
➣ Prego? «Sto cercando di prendere tutto con leggerezza perché nuotare non è ancora il mio lavoro. È divertimento come lo era sin da quand’ero piccola ed è ancora così. Vedremo in futuro».
intervista di alessandra retico, la Repubblica
Discovery ha firmato un accordo valido in 12 paesi europei – compresa l’Italia – con Vodafone per la diffusione dei suoi contenuti ai clienti dell’azienda. Un patto che riguarda circa 100 milioni di persone, alle quali sarà destinato Discovery+, il servizio di streaming sul punto di essere lanciato. Discovery possiede i diritti tv delle Olimpiadi e il Financial Times stamattina scrive che si tratta di una scommessa sui Giochi per vincere la guerra dello streaming.