Paratici è indagato per l’esame di Suárez
A leggere l’ordinanza di Piercarlo Frabotta, il gip del tribunale di Perugia che ha disposto otto mesi di sospensione dagli incarichi per la rettrice dell’Università per stranieri Giuliana Grego Bolli, il direttore generale Simone Olivieri, la docente Stefania Spina e un componente delle commissioni esaminatrici Lorenzo Rocca, la Juventus non sembra più così estranea alla vicenda dell’esame farlocco di Luis Suárez. Nelle 48 pagine del dispositivo si parla di farsa, pantomima, scandaloso favoritismo, inaudita sfrontatezza, malcelato senso di impunità.
Ora sono iscritti al registro degli indagati, per aver reso false dichiarazioni ai pm, Fabio Paratici nel suo ruolo stentoreo di chief football officer, e gli avvocati di Juventus, Maria Turco e Luigi Chiappero. Sostenevano di non essere intervenuti e invece nella ricostruzione del gip, Paratici è il braccio operativo che contatta la ministra Paola De Micheli per sapere come velocizzare la pratica di riconoscimento.
«La dirigenza della Juventus si è mossa ai massimi livelli istituzionali» scrive il gip. La ministra dei Trasporti Paola De Micheli ha confermato di aver fatto da tramite con il Viminale nella persona del capo di gabinetto del ministero, Bruno Frattasi, in carica da un mese. La richiesta della Juventus arriva così al direttore del Dipartimento, il prefetto Michele Di Bari e al suo staff guidato dal viceprefetto Antonella Di Nacci. È lei che parla con il legale del club. I magistrati non muovono rilievi al Viminale né a De Micheli, ma la vicenda è bastata a definire le false dichiarazioni rese. Un passaggio chiave per i magistrati è l’affermazione dell’avvocato Turco che riconosce all’ateneo “l’efficienza con cui lavorate, che è rarissima”.
L’esame poi prende la piega che tutti ricordiamo, Luca Bianchin sulla Gazzetta dello sport stamattina lo definisce metaforicamente un assist a porta aperta, un gentile omaggio. In effetti le porte reali restarono chiuse al pubblico utilizzando le misure anti-covid come pretesto. E poi: le domande con le risposte pronte a Suárez (che voleva farlo via skype dalla Spagna), lui che coniuga i verbi all’infinito – un italiano para amigos viene definito – ma che deve passare perché c’è in ballo un contratto da 10 milioni, la promessa all’Università di diventare il riferimento per le squadre di calcio. La quota di iscrizione pagata a nome di Suárez fu di 1.748 euro.
Giuseppe Salvaggiulo su la Stampa scrive che “la Procura ritiene «radicalmente cambiato» in peggio il quadro sulla Juventus. Vuole capire se l’apparente «unilaterale asservimento» dell’università nasconda una corruzione: i «seri indizi» necessitano «approfondimenti investigativi». Ipotesi che però non convince il gip”. Giuliano Foschini e Fabio Tonacci su Repubblica scrivono che “l’affaire Suarez era diventato una questione di Stato” e che “l’esame farsa travolge il vertice manageriale della Juventus”.
Nel suo editoriale in prima pagina sul Fatto quotidiano – dove il ministro De Micheli appare in maglia bianconera sotto il titolo Rimpastate questi – Marco Travaglio scrive che si tratta di “una storia di ordinario privilegio, una volta si diceva arroganza del potere. L’ennesimo capitolo della saga infinita del Marchese del Grillo, personaggio romanzato da scrittori e sceneggiatori, eppure molto più realistico di qualunque figura realmente esistita, nell’Italia della scorciatoia, del chi conosciamo?, del lei non sa chi sono io, anzi dell’io so’ io e voi nun siete un cazzo”. Travaglio scrive che 15 anni dopo Calciopoli, “Andrea Agnelli, che dell’Avvocato ha solo il cognome, rivendica i due trofei sporchi. Poi, quando vince 3-0 a tavolino contro il Napoli assente perché bloccato dall’Asl, dichiara che “la Juventus rispetta sempre le regole“. Come no. Era dall’ultimo film di Totò che non si rideva tanto”.
Dinanzi a questa svolta che spiazza le posizioni assunte in precedenza dal club, la strategia mediatica della Juventus inizia a compiere le prime evoluzioni. Luca Bianchin e Valerio Piccioni sulla Gazzetta dello sport scrivono che “in mezzo alle parole ufficiali, la Juve sembra sottolineare un punto: non viene contestato l’«attivismo» della società (l’altro dirigente che prese contatti con l’Università, Federico Cherubini, è stato interrogato come persona informata ma non risulta indagato), ma solo alcuni passaggi della ricostruzione”. Quindi la Juventus è passata dalla dichiarazione di totale estraneità all’indagine ad accettare che sia esistito un attivismo. “Dunque Paratici, come Chiappero – scrive la Gazzetta – non è dentro le ipotesi di reato principali, la rivelazione del segreto d’ufficio e il falso ideologico”.
«Non ci volevano mica gli scienziati per capire quello che era successo. La Juventus cerca difese? Ma perché non ammettono la colpa? Pensano che i giudici siano degli scemi, che tutti gli italiani siano degli scemi. Erano in difficoltà, ma ci prendono per fessi. Inasprirei le pene: è stata una furbata, meritano una stangata se non ammettono. La Juve detiene il potere, gli Agnelli sono importanti, la Juventus è difficile che non vinca nel calcio, si sono sentiti onnipotenti, e di farla franca».
Aldo Agroppi intervistato da Radio Punto Nuovo
Luca Fazzo, firma delle inchieste su Tangentopoli negli anni ’90, scrive stamattina su il Giornale che “la catastrofe piomba sulla Juventus nel pieno del campionato più anomalo e incerto degli ultimi anni: ed è una catastrofe che costringe il club degli Elkann a fare i conti con un capitolo della sua storia recente da cui forse sperava di uscire incolume. Ad affossare la Juve manca ancora un tassello. Paratici per ora è accusato «solo» di falsa testimonianza. Ma nessun altro incarna al suo posto la veste del corruttore, della figura per ora senza volto che avrebbe offerto al rettore Giuliana Grego e ai suoi una serie di contropartite assai concrete in cambio dell’aiuto a Suarez. E perché mai Paratici avrebbe dovuto raccontare frottole ai magistrati, se non per coprire le responsabilità bianconere (nella persona di lui stesso, o di qualcuno ancora più su) nello sporco affare Suarez? Di certo, è che l’avanzare dell’indagine sembra fare piazza pulita della linea difensiva su cui finora la società si era attestata: quando Suarez ha fatto l’esame, dicevano da Torino, era già uscito dal nostro campo visivo, non ci interessava più perché era chiaro che non avrebbe ottenuto la cittadinanza italiana in tempo per acquistarlo. Ma l’indagine di Perugia si è focalizzata su quanto accadde prima, quando l’attaccante sudamericano era in cima alla wish list della Juventus. È in quel momento che ne accadono di tutti i colori. La tempesta è solo agli inizi”.
Le carte dell’inchiesta sono state trasmesse alla Procura federale. La sanzione più probabile è una multa.