Il giorno prima della guerra

  Il giorno prima della guerra, il 9 giugno del 40, il Giro d’Italia arriva a Milano da Verona per l’ultima delle sue venti tappe. La vince Adolfo Leoni, che tre anni prima è stato campione del mondo fra i dilettanti. Ha già vinto cinque tappe al Giro (tre sempre nel 40), a fine carriera saranno 17 più una al Tour e una Sanremo. Ha 23 anni e batte in volata Gino Bartali che ne ha tre di più. Quarto Spadolini. Non lui. Un altro. Il più bambino di tutti, 20 anni, è quello con la maglia rosa e si chiama Fausto Coppi.
Quella domenica vince il suo primo Giro d’Italia e sa bene, come tutti gli italiani, che cosa lo aspetta al lunedì.  

 

  Il suo nome, ignoto alla vigilia, ha risuonato a lungo attorno ai gremitissimi spalti dell’Arena. … Questo Giro d’Italia – che ha vissuto le sue ventiquattro giornate in un clima di serena, ardente, appassionata attesa di ben altri eventi, e che ha vista schierata ai lati della lunga via tanta giovinezza in armi o pronta a impugnare le armi ma intanto, sicura dei suoi destini e della sua volontà, lieta di seguire ancora una volta la vicenda del cimento atletico che mette alla prova la vigoria della razza – è stato vinto da un giovanissimo. 
Ha poco più di vent’anni, Fausto Coppi, soldato di fanteria, soldato come tanti suoi compagni di gara, per i quali il Giro è stata una licenza, una breve pausa agonistica prima di tornare a indossare il grigioverde. … Domani, tolta la maglia da corsa, si confonderà facilmente tra quel milione, o due o tre, di giovanotti della sua età che abbiano visto lungo le vie d’Italia ad aspettare i corridori … Coppi sarà più grande, nell’avvenire, se il suo carattere di atleta e di uomo troverà una caratteristica decisa. Quando il pubblico avrà trovato un aggettivo per Coppi, o meglio, un soprannome, allora il ragazzo di Tortona sarà qualcuno, nel mare della folla che ama l’impresa sportiva, sì, ma che ama soprattutto il personaggio della favola. … Perfetta anche quest’anno l’organizzazione della classica prova da parte dei camerati della Gazzetta dello sport.
di orio vergani, Corriere della sera, 10 giugno 1940

 

La stampa italiana sta tutta aspettando la dichiarazione di guerra di Mussolini, attesa già per metà maggio, poi per inizio giugno. Solo l’Osservatore Romano si distingue per prudenza e scarso entusiasmo verso il benessere economico che la guerra contro Francia e Inghilterra promette di distribuire all’industria italiana.
Non c’è molto entusiasmo di certo intorno al ragazzino Coppi, e neppure tanta certezza che sia un fenomeno. Ha il torto di aver portato via a Bartali il terzo Giro. Stampa Sera scrive: “In lui la classe esiste e non ha carattere transitorio o limitato. Con questo non si vuol dire ancora che il tortonese sia senz’altro un nuovo Bartali, o, addirittura, un Binda o un Guerra. Di altre doti bisogna dar prova per elevarsi a questi livelli”. 
La Gazzetta dello sport celebra in prima pagina il successo del “coscritto Fausto Coppi”. Bruno Roghi scrive che “il Giro ha adempiuto con onore al suo compito di propaganda. La Patria, in questa vigilia insonne, ha nella serenità il titolo e la testimonianza della sua certezza morale”.

 

  Il giorno prima della guerra, con un turno d’anticipo sulla fine, l’Atalanta pareggia in casa del Fanfulla ed è promossa in Serie A. Il Livorno quasi. Le semifinali di Coppa Italia finiscono 3-0 per la Fiorentina sulla Juventus e 2-0 per il Genova sul Bari. Nel Bari gioca Tommaso Maestrelli, che finirà al fronte in Jugoslavia e poi si unirà ai partigiani.
All’Arena, in attesa che arrivi il Giro, nel meeting di atletica Lanzi corre i 400 in 47”8, Rolla getta il peso a 12,70, Tanghetti salta 1,91 nell’alto e Bettaglio 14,07 nel triplo. Velleda Cesari vince a Trieste il campionato di fioretto. Riunioni di ippica si tengono in tutta Italia: a Mirafiori si impone la galoppatrice Michela, Rio dell’Oro vince il Premio Lombardia a San Siro. A Bologna vince un cavallo che si chiama Demonio, a Trieste uno al nome Doppio Impero. 
Alle sei del pomeriggio del 10 giugno, Benito Mussolini manda il messaggio alla nazione sull’ora irrevocabile. Coppi e Bartali salteranno 5 Giri d’Italia e 7 Tour de France. Coppi sarà prigioniero in Africa, Bartali membro della Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei. “Il Duce – scrive la Gazzetta – ha assegnato la meta al popolo. Guerra e vittoria, ecco le parole che vergini e intatte erompono dal nostro cuore. Il nostro giornale ha la sua voce nella voce innumerevole del popolo in armi. Lo sport è un’arma perché le armi prepara e affila nelle palestre e negli stadi. Gli sportivi-soldati hanno la nozione dei traguardi che si debbono raggiungere. La vittoria è per essi un’idea quotidiana e familiare. Vanno verso la Vittoria come si va verso la Madre”.

 


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