i contagi
Chi sta combattendo contro il virus
La testimonianza di Gabbiadini ➣ Manolo, quando ha avuto i primi sintomi?
«Ho sentito un po’ di febbre la sera di martedì 10, ma non ho pensato al virus. Quella notte ho dormito male, mi sono svegliato spesso e al mattino mi girava la testa ma non ero caldo.
Ho misurato la febbre solo per scrupolo e avevo 37,5. Ho chiamato il dottor Baldari della Samp, ma anche in questo caso non ho pensato al virus. Martina, mia moglie, mi ha però suggerito di chiedere il tampone: a casa abbiamo due bimbi piccoli. Il dottore è venuto a farlo e ci siamo dati appuntamento al giorno dopo. Giovedì stavo benissimo, era passata la febbre.
Alle 15 mi ha chiamato il dottore per dirmi che ero positivo».
➣ Nei giorni precedenti aveva pensato al rischio di contagio? «Credo che tutti avessimo un po’ sottovalutato il problema. Era difficile prevedere un’epidemia così grave. È vero che noi siamo sempre in pullman, in hotel, a contatto con persone che non conosciamo. Ma a queste cose pensi solo dopo e comunque io non posso sapere come mi sono contagiato».
➣ Lei è nato vicino a Bergamo. In provincia, a Bolgari, vivono i suoi genitori e altri parenti e amici. È preoccupato per loro? «Sono preoccupato per loro e per tutti i bergamaschi. Lì davvero non esce nessuno: aprono le finestre e sentono solo ambulanze. I miei genitori stanno bene, sono chiusi in casa, non si muovono. Parlo con loro tutti i giorni, cerchiamo di non perdere mai la serenità. Li ho visti quasi un mese fa l’ultima volta. Ma penso ogni giorno ai medici e a tutte le persone che lavorano in ospedale. È una situazione molto pesante e pericolosa». | Intervista di G.B. Olivero, la Gazzetta dello sport
Solidarietà Il Centro medico dell’Autodromo del Mugello ha offerto alla Regione Toscana le proprie attrezzature per la rianimazione: due ventilatori polmonari, due monitor per terapia intensiva, quattro monitor defibrillatori, un ecografo digitale e materiali per la rianimazione. Sono stati destinati all’ospedale del Mugello a Borgo San Lorenzo (Firenze). I defibrillatori al a Careggi di Firenze.
USA Sean Payton, allenatore dei New Orleans Saints, è il primo positivo al Covid-19 nella NFL. Payton si sentiva solo affaticato ed e a casa in quarantena.
Atalanta-Valencia la partita zero. Parte seconda Oggi la Repubblica rilancia la tesi che l’immunologo Francesco Le Foche ha illustrato il 19 marzo al Corriere dello sport-Stadio: la partita Atalanta-Valencia come detonatore del contagio e dell’anomalia Bergamo. Massimo Galli, responsabile del reparto malattie infettive al Sacco di Milano, dice «Certamente quella partita può essere stata un importante veicolo di contagio. Penso che l’epidemia sia partita prima, nelle campagne, durante le fiere agricole e nei bar di paese. Ma il fatto di concentrare decine di migliaia di persone della stessa zona nello stesso luogo può essere stato un importante fattore di diffusione».
Raccontano Paolo Berizzi e Paolo Griseri: “È un fatto che pochi giorni prima accada qualcosa. In un cimitero spagnolo e in una trattoria di Zogno, sulla sponda del Brembo. Il 13 febbraio, nella regione Valenciana muore un uomo, che soltanto il 3 marzo, quando ne verrà riesumato il cadavere, risulterà positivo al coronavirus. È il primo decesso accertato per Covid-19 in Spagna. Lo conferma il 3 marzo Ana Barcelo, responsabile della sanità della regione di Valencia: «Una persona morta il 13 febbraio nella nostra regione è risultata positiva al coronavirus». Il 13 febbraio, sei giorni prima della partita di San Siro, l’epidemia aveva dunque già colpito nel sud della Spagna. Quell’uomo era un caso isolato? O tra i 2.500 fan che arriveranno a Milano la settimana successiva c’è qualcuno già infetto?
Il 14 febbraio, nella trattoria-pizzeria “Da Cecca” di Zogno si festeggia San Valentino. Il menù è eccellente come testimoniano i commenti dei clienti: «Uella, che atmosfera da sogno». «Presente, tutto ottimo e grazie allo staff». Ma non è una serata da sogno. Il 23 febbraio, e sono ancora i post a confermarlo, i clienti di quella sera vengono contattati dall’Asl perché uno degli avventori è risultato positivo al coronavirus. 13 e 14 febbraio: il virus gira nella regione valenciana e a Zogno, venti chilometri da Alzano e Nembro, due degli epicentri del contagio. Mancano sei e cinque giorni a San Siro. Si dirà: un indizio. E a posteriori. È però un fatto che il giorno dell’andata degli ottavi l’esodo dei bergamaschi che raggiungono il Meazza coinvolge più di 45 mila tifosi (record di sempre per l’Atalanta). Arrivano da ogni dove: da Bergamo, dalla pianura, dalle valli. Ci sono tra loro anche quelli che abitano nei 38 comuni della val Seriana, uno dei focolai del contagio. Sono 540 persone secondo quanto Repubblica ha ricostruito in base ai dati forniti dal tifo organizzato”.
Il giornalista spagnolo Kike Mateu che era allo stadio risultò positivo al Covid-19 pochi giorni dopo. Repubblica lo ha intervistato e lui si dice certo di aver contratto il virus in metro a Milano: «Atalanta-Valencia non si doveva giocare: un rischio inutile. E così il ritorno, visto che Siviglia-Roma era stata rinviata. E non si sarebbero dovute fare le Fallas di Valencia, le feste con decine di migliaia di persone in strada e tantissimi turisti. E la manifestazione per la festa della donna, l’8 marzo. L’Uefa ha pensato al business, le autorità non hanno pensato proprio. Non è stata rispettata la salute delle persone. Io non vedo l’ora di tornare dalla mia famiglia». Si trova in ospedale da 23 giorni.
i calendari
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L’ansia sull’incertezza per la ripresa e i tagli agli stipendi Nonostante l’indicazione dell’Assocalciatori di non riprendere gli allenamenti prima del 4 aprile, il Napoli ha fatto sapere che il ritorno al lavoro è fissato già per il 25 marzo, perfino con un giorno d’anticipo rispetto al programma della Lazio di Lotito. «Allenarsi ora non ha senso ed è pericoloso. Chi pensa di avvantaggiarsi con certi comportamenti non so cosa abbia in mente», ribadisce Damiano Tommasi dell’Assocalciatori. Ieri assemblea dei presidenti. Per Alessandra Gozzini su la Gazzetta dello sport “ è stata la più cupa di sempre. La discussione sulle proposte da rimandare al governo ha completamente sostituito la discussione sulle eventuali date di ripartenza”. Monica Colombo su Corriere della sera scrive che “l’incertezza sui tempi della ripresa agonistica scatena l’ansia. In via Rosellini temono che la stagione possa essere già finita. Il pessimismo dilaga. Nel corso della conference call molte società hanno avanzato la proposta di sospendere gli stipendi del mese di marzo, un primo provvedimento per fronteggiare la crisi. Lotito voleva andare anche oltre, ma è rimasto isolato. Visto che non ci sono certezze sulla ripartenza e non ce ne saranno a breve, la serie A lavora su come limitare il rosso di bilancio”.
La quarantena Juventus Non si sa quando rientreranno, anche perché non c’è certezza sulla data per riprendere gli allenamenti alla Continassa, ma i quattro bianconeri lontani dall’Italia e dalla Juventus (Ronaldo, Higuain, Pjanic e Khedira) sanno già che cosa li aspetta subito dopo il loro sbarco: una quarantena di due settimane. Lo prevede il decreto del governo per contrastare il coronavirus, chi rientra dall’estero deve fermarsi 14 giorni obbligatoriamente, e questo può complicare ulteriormente i già complicati piani di Maurizio Sarri. | Gianluca Oddenino, la Stampa
Le priorità del dottor Testi
➣ Il rischio che Higuain sia un “falso negativo”, e quindi possa contagiare qualcuno in Argentina, è completamente da escludere? «Non ci sono rischi, questo è sicuro. Io penso sia più probabile che Higuain prenda il virus in aeroporto».
➣ Chi rientra in Italia, nel suo caso a Torino, da Argentina, Lussemburgo o Germania dovrà restare 15 giorni in isolamento? «In realtà non sappiamo che situazione ci sarà quando loro torneranno. E sinceramente, nel quadro delle problematiche italiane, non è certo uno dei temi più importanti». | Roberto Testi, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Asl Torino a Luca Bianchin, la Gazzetta dello sport
Le libertà di CR7 e l’anarchia Il Corriere dello sport-Stadio sintetizza che “le dinamiche interne del club risentono della libertà concessa al campione. Così si spiega la scelta dei compagni di andarsene senza chiedere il permesso. Ronaldo ha aperto la strada con la sua decisione di restare in Portogallo. E non è la prima volta”. Nell’articolo Nicola Balice scrive: “Fuoriclasse assoluto in campo, azienda all’interno di un’azienda, che alla fine della fiera quando decide qualcosa può andare oltre ogni concetto di dinamica interna. Si era intuito anche in passato, in condizioni differenti: nessun provvedimento e nessun problema per quella reazione nervosa alla sostituzione ricevuta contro il Milan, non potevano quindi essercene successivamente nemmeno per i vaffa e dintorni che strada facendo lo stesso Maurizio Sarri ha dovuto incassare ora cambiando Higuain ora Paulo Dybala. Si osserva a maggior ragione oggi: con Ronaldo che decide di restare in Portogallo anche altri hanno di conseguenza potuto informare di voler lasciare Torino in questi giorni senza dover chiedere sostanzialmente permesso. Che forse sarebbe arrivato o forse no, a seconda di cosa sarebbe stato ritenuto più opportuno e sicuro, caso per caso, motivo familiare per motivo familiare”.
Per Fabio Cannavaro si tratta di una situazione sgradevole. “Non mi piace che si pensi a quando ripartire col campionato. In Cina la quarantena è stata dura. Il governo ha vietato di uscire di casa. Chi pensa di fare superman rischia di finire intubato”.
Per Gazidis del Milan “il calcio tornerà al momento giusto, ma non prima che questa emergenza mondiale sia risolta”.
Le domande innocenti della figlia di Veretout ➣ Ti fanno domande sul virus? « Uno è troppo piccolo, ma la più grande sì. Ha cinque anni. Le abbiamo spiegato perché dobbiamo rimanere in casa, perché sono a casa con loro tutto il giorno. L’ultima volta, prima di uscire in giardino, mi ha chiesto: “Papà, c’è la bestia fuori?”. Ho risposto: “Sì, ma non puoi vederla, è una piccola bestia nell’aria. Cerchiamo di spiegarglielo senza spaventarla troppo”. | Intervista di Hugo Delom, l’Équipe
| una riflessione Per i play-off il calcio italiano non è pronto Il calcio continua ad accarezzare, chi convintamente e chi meno, l’ipotesi playoff scudetto (giusto precisarlo, dalla B in giù si giocano da anni) senza avere ben chiaro il concetto “puro” del termine.
Un concetto che, almeno a livello delle Leghe americane, ovvero il naturale punto di riferimento in materia, non prevede il pareggio al termine di una partita. Se di playoff la serie A, e magari dovrebbe pensarci la Uefa per uniformità di campionati, vuol ragionare deve farlo innanzitutto fuori dall’emergenza di questo periodo, che giocoforza costringerebbe a prevedere soluzioni valide al massimo per questo giro di giostra. In seconda battuta può farlo solo se adotta una scelta netta tra il concetto puro, ovvero che al termine di ogni gara c’è uno che vince e l’altro che perde e quindi gara1 deve per forza dire “Tizio 1 – Caio 0”, e una cosa diversa che potrebbe essere il gol in trasferta che vale di più oppure la gara secca. Il tema: “ma allora la stagione regolare non varrebbe più niente” è agilmente eludibile mostrando i dati (economici, perché si parla sempre di grano) di NBA e NFL prima dei playoff. Proprio la NFL potrebbe essere il termine di paragone più vicino, ovvero gara secca sul campo della meglio piazzata. Impossibile immaginare serie lunghe come per la NBA, a maggior ragione con il pareggio ancora possibile. Certo, così facendo potrebbe vincere anche qualcuno che non era favorito. È soprattutto questo che non sembra ancora così digeribile. | Fabio Tavelli, il Foglio sportivo
La Liga Anche in Spagna l’ipotesi di un taglio agli ingaggi prende forma con decisione. Ci pensa di sicuro il Barcellona, secondo quanto scrivono già da ieri i media spagnoli.
Al Real Madrid tiene ancora banco il caso di Luka Jovic, criticato al suo rientro in Serbia per non essere rimasto in isolamento, come Ninkovic dell’Ascoli. Aleksandar Vucic, il presidente della Serbia li ha avvertiti: “Se uno dei due esce di casa, sarà arrestato. Penso che i due si rammarichino per quello che hanno fatto, ma chiarirò loro che le vite della nostra gente sono molto più importanti dei loro milioni”. Contro gli sportivi che violano le norme, si sono espressi anche la premier serba Ana Brnabic e il ministro dell’interno Nebojsa Stefanovic.
La Ligue1 Tutti i dipendenti dell’Olympique Marsiglia, e dunque gli stessi calciatori, si sono visti decurtare lo stipendio netto del 16%, secondo la normativa francese sul part-time. Una riunione tra i presidenti ieri ha preso in considerazione sia l’ipotesi di una stagione in bianco sia di terminare le partite il 31 agosto. Ne scrive l’Équipe.
La Premier League C’è una nuova positività in Premier e riguarda il West Bromwich, si tratta di Charlie Austin. Gli è salita la temperatura a 39.7 gradi e ha capito, come racconta a Telegraph.
Bundesliga Secondo il virologo Jonas Schmidt-Chanasit, del Bernhard Nocht Institute Tropical Medicine di Amburgo, il calcio in Germania non è nelle condizioni di riprendere la stagione. Lo ha detto all’emittente tedesca NDR.
Pallavolo Entro il 3 aprile il movimento italiano femminile deciderà se è il caso di riprendere e proseguire.