Il cielo riservato agli emigranti è bianco
Paolo Conte
lo sport e il Covid-19
Come vivono la pandemia gli italiani all’estero
Fratelli d’Italia, l’Italia chiamò. Twittano, postano, tendono mani, offrono abbracci, partecipano a campagne di solidarietà, chiedono rispetto delle regole e responsabilità: sono i nostri ragazzi e le nostre ragazze che fanno sport all’estero. Sono così lontani, sono così vicini. | Furio Zara, Corriere dello Sport-Stadio
Datome e Zandalasini a Istanbul
In campo I campionati in Turchia vanno avanti, sia quello di calcio sia quelli di basket. Il Fenerbahçe di Gigi Datome ha giocato e vinto domenica contro il Tofas Bursa (84-75), “in una partita giocata a porte chiuse – ha scritto l’Adige – in cui erano proibiti gli high-five e le strette di mano; al termine del match coach Obradovic non è riuscito a dire nulla se non «è veramente difficile parlare di basket in questo periodo». Insomma una partita senza senso, prima della quale James Nunnally, ex Avellino e Milano, ha distribuito disinfettante per le mani ai suoi compagni; Gigi, come Nunnally, non ha giocato ma solo per la rotazione degli atleti non turchi a cui il Fenerbahce è costretto in campionato. Ora attende di sapere quello che succederà e si deve dividere tra i giusti appelli fatti agli italiani attraverso i social e gli obblighi di partite e allenamenti a cui deve sottostare in Turchia”.
I messaggi di Datome Parlando in turco in un video diffuso dai canali social del club ha detto ai tifosi: “Tutto quello che puoi fare per prevenire la diffusione del virus è rimanere a casa. Lavati le mani ed evita i luoghi affollati. La Turchia non vuole cadere nella stessa situazione dell’Italia”. Ha rilanciato poi su Twitter un messaggio del club: “In questi giorni in cui abbiamo a che fare con il virus COVID-19, prenditi cura della pulizia personale e proteggi la nostra distanza sociale. Sosteniamoci a vicenda nella lotta contro la minaccia del virus, non lasciando la nostra casa, tranne in situazioni obbligatorie”.
Cecilia Anche Zandalasini gioca nel Fenerbahçe e domenica ha giocato 27 minuti nella partita persa con il Galatasaray, segnando 11 punti. “Una bella prestazione all’interno di una stagione – ancora l’Adige – che l’azzurra sta giocando ad altissimo livello. … Anche tra le ragazze c’è molta insofferenza: Isil Alben, capitano della nazionale turca e simbolo del basket femminile da quelle parti, si è esposta pubblicamente e lo ha fatto in un paese in cui chi è abituato a rappresentare la propria nazione tendenzialmente evita di prendere posizioni che non siano filo-governative. «Un numero, una vittoria, una sconfitta non è più importante della salute» ha scritto in un accorato appello su Twitter”.
Con molta prudenza è intervenuta anche Gizem Karadayi, libero della nazionale di pallavolo. Il Magazine online iVolley riporta il suo messaggio Instagram: “Non voglio mancare di rispetto a nessuno, ma non è un po’ spaventoso che tutte le Leghe del mondo siano state cancellate e che nel nostro Paese si continui a giocare? Non è possibile non essere nervosi quando si va agli allenamenti ogni giorno. Vogliamo che la nostra salute sia davanti a tutto, sperando che non sia troppo tardi, vogliamo porre questo problema e ridurre il rischio che stiamo correndo. Le nostre famiglie e la salute vengono prima di tutto. Speriamo di fare un passo avanti prima che le cose sfuggano al controllo”.
La situazione in Turchia I numeri ufficiali diffusi dal governo parlano di soli due casi. Sfruttando le buone relazioni con il presidente dell’UEFA Ceferin, nei giorni scorsi Erdogan aveva candidato il suo Paese a subentrare all’Italia come sede di 4 partite dell’Europeo di calcio itinerante. La Turchia si prepara comunque a varare questa settimana una serie di “misure” per contrastare gli “effetti economici a livello nazionale” del coronavirus, secondo quanto annunciato dal suo ministro delle Finanze Berat Albayrak.
Il Foglio ieri ha scritto che in Germania ci sono 12,9 infermieri ogni mille persone, la Francia è a 10,8 e all’ultimo posto in Europa viene la Turchia con 2,1.
Sergio Scariolo a Toronto
La sua quarantena in famiglia «La situazione è sotto controllo. Posso fare quattro passi, mi tengo lontano da altre persone. Il livello di contagio in Canada è bassissimo, la zona non è a rischio. Qui sono stati molto attenti e si sono mossi con estremo tempismo. Inoltre è un popolo molto disciplinato e organizzato. La moglie del premier è positiva, ma non si avverte ansia».
➣ Moglie e figli in Canada? «Sì, mio figlio Alessandro ci ha appena raggiunti, chiusa la prima stagione a Manhattan College per l’eliminazione nella Maac Conference. Eravamo preoccupati, la zona di New York è tra le più colpite dal contagio. Sono contento per lui, ha avuto un rendimento proficuo a scuola e in campo. Siamo in contatto poi con gli amici in Spagna e in Italia e non resta che aspettare, nessuno sa bene cosa possa succedere».
➣ La Nba ha preso subito una decisione drastica. «Il Dna della lega è questo e c’è il vantaggio che a decidere sia uno solo. C’è fiducia in Adam Silver, il commissioner. Qui hanno capito la portata del problema in tempi rapidi e deciso senza tergiversare tra sospensioni o partite a porte chiuse. Si ferma la stagione per un compasso di tempo congruo, un mese, si studia l’evoluzione del contagio. E questo in ogni franchigia: nei due giorni successivi al caso Jazz, abbiamo avuto due teleconferenze: tutto il personale della società, dal presidente al magazziniere. Il problema è stato affrontato e si sono illustrati comportamenti sul piano sportivo, sanitario, complessivo».
➣ La Nba vuole finire la stagione, a costo di giocare fino ad agosto. Olimpiadi a rischio per i suoi spagnoli d’America. «L’idea è di non cancellare la stagione, fino all’ultimo giorno utile per decidere. Di conseguenza le date tendono ogni giorno che passa a sovrapporsi e, a pelle, fatico a pensare a una partecipazione totale. Se poi guardo gli altri sport ho parecchi dubbi su Tokyo 2020. D’altro canto comprendo che fino a che esiste una possibilità di disputare i Giochi, il Cio non intenda cancellare o rinviare l’evento. Sarebbe una botta per il mondo intero».
➣ Lei ha i suoi cari in Italia? «Mamma, sorella, parenti e amici nel bresciano. E siamo molto preoccupati. Li sentiamo ogni giorno e dai racconti non siamo affatto sereni. Mamma poi ha 90 anni, da 18 giorni è in casa e ci consola dicendo che intanto non si perde nulla. Si fa portare la spesa da mia sorella, ma non apre la porta, se la fa lasciare sul pianerottolo. A vedere le immagini di strade vuote, ascoltare i racconti, mi prende una grande tristezza».
➣ Non potete allenarvi. «Ci sono due tipologie di squadre ora nella Nba: quelle che si possono allenare, per quanto in palestra non debba esserci più di un giocatore e un allenatore per ogni canestro. Poi ci siamo noi in quarantena».
➣ Quali obiettivi le restano? «Quando si è più giovani si inseguono le vittorie come chiodi fissi, con il passare degli anni ti rendi conto che ciò che più ti interessa, non è il traguardo, ma il percorso, il lavoro e il modo, il piacere di ogni allenamento. Non i tre giorni del successo, insomma, bensì i trecento che lo precedono». | Intervista di Piero Guerrini, Tuttosport, ieri
La situazione in Canada Il premier Trudeau ha annunciato che da domani saranno chiuse le frontiere a chi non è cittadino canadese o non ha una residenza permanente in Canada. “Sono misure eccezionali per circostanze eccezionali”. Eccezioni per equipaggi aerei, diplomatici, cittadini statunitensi. Un gruppo di scienziati del Sunnybrook Hospital, della McMaster University e dell’Università di Toronto nei giorni scorsi ha utilizzato i campioni prelevati da due pazienti infetti e ha isolato il virus replicandolo: il primo passo verso un vaccino.
I giocatori in NBA
Melli a New Orleans. Nicolò Melli, gioca nei Pelicans di New Orleans e denuncia «la scarsa percezione del pericolo contagio negli Usa. A New Orleans, in questo momento, c’è il traffico dell’ora di punta». | Massimiliano Castellani, Avvenire
Gallinari a Oklahoma ➣ Com’è la sua giornata? «Colazione, pranzo e cena a orari regolari, ma negli intervalli faccio un po’ di allenamenti improvvisati. Per fortuna ho la mia fidanzata, Eleonora, così leggiamo, guardiamo la tele, passiamo il tempo».
➣ E il resto della sua famiglia? «Mio padre è andato a Denver, dove ha un ristorante. Mio fratello, Federico, gioca in Michigan a livello universitario. Anche lì hanno sospeso tutto, per cui Fede è andato ad aiutare mio padre. Mia madre è in Italia. Stanno tutti bene».
➣ Danilo, lei ha paura. «Io chiaramente sì, soprattutto per la mia famiglia. … Ho paura per i miei nonni, per la mia famiglia, per tutti … Li ho sentiti, vivono a Lodi e stanno bene, chiaramente in quarantena. Ma non è per tutti così. Purtroppo è morta la nonna del mio amico, Filippo Curti. Era una persona sana, viveva da sola, prendeva l’aereo e andava da Filippo in Belgio. È risultata positiva al test, non ce l’ha fatta. Tra l’altro, a causa della situazione, i famigliari non sono potuti andare a trovarla». | Intervista di Massimo Basile, la Repubblica
Marco Belinelli a San Antonio «Primo: state a casa. Uscite solo se necessario, seguite le regole, mantenete le distanze. Bloccare il contagio dipende solo da noi». Marco Belinelli delle norme anti coronavirus che ha contribuito a diffondere nella campagna social #distantimauniti ne ha da settimane fatto una filosofia di vita, anche se è a San Antonio, Texas, e non nella sua San Giovanni in Persiceto, vicino Bologna, con cui è in costante contatto. «Io e Martina, la mia fidanzata, è già da quando si è saputo del primo caso in Italia che stiamo in casa e cerchiamo di rimanerci il più possibile. Evitiamo luoghi affollati, ci facciamo mandare la spesa a casa, non andiamo dal parrucchiere o a fare la manicure e non facciamo venire la donna delle pulizie in casa. Questa è un’emergenza seria, da cui si esce rispettando le regole: stare in casa. Con un pensiero per i medici e gli infermieri che stanno combattendo questa battaglia». | Davide Chinellato, la Gazzetta dello sport
Carlo Ancelotti a Liverpool «Le raccomandazioni di queste ultime ore sono state molto stringate: chi ha dei sintomi deve restare a casa, gli altri possono uscire. E perciò la vita ha ripreso a scorrere quasi normalmente qui a Liverpool e nel resto dell’Inghilterra. Ho ascoltato una motivazione di questo tipo: perché il virus al massimo può contagiare una o due persone. Anche le scuole sono rimaste aperte perché, hanno spiegato, i bambini non vengono attaccati dal virus, senza considerare che in caso di positività, tornando a casa, possono trasmetterlo agli altri famigliari» è il resoconto pieno di stupore e forse anche di smarrimento. | Franco Ordine, il Giornale
Beppe Sannino a Budapest Allena la mitica Honved e ha fatto in tempo ad andare in panchina sabato, dopo aver vissuto quattordici giorni di quarantena. «All’inizio mi ero pure innervosito, perché non ne capivo l’importanza. Sono rientrato dall’Italia il 26 febbraio: qui mi hanno misurato la febbre ed era tutto a posto. Ma il club, sapendo che venivo dall’Italia, ha preferito tenermi in completo isolamento. Col senno di poi è stata una scelta giusta».
Sannino, figlio di un operaio della Fiat, ha un’intensa storia da emigrante al Nord alle spalle e in passato ha lavorato anche in ospedale. A 62 anni si è trovato di fronte a un nuovo tipo di disagio: «Mi sono sentito trattato come un untore, questo sì: se parli italiano all’estero in questi giorni è capitato a molti. Ma non do la colpa a nessuno. Probabilmente siamo quelli che stiamo lavorando meglio, perché diamo visibilità e trasparenza alla nostra lotta al virus, questo però ha fatto in modo che quasi tutti all’estero pensassero che si trattasse di un problema solo italiano. … La verità è che un’emergenza così non l’ha mai fronteggiata nessuno prima d’ora». | Paolo Tomaselli, Corriere della sera
Alessandro Florenzi a Valencia Il Valencia ha scoperto un importante focolaio di coronavirus all’interno del club. La società di Peter Lim ha annunciato ieri che i controlli effettuati sugli impiegati hanno portato alla positività del 35% degli esaminati. Non si tratta solo dei calciatori, ma anche dello staff che normalmente accompagna la squadra, tra tecnici, dirigenti e personale vario. … I calciatori si erano fatti i tamponi privatamente, per conto loro. E vista la positività l’intera rosa è stata sottoposta all’esame, che ha dato risultati sorprendenti e preoccupanti. … Si mette in relazione il focolaio col viaggio a Milano della squadra, che il 19 febbraio scorso ha perso 4-1 a San Siro contro l’Atalanta Il club nel comunicato menziona «le partite»: dopo Milano il Valencia è andato a San Sebastian, ha giocato in casa col Betis, ha viaggiato a Vitoria, città con un gran numero di contagi, e poi ha sfidato ancora l’Atalanta. Va ricordato che il primo morto per coronavirus in Spagna è stato registrato a Valencia (attraverso una necropsia su un cadavere riesumato apposta per essere controllato) addirittura il 13 febbraio. | Filippo Maria Ricci, la Gazzetta dello sport
Il ciclista Ulissi a Lugano Il rientro a Lugano è stato commovente. «Sì, davvero. Negli ultimi giorni ad Abu Dhabi il morale era molto basso, sapevo dai media cosa stesse accadendo in Italia, con quel maledetto virus che anche qui in Svizzera sta ormai imperversando. Rivedere Arianna, Lia e soprattutto la piccola Anna, che è nata i primi di marzo, è stato uno dei momenti più belli della mia vita, una scena di una tenerezza indimenticabile».
➣ Come trascorri ora la tua giornata e cosa pensi dello stop alle gare ciclistiche? «Lo stop è stato sacrosanto, inevitabile. Servirà per fronteggiare questa terribile pandemia. Noi ciclisti durante l’annata agonistica giriamo tutto il mondo e soggiorniamo in ogni tipo di alberghi, veniamo a contatto con tanta gente lungo i percorsi e agli arrivi, così come i nostri staff e i collaboratori più stretti. Di conseguenza sarebbe troppo grande il rischio di propagare il virus. Ritengo che bisognerà eventualmente accettare anche la possibilità che la stagione ciclistica 2020, dopo i tanti rinvii di corse più o meno importanti, venga cancellata definitivamente, se ciò sarà utile per la nostra salute. Personalmente mi alleno con regolarità, qui in Svizzera per ora non esistono limitazioni di circolazione relative alle bici».
➣ Com’è la situazione del coronavirus in Svizzera? «Non siamo ancora giunti ai livelli dell’Italia, non c’è l’obbligo di restare chiusi in casa, tuttavia la paura è diffusa: i bar, i ristoranti e gli istituti scolastici sono stati chiusi e credo che presto, se la situazione continuerà a peggiorare, verranno adottati dei provvedimenti ancora più restrittivi». | Intervista di Stefano Fiori, il Tirreno