Bentornata Griner. E ora la WNBA pensa all’espansione in Canada

È stato una specie di provino, un’audizione la chiama The Athletic. Non c’era mai stata in Canada la WNBA, così è facile definire storica la partita pre-stagionale che sono andate a giocare a Toronto le Minnesota Lynx e le Chicago Sky. Il palazzetto? Pieno. Molti spettatori vestiti in arancione [no, non per un omaggio a Slalom, ma al colore del campionato] e molti sotto i 18 anni. Perfetto. L’ideale. Che cosa vuoi di più. Il pubblico di oggi e le carte di credito di domani. Toronto è una delle città più spesso menzionate dalla commissioner Cathy Engelbert, quando si fanno progetti di espansione. I posti disponibili dovrebbero essere due. Slot li chiamano quelli che parlano male. Sono in corsa Portland, Nashville, Charlotte, Denver e Austin. Ma il Canada si è giocato le sue carte nel miglior modo possibile, con la diretta tv su tre reti e 122 accrediti per la tribuna stampa. 

Espn ha un’analisi sui motivi che hanno fermato finora l’espansione del campionato femminile. La risposta è semplice: il denaro. Il problema più grande non è se le franchigie guadagnano tanto o almeno non perdono molto. La questione è se crescono in valore. La risposta per anni è stata no, ma ci sono prove che le cose stanno cambiando.

Uno dei principali argomenti di Engelbert è che la WNBA – ma gli sport femminili in generale – non hanno mai ottenuto una valutazione equa della loro capacità di penetrazione sul mercato. Una posizione assai strategica, alla vigilia di un nuovo accordo sui diritti televisivi, dopo la stagione 2025. Espn ritiene che sarà un contratto significativamente migliore dal punto di vista finanziario per la WNBA, alla vigilia della sua 27esima stagione e tuttora in una fase di crescita. I risultati del basket universitario femminile sono sensazionali. Il successo della pallacanestro NCAA influisce sull’espansione della WNBA? Se non altro, non fa male, conclude Espn

E poi è tornata Brittney Griner

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Chi l’ha vista, racconta che Brittney Griner ha passeggiato lungo il parquet per circa un’ora e mezza, prima che le Phoenix Mercury andassero in campo, prima che lei tornasse una giocatrice di pallacanestro, lasciandosi alle spalle l’arresto in Russia, l’operazione diplomatica della Casa Bianca, lo scambio di prigionieri con un trafficante d’armi. Ha abbracciato e dato il cinque alle compagne di squadra e alle avversarie. Ha fatto stretching, un po’ di tiro, tutto come sempre, come una volta. Ha ricominciato da 10 punti e tre rimbalzi contro le Los Angeles Sparks, più una schiacciata a una mano sola durante il riscaldamento, per vedere l’effetto che fa. 

Un effetto strano, come l’inno nazionale, dice adesso, «l’ho sentito suonare in un modo diverso. È come quando vai alle Olimpiadi, stai seduta là, stanno per metterti la medaglia d’oro al collo, le bandiere si alzano, l’inno suona, e sì, lo fa in modo diverso. Essere qui oggi… significa molto».  Vanessa Nygaard, l’allenatrice, ha detto che l’inno e la cerimonia della presentazione sono state emozionanti per tutte. «Ci siamo guardate e abbiamo avuto i brividi. Vederla di nuovo con noi è un miracolo assoluto». 

Nell’analisi più tecnica, a cura di The Athletic, il ritorno in campo di Griner dovrebbe offrire alle Mercury qualche speranza in più di qualificarsi per le finali. Brittney contribuì al terzo titolo nel 2014 con una media di 17,7 punti e 7,6 rimbalzi. È stata seconda nella votazione come mvp nel 2021. Adesso dice di sentirsi più arrugginita del previsto. 

Ma considerato quel che è successo negli ultimi 18 mesi – scrive dall’Inghilterra il Guardian – è stata una notte buona

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