Il socialismo produce uomini
Fidel Castro
Al World Baseball Classic mancano tre partite per assegnare il titolo, in una sorta di Mondiale per uno sport che ha smesso di organizzare quello ufficiale. Giappone e Messico giocano domani per un posto in finale, mentre già stasera tocca agli USA e a Cuba, al LoanDepot Park di Miami, la città degli esuli dall’isola di Fidel. Una partita dai forti risvolti politici.
Questo è il posto dove un milione e 200 mila persone hanno cercato un lavoro, una casa, spesso un riparo. C’è chi chiama Miami la più grande città cubana fuori Cuba, ma nessuno è certo del tipo di reazione e di accoglienza per l’arrivo della nazionale di baseball, reduce dalla prima fase giocata a Tokyo. James Wagner sul New York Times ha raccontato cosa si muove intorno a questa partita che non è solo una faccenda di sport. La presenza di Cuba a Miami, dice, “suscita emozioni complicate. Sono probabili delle proteste, ma sono previsti anche applausi”.
Sintesi di Slalom: non si sa.
Miami è stata in gran parte ricostruita negli ultimi sei decenni da esuli cubani fuggiti dal governo castrista. La regione è stata e continua a essere un epicentro dell’attivismo anti-comunista, il luogo dove in passato si concentravano i dissidenti.
È la prima volta che la nazionale cubana di baseball sbarca in città dopo la rivoluzione di Fidel del 1959. Ha stupito due volte, nel torneo. Prima perdendo contro l’Italia una partita che avrebbe dovuto vincere, poi vincendo un quarto di finale [contro l’Australia] che avrebbe potuto perdere. Lo stadio è il Depot Park, costruito nel quartiere di Miami noto come Little Havana. Appunto.
pareri | Il New York Times ha raccolto un po’ di testimonianze per sondare gli umori e provare a immaginare cosa ci aspetta. «A Miami, il simbolismo è molto potente – ha detto Andy Gomez, professore di studi cubani all’Università di Miami in pensione – per entrambe le parti».
Il rapporto tra Fidel e il baseball è sempre stato molto stretto. La nazionale cubana viene tuttora considerata uno strumento di sostegno alle attività del governo. Il New York Times adopera la parola: propaganda. È per questo che le emozioni all’interno della comunità presente nel sud della Florida sono ancora insondabili.
«Vengono per un evento sportivo, non per fare politica» ha detto in spagnolo Josuet Martinez, 46 anni, cubano e appassionato di baseball al New York Times. «Ci divertiremo con lo sport» – ha detto Martinez, con suo fratello al Westland Mall di Hialeah, una città con una grossa fetta di popolazione cubana, nella contea di Miami-Dade. Martinez si è presentato in un negozio Lids, nel centro commerciale, con il logo della squadra cucito su un cappello blu. Ha detto di aver lasciato i suoi affari e il suo paese sette mesi fa per trasferirsi negli Stati Uniti, alla ricerca di migliori opportunità economiche.
Armando López, 68 anni, altro residente nei pressi dello stadio dei Miami Marlins, ha raccontato di non avere intenzione di assistere alla partita. Quando viveva a Cuba, era tifoso della nazionale. Dopo essere partito per gli USA nel 1980, dice di aver sviluppato un pensiero più preciso sulla manipolazione delle squadre sportive da parte del governo.
«Non è che da cubano non ami una squadra cubana – ha detto sempre in spagnolo al New York Times – né che io non simpatizzi per una squadra del mio paese. Ma il problema è l’indottrinamento. Molti giocatori hanno scelto di non lasciare Cuba per trasferirsi in Major League, dove potrebbero guadagnare milioni, invece dovrebbero venire qui, per vedere quanto è diverso rispetto a casa, cosa significa per le persone vivere in libertà».
Il New York Times spiega tuttavia che “le generazioni più anziane sono fuggite per motivi ideologici, quelle più giovani per motivi economici. Le grandi proteste degli artisti cubani erano più comuni nei decenni passati”.
tutto è politica | È stato proprio il baseball a contribuire alla normalizzazione delle relazioni tra Cuba e USA. Il 22 marzo 2016, i Tampa Bay Rays hanno giocato una partita di esibizione contro la nazionale cubana all’Avana, con il presidente Barack Obama seduto accanto a Raúl Castro. Due anni dopo, la Major League americana e la Federazione di L’Havana hanno raggiunto un accordo per facilitare l’apporodo di giocatori cubani negli USA senza essere considerati dei disertori. È un accordo che l’amministrazione Trump ha successivamente azzerato, affermando che costituiva una violazione delle leggi commerciali.
«Non si può fare dell’intera comunità cubano-americana un fascio» ha risposto ancora Gomez, arrivato in America da bambino. Oggi ha 68 anni. Alcuni connazionali della sua generazione, dice il New York Times, soffrono di quella che chiamano Fatica di Cuba, in quanto hanno aspettato il grande momento di un cambiamento che non è avvenuto, nemmeno dopo la morte di Fidel Castro nel 2016. Per le persone della generazione di sua figlia – dice Gomez – il tema di Cuba è in qualche modo irrilevante, perché non fa parte della loro vita quotidiana.
«Penso che ci saranno emozioni contrastanti su tutta la linea – ha proseguito Gomez, aggiungendo di aver deciso di tifare per Cuba stasera, ma anche per gli USA. Ehm.
«Certe ferite – continua – si apriranno di nuovo e riporteranno a galla brutti ricordi a molte persone. Penso che farà emergere un certo livello di follia in altri gruppi che stanno pianificando di protestare».
Miguel Saavedra, presidente del gruppo di esuli cubani Vigilia Mambisa, sostiene che la sua organizzazione stava pianificando delle manifestazioni all’esterno dello stadio e in altre zone intorno a Little Havana, ma non ha saputo indicare il numero di partecipanti atteso.
«Per loro la nazionale di baseball è un simbolo – dice in spagnolo Saavedra, 65 anni, riferendosi al governo cubano – per noi è un soggetto da condannare. Come tutto ciò che viene dal regime di Cuba è condannabile».
Miguel Díaz-Canel, presidente cubano, ha salutato i giocatori prima che si mettessero in viaggio per la Florida. «È una mancanza di rispetto per l’intera comunità cubana in esilio che questa squadra sia qui – ha invece detto Esteban Bovo, sindaco repubblicano di Hialeah. «Sono indignato e sto dalla parte delle famiglie dei prigionieri politici, torturati nelle carceri del regime senza poter vedere le loro famiglie. Sto con l’opposizione e con tutti coloro che esprimono pacificamente la loro opinione alla partita di baseball».
la regola sugli striscioni | L’allenatore di Cuba Armando Johnson sostiene di aver parlato alla squadra di cosa aspettarsi a Miami. «Ci saranno tifosi a favore e altri contro» è la previsione – non così sconvolgente – del battitore designato Alfredo Despaigne, 36 anni. «È una faccenda naturale nel baseball. Non ci riguarda. Ho giocato per nove anni in Giappone e avevamo tifosi dalla nostra parte. Quindi ognuno è libero di sentire e pensare quel che vuole».
Per la partita di oggi è prevista una maggiore sicurezza allo stadio. Secondo le regole del LoanDepot Park, gli spettatori non potranno entrare con striscioni contenenti un “linguaggio volgare o dichiarazioni irrispettose”, oppure con “dichiarazioni riguardanti affiliazione politica, questioni sociali, economiche, altre dichiarazioni che ledono le libertà civili”.
La nazionale cubana era già stata in Florida nel giugno 2021. Aveva giocato il torneo di qualificazione olimpica a West Palm Beach e Port St. Lucie, a nord di Miami. C’erano state alcune manifestazioni fuori dagli stadi. Anche stavolta ha avuto bisogno di un permesso speciale rilasciato dal governo degli Stati Uniti, a causa delle sanzioni che vietano relazioni con Cuba. Dopo essersi consultato con il Dipartimento di Stato, l’Ufficio per il controllo dei beni stranieri del Dipartimento del Tesoro ha rilasciato licenze specifiche per la “partecipazione volontaria di alcuni giocatori di baseball di origine cubana”. Ma a differenza di altri paesi e altre squadre, la federazione cubana e i suoi giocatori non possono ricevere premi in denaro.
la sorpresa | Il punto è che non ci si aspettava che Cuba arrivasse tanto lontano nel torneo. È una nazione da tre medaglie d’oro olimpiche e due d’argento in sei edizioni dei Giochi. È stata anche la seconda classificata nella prima edizione del World Baseball Classic del 2006. Ma le fuoriuscite sempre più frequenti di giocatori, hanno indebolito Cuba. Tanto da indurre alla svolta. La chiamata in nazionale di chi in passato è andato via. Despaigne ha definito i talenti della Major League come Yoán Moncada e Luis Robert Jr., “un’iniezione molto importante” di talento. Venerdì, Cuba si è allenata al Jackie Robinson Training Complex di Vero Beach, due ore a nord di Miami. Ieri mattina ha messo piede al LoanDepot Park, con i funzionari della sicurezza della Major League e gli agenti della polizia locale a vigilare.
EFFETTO DOLLY
Un paio di cose da rileggere nei paraggi
L’ultima volta che Muhammad Ali fu Cassius Clay su un ring, Miami non aveva nemmeno una squadra per cui tifare. Era solo preoccupata in quei giorni di proporsi come nuova meta per il turismo. La settimana prima di quel match con Sonny Liston, aveva ospitato i Beatles per la loro seconda apparizione all’Ed Sullivan Show, in diretta da un hotel sulla spiaggia di Deauville. Ernest Hemingway se n’era già andato nell’Idaho a morire, dopo aver raggiunto nella sua casa alle Keys il numero di 688 pagine per il manoscritto di The Dangerous Summer, uscito poi a puntate su Life. I touchdown dei Seahawks erano spariti già da una quindicina d’anni. Visti e non visti più. [28 marzo 2021]
◇ Lo sport a Cuba dopo il castrismo
Fidel se ne andò di notte. Era un venerdì e l’America latina stava iniziando a vincere per la prima volta nella sua storia la Coppa Davis con l’Argentina, il paese del leggendario ministro castrista dell’Industria, Che Guevara. Proprio mentre moriva l’uomo che si era contrapposto all’imperialismo yanqui, il continente degli angeli della cara sucia, l’area che gli americani volevano trattare come il loro cortile, metteva il naso nello sport dei gesti bianchi e del dominio anglosassone. Solo tre mesi prima si era chiusa l’Olimpiade di Rio, con Cuba diciottesima nel medagliere, 11 podi, il numero minimo dai tempi di München 1972, eppure come ori (cinque) in linea con le spedizioni precedenti. Il segno della resistenza di qualche campionissimo dentro un movimento in calo.
SU RIMBALZI
▻ Quando a Charlie Brown riuscì un fuoricampo
Il 58esimo episodio di Rimbalzi, il podcast prodotto e realizzato con Chora Media, è dedicato al primo Home Run nella storia del più goffo, sfortunato e tenero personaggio dei fumetti. Il 30 marzo del 1993 Charles Schulz disegnò la striscia della rivincita di Charlie Brown su un campo di baseball | Su Spotify a questo link la serie completa – Rimbalzi è disponibile su tutte le principali piattaforme.