La luce e il buio visti dal Pianeta Marta

L’equilibrista gioca con la gravità dei sogni che ha nell’anima

Marta sui Tubi

 

Un oro per Marta Bassino nel Super-G di Méribel. Un argento per la staffetta mista del biathlon nella gara d’esordio a Oberhof. Ma una meravigliosa giornata mondiale per gli sport invernali si è chiusa con la notizia della morte di Elena Fanchini, 37 anni, da tempo ammalata di cancro. 

 

Questa è una storia di luci e di ombre. C’erano delle porte cieche lungo la pista di Méribel, proprio all’ingresso del tratto che diventa buio, il più difficile, dove la neve è ghiacciata. Marta Bassino è arrivata a infilarsi lì dentro quando aveva accumulato il distacco che sapeva avrebbe patito in cima, nel segmento in cui prevale lo scorrimento, la fase più lontana dalle sue caratteristiche. Trentasette centesimi, dimezzati al secondo intermedio e poi del tutto cancellati, una riga sopra, zac, quando il disegno sulla neve è diventato finalmente tutt’un bel girare. Ha corretto la traiettoria nella curva dove era uscita lunedì, nella prova della combinata. Stava dominando anche quella. Ieri mattina c’erano 10 porte in più, 345 metri calcolati da Daniela Ceccarelli, la voce tecnica di Eurosport, in telecronaca con Gianmario Bonzi. Tutte le considerazioni tecniche qui presenti sono frutto del loro ascolto.

 

Marta è giunta in fondo con il miglior tempo, si è seduta sul trono e ha dovuto aspettare che arrivassero le altre, soffrendo a ogni luce verde che si accendeva per il miglior intermedio, regolarmente segnato da chi è venuta dopo di lei, così leggera, così disarmata nei tratti dove lo sci deve andare e conta il peso da schiacciare sugli scarponi.

Non aveva mai vinto un Super-G. L’ha fatto ai Mondiali, su un percorso di interpretazione tutto sommato agevole, lei che invece ama i trabocchetti. 

 

LA CHIAVE DELL’ACQUA | Il trabocchetto era uno. L’ingresso nel tunnel. Il cambio dalla luce al buio. Hanno sbagliato quasi tutte là, dove Marta Bassino ha fatto la differenza. 

Mikaela Shiffrin è cascata come nello slalom di lunedì nella trappola della cautela, troppo accorta, troppo prudente in basso, dopo essere stata la migliore in alto. Romane Miradoli aveva buoni materiali ma ha sofferto la tensione del Mondiale in casa. Lara Gut-Behrami è stata precisa e aggressiva nel piano, brava sul dosso, pulita in spinta, ma è andata lunga prima della porta doppia, mancando il terzo oro consecutivo. Corinne Suter era sul suo tracciato ideale. Ha dato mezzo secondo a Marta in alto e ha perso velocità in una curva fatta troppo stretta. Federica Brignone, mai meglio di ottava in un Super-G ai Mondiali, mai meglio di settima ai Giochi, ha stretto troppo una linea nel finale, ma era già in ritardo prima del muro. Ragnhild Mowinckel si è inclinata dopo il dosso fatto bene, ma alla curva successiva era già diventata meno precisa. Mirjam Puchner ha sbagliato alle stessa porta. Laura Gauché, magnifica nella sua tecnica, si è giocata tutto nello stesso punto di Brignone, e nella seconda parte anche Tessa Worley ha riavvolto le ambizioni. 

Restavano due nomi ancora da temere, dopo il primo gruppo di merito – come avrebbe detto Alfredo Pigna. Sofia Goggia è arrivata in luce verde, con 13 centesimi di vantaggio al primo intermedio, pochi per essere un tratto adatto a lei, non è stata velocissima sul piano, si è allungata troppo, ha saltato poco, è stata bravissima sulla porta lunga, ha messo tanta velocità nel tratto centrale, poi è rimasta impigliata con la mano nella base di un palo e ha rallentato. Poteva far saltare il banco Alice Robinson, su questo super-G più G che super, molto adatto a lei. Come Ilka Stuhec aveva un gran vantaggio in altro, come tutte s’è persa nel buio. 

 

 

  Dicono di lei stamattina

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◇  Daniele Sparisci su Corriere della sera parla di “magia danzante: B&B, dopo Brignone arriva la firma di Bassino. Quella che sul casco metteva una lumaca, specialità della sua terra. Slow food, alta velocità sulla neve. Borgo San Dalmazzo, provincia di Cuneo, dove vive a casa dei genitori. Marta la piuma — pesa 56 kg —, non ha il fisico della donna-jet e paga la minore velocità nel tratto più ripido, ma è capace di pennellare nelle due frazioni successive, più dolci e più tecniche, un capolavoro inimitabile. L’abbraccio con il fidanzato Luca, con il papà Maurizio, direttore tecnico dello sci club Val Vermenagna, a Limone. Dove insegna anche uno dei fratelli di Marta, Matteo. L’altro, Marco, gestisce il rifugio «Emilio Questa» in Valle Gesso. La montagna dentro, la concretezza come stile di vita, una fattoria piena di mucche, pecore, galline e pavoni

◇  Daniela Cotto su la Stampa ha scritto che fa la Wonder Woman scendendo con la leggerezza che è il suo tratto distintivo e sfodera una classe sopraffina su questo tracciato che assomiglia molto ad un super-gigantone. Per Marta è il terreno ideale

◇  Federico Militello su Oa sport parla di “capolavoro tecnico realizzato nella parte finale della pista rimarrà scolpito indelebile nella storia e nella memoria. La piemontese si è letteralmente divorata i curvoni conclusivi. Ha solo 26 anni e tante stagioni davanti per continuare a progredire, magari prima o poi facendo un pensierino anche alla Coppa del Mondo generale. Intanto il Mondiale non è finito: tra parallelo e gigante potrà deliziare ancora con la mente sgombra

 

camei La sua rivale da ragazzina

Nell’intervista di sabato scorso a Sportweek, Marta Bassino aveva fatto i nomi delle sue rivali più accanite nelle gare giovanili: Stefania Nerillo e Francesca Occelli. La Provincia Granda ha rintracciato allora la prima

«Non ricordo che gara era, eravamo sempre sul podio. Per me è stato un grande piacere essere citata da Marta. Mi hanno avvertita i miei nonni ed è stata una bella occasione per ritrovare vecchie amiche. Era la più tranquilla dell’universo, sempre col sorriso e con  genitori a sostenerla, non si agitava mai»

 

attese La discesa di Sofia 

Giandomenico Tiseo, Oa sport: Goggia non ha rubato l’occhio in superG, visto l’undicesimo posto finale, ma nell’unica prova in discesa, con un errore evidente, è stata la più veloce. Segnali? Lo scopriremo. Di sicuro, l’azzurra dovrà prestare attenzione alla slovena Ilka Stuhec che, per una parte di superG (12ma al termine), aveva fatto paura, con i primi due parziali spaventosi, lì dove le qualità di pura velocità erano richieste. Stuhec pericolosa, come lo squadrone svizzero

 

 

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