C’è una donna arbitro in Serie A e non si sa bene se far festa

Aspettando tempi migliori. Che non vengono mai

Ennio Flaiano

 

Maria Sole Ferrieri Caputi, livornese, 32 anni, sarà la prima donna arbitro di una partita nella serie A italiana di calcio. Le è stata assegnata Sassuolo-Salernitana. 

 

Come di tanto in tanto accade, in giro si discute stamattina se sia il caso celebrare con enfasi un passaggio che dovrebbe essere acquisito. Siamo nel Duemilaventidue, diamine, si sente dire. Se ne discute molto, soprattutto tra uomini. È certo un argomento sano, c’è pure della buonafede. Il punto è che questo passaggio, acquisito non era. Lo è forse stamattina. Nel Duemilaventidue, appunto. «Per noi è un arbitro qualsiasi», dice Gianluca Rocchi. Da oggi certo. Fino a ieri no.

Se una donna arbitro in serie A è una faccenda da considerare con tanta ordinarietà, resta da spiegare perché dall’ordinarietà sia stata tenuta fuori tanto a lungo. Chiediamo a lei se è una conquista, o se è la stessa cosa di quando ha debuttato Matteo Gariglio. Chiediamo a lei di raccontarci, la fatica che ha fatto. Forse è la stessa di Francesco Meraviglia da Pistoia o forse no. Le conquiste rischiano di non essere mai definitive. Si torna indietro con grande rapidità e si procede in avanti con superiore lentezza. Le conquiste sono tali quando appartengono a tutti, senza divisioni. Altrimenti diventano guerre civili. Nel dubbio, qui su Slalom vale per Ferrieri Caputi quel che valeva qualche giorno fa per Franziska Wülle, la nuova portavoce della Nazionale tedesca di calcio, al suo esordio in conferenza stampa, di fianco al direttore generale Oliver Bierhoff e quel fenomeno di Joshua Kimmich: mentre si aspetta l’arrivo di un mondo nuovo, nel quale certi fatti non sono più una notizia, si segnalano con enfasi quelle notizie che possono contribuire a cambiare i fatti. 

 

«Non è una giornata banale: qui non viene dato per privilegio ciò che spetta per diritto, come farebbe la mafia. Maria Sole si è guadagnata questo percorso» | Alfredo Trentalange presidente degli arbitri

 

  PUZZLE Che cosa si dice in giro ▻  Giulia Zonca su La Stampa fa notare che un arbitro donna anticipa una presidente del consiglio nella serie delle prime volte per l’Italia. Siamo in ritardo sulla storia, ci sono voluti più di 110 anni di calcio ai massimi livelli per questa svolta, siamo in anticipo su molti altri Paesi d’Europa che ancora devono trovare il nome e il momento per mettersi in pari. Se prendiamo in considerazione i cinque campionati più importanti, come per ogni statistica, siamo la terza nazione. La protagonista della rivoluzione è cresciuta nelle categorie dilettanti intorno a Livorno. È pronta, a correre, come dimostrano i test fisici che sostiene periodicamente e a reggere: allenata in una terra di satira spinta, non si farà certo intimorire dal polpettone social che ha già iniziato a macinare luoghi comuni. L’Aia l’ha promossa a 32 anni, dopo tutta la gavetta possibile e l’esordio in Coppa Italia, manca solo la categoria più importante. La signora è cresciuta nel mito di Baggio, non ha fatto la calciatrice perché la madre era troppo apprensiva e temeva gli infortuni, ma è probabile che l’ambizione abbia trovato la strada giusta. Le prime volte si scontano, magari a Giorgia Meloni può essere utile fare un giro a Reggio Emilia domenica. Giusto per vedere l’effetto che fa entrare in territori inesplorati.

 ◇  Gaia Piccardi sul Corriere della sera dice che se a mettere per primo il piede sulla Luna fu un uomo, Maria Sole Ferrieri Caputi sarà la prima donna su Marte. Eva nell’enclave testosteronica per eccellenza. Se non è rivoluzione, di certo una donna che arbitra in serie A è una notizia. Per Ferrieri Caputi si scomodano istituzioni, agenzie straniere, qualche inviato in più a Reggio Emilia. La primissima volta espulse un portiere (Antignano Banditella-Sorgenti, esordienti, correva il gennaio 2007), la cui mamma l’aspettò fuori dallo stadio. Passato remoto, domenica è già futuro.

 ◇  Matteo Pinci su Repubblica racconta che la prima donna nella Serie A degli uomini è una ragazza di 31 anni cresciuta applaudendo i gol di Protti e che a casa chiamano ancora la piccina. Ma che nell’estate degli arbitri a Sportilia è stata apprezzata dai vertici arbitrali più di molti colleghi. Sono bastate tre partite in Serie B e due di Coppa Italia a Maria Sole Ferrieri Caputi per meritarsi un posto tra i grandi: una delle scalate più rapide che la storia dei direttori di gara ricordi.  Normale chiedersi: perché adesso? Semplice: perché il calendario offre una scenografia perfetta, con due squadre lontane dalle torride posizioni della zona retrocessione e dalla lotta per il titolo, in un momento della stagione in cui obiettivi e ambizioni sono ancora prospettive da definire. Insomma, era un’occasione da cogliere. È poi è la rivoluzione dei giovani: tanti esordiscono con pochissima esperienza alle spalle perché il ricambio della classe arbitrale non è più differibile. A qualunque prezzo.

 ◇  Fabrizio Biasin si distingue su Libero, dove ha scritto: «Perché fate un pezzo sull’arbitro donna! Solo perché è donna! Se fosse stato uomo non avreste fatto il pezzo sull’arbitro uomo!». Esatto, è così. «Guai a voi se la chiamate arbitra! È un arbitro! Con la o! Sia chiaro!». Ci mancherebbe. «E comunque non è lì in quanto donna! Ma in quanto brava!». Vorrai dire “bravo”, eh, di grazia. (E con questo anticipiamo alcune delle rimostranze che il tipico rompi-maroni e schiavo del politicamente corretto degli anni duemilaeventi ci sbatterà automaticamente in faccia, qualunque cosa scriveremo)

 ◇  Ivan Zazzaroni, direttore del Corriere dello sport-stadio commenta invece così: Il sito di un quotidiano titola nel modo che segue la designazione di Maria Sole Ferrieri Caputi per Sassuolo-Salernitana: “Storico”. E vada per la novità, vada anche per la sorpresa. Ma cosa c’è di storico, oggi, nel dare il fischietto di una partita di calcio a una donna? Mi viene il dubbio che una tale enfasi abbia un sottinteso senso politico: se è storico l’arbitraggio femminile, sarà almeno epica la premiership di Giorgia Meloni. Comunque sia, mi pare che la retorica della parità, quand’è esibita come un dogma, ci porti dritti dritti dentro un “sessismo di ritorno”. Sacralizzare il protagonismo delle donne è un modo per renderlo più difficile, e quindi per negarlo. Allo stesso modo censurare l’ironia bonaria è il modo per burocratizzare anche le relazioni tra i sessi.. La parità che auguro alle donne è anzitutto leggerezza. E libertà. Di dire, di fare, e di ricevere. Per questo considero che l’arbitraggio di Maria Sole sia un’azzeccata sorpresa, ma soprattutto un tentativo di rimediare alle disastrose performance dei fischietti maschili, che prima della sosta hanno falsato il risultato di Juve-Salernitana, e non solo

 

pareri «Maria Sole è veramente forte, ha tecnica, corsa e carattere. Deve crescere sotto il profilo comportamentale, ma questo si acquisisce con l’esperienza. E deve imparare a sorridere in campo quando le circostanze lo permettono, ma anche questa è una skill che si acquisisce col tempo. L’anno scorso l’ho vista in Feralpisalo-Palermo e fece una fatica tremenda negli ultimi venti minuti. Dissi che doveva migliorare molto sotto l’aspetto atletico. L’ha fatto». | Luca Marelli esperto arbitrale di Dazn, intervistato da Libero

 

  LA COPIA DI MILLE RIASSUNTI Donne arbitro e prime volte

Il tema in tre anni di Slalom

 

#NUMERI ZERO Lo scetticismo di Nicchi

A Edmondo Pinna, Corriere dello Sport: «Gli arbitri, tutti, li guardo con occhio tecnico. Punto. Sono state fatte delle valutazioni, che non commento perché non spetta a me farlo. Dico solo che spero non sia stato, e spero che non sarà, solo uno spot. Non è una questione di differenza di sesso. Ma di step da seguire. Non posso affidare Juve-Inter o Napoli-Juve ad un primo anno in serie A. Indipendentemente che sia un uomo o una donna. Bisogna seguire un percorso». 

  ➣  La domanda delle cento pistole: succederà che una donna diriga Juve-Inter?

«E perché no? Se avrà fatto il suo percorso significa che l’avrà meritato…». 

 

#3 La questione linguistica

Lo sport italiano ha un’esigenza nuova: rivedere una parte del suo lessico. È stato lampante durante l’ultima estate, quando in una telecronaca di pallanuoto femminile si è sentito parlare di azione a uomini pari e/o con l’uomo in più. Non è una disciplina nuova, la pallanuoto femminile, ma è presentissima tra noi l’urgenza di ridefinire il ruolo della donna nella società. Certi dettagli raccontano le rivoluzioni meglio degli editoriali. 

Ai Mondiali femminili di calcio si è dibattuto sull’opportunità di usare la parola portiera anziché portiere. Se n’è occupata in modo molto alto Giulia Siviero sul Post. Chi si diceva contrario, la trovava cacofonica. Ma una cacofonia nasce da uno scarso uso. Finché non si usava, anche il sostantivo sindaca ci pareva assurdo.

A complicare la scena è poi giunta una sensibilità femminile, chissà quanto minoritaria, che chiede per sé il sostantivo al genere maschile. Laura Giuliani ci tiene a essere chiamata portiere e non portiera, Augusta Montaruli in Parlamento vuole essere deputato e non deputata. In ogni caso, la pallanuoto può chiamare superiorità numerica l’uomo in più, e almeno questo dibattito finisce qui. [12 settembre 2019]

 

#443 Stéphanie Frappart arbitra la Juventus

Quando Frappart fu designata per la Supercoppa nell’estate del 2019, Lina Laura Sabbadini sulla Stampa si domandò: Quanto dovremo aspettare perché anche in Italia una donna arbitri una partita di calcio maschile di questo livello? In altri sport come la pallavolo è già avvenuto. Alessandro Barbano sul Corriere dello sport-Stadio all’epoca commentò: Non rappresenta una svolta la decisione dell’Uefa di affidare per la prima volta nella storia la finale di Supercoppa europea a Stéphanie Frappart. Perché un’emancipazione vera non passa per una partita spot, ma piuttosto per un’integrazione effettiva delle donne nel movimento arbitrale. Purtroppo, in tempi di “femininely correct” i simboli contano più dei fatti

Jack O’Malley su il Foglio eccepì e scrisse: Alla faccia della parità, la pur brava Stéphanie non ha mai arbitrato partite di questo livello. Il populismo non fa così orrore quando è travestito da progressismo, eh? La Frappart però è donna, e tanto basta per superare la fila dei maschi. Naturalmente questo non si può dire, in questi casi il merito è totalmente soggettivo, la parità una parola usata come piede di porco per giustificare decisioni non paritarie, e tutti, venerdì, su social e testate online facevano a gara per brindare a un nuovo successo del progresso buono che renderà il calcio un posto migliore, inclusivo e aperto ai diritti. Il calcio sta smettendo di essere uno sport per diventare teatro di esperimenti sociali e strumento di educazione del popolo. Non più sudore e lacrime, ma diritti e spettacolo”.

[1 dicembre 2020]

 

  In Germania  Bibiana Steinhaus è stata la prima donna ad arbitrare in Bundesliga. Nel 2014 venne designata come quarto arbitro del match tra Bayern Monaco e Borussia Mönchengladbach. Sulla panchina dei bavaresi c’era Pep Guardiola, protagonista di un gesto molto criticato. Le si avvicinò e le appoggiò una mano sulla spalla. Lei, evidentemente infastidita, gliela tolse. Gli venne rimproverato dalla stampa tedesca un gesto considerato paternalistico. Ne scrisse anche il Guardian. In precedenza, il tecnico catalano – in occasione di una contestazione – le aveva già toccato due volte il braccio con fare stizzito. 

 

  In Inghilterra  Un mese e mezzo fa Agüero fu accusato di sessismo per aver messo una mano tra spalla e collo mentre protestava con la guardalinee Sian Massey-Ellis, per attirarne l’attenzione quando lei distoglieva lo sguardo. Ancora Guardiola lo difese: «Andiamo, ragazzi. Aguero è la persona più carina che io abbia mai incontrato in vita mia. Possiamo guardare a problemi del genere in altre situazioni, ma non in questa».

Elia Pagnoni sul Giornale trovò che ci fosse dell’esagerazione nelle accuse: “Uno scambio di idee come tanti altri, nemmeno concitato, ma concluso da un braccio sulle spalle della signora o signorina, una specie di abbraccio, quasi amichevole, come si potrebbe fare con qualsiasi amica o con qualsiasi amico. Noi siamo con il Kun, non fosse altro perché ha dato un tocco di naturalezza a questo sport ormai sempre più videogioco. Una volta magari agli arbitri davano anche qualche strattone di troppo, ma tanto non c’erano le telecamere… adesso ci si scandalizza per un braccio al collo.

Alessia Tarquinio, giornalista di Sky Sport, su Twitter aveva postato: Mmmmm. Vediamo un po’: sono tua sorella? Amica tua? Cugina? Stiamo allegramente trascorrendo del tempo libero insieme? No. Stiamo lavorando. Tu devi rispettare il mio ruolo. Io devo rispettare il tuo. (la domanda è: se fosse stato un uomo, l’avrebbe fatto?).  [1 dicembre 2020]

 

  In Italia  ▻  [1 dicembre 2020] – Il 28 ottobre scorso Maria Marotta ha arbitrato Cosenza-Monopoli di Coppa Italia. Al programma Dribbling della RAI aveva detto: «Mi sono sempre sentita una donna che lavora in un contesto maschile ed ho sempre chiesto lo stesso allenamento fatto dagli uomini e lo stesso trattamento, forse questo mi ha aiutato a non essere discriminata, pur mantenendo sempre la mia femminilità». Ha 36 anni, campana del Cilento, sezione di Sapri, da 4 stagioni internazionale nel calcio femminile e da tre nell’organico della serie C maschile.

L’Aia ha aperto le porte alle donne nel 1990 e in organico ce ne sono circa 1.600. Solo la Germania ne ha di più in Europa. Ma spesso devono fronteggiare discriminazioni, intimidazioni o atti di violenza, come raccontò Gaia Piccardi su Corriere della sera in un dossier qualche mese fa. Nel novembre 2018 il Gazzettino di Treviso riferì la vicenda della 19enne Sara Semenzin, invitata a «cambiare mestiere e restare ai fornelli la domenica» durante Marchesane-Real Stroppari, di II Categoria. A Mestre la 22enne Giulia Nicastro “dovette assistere – scriveva il Corriere della sera – allo spettacolo di un saldatore classe 2004 che si calò i pantaloncini per contestare un calcio d’angolo. Un’ordinaria amministrazione di piccole oscenità e grandi torti.  

 

rewind Mezzo secolo fa | “È arrivata l’arbitressa”, titolava nel 1971 la Domenica del Corriere. L’arbitressa era Giovannella Pantani che finí nelle cronache italiane per essere stata probabilmente il primo arbitro donna del movimento calcistico italiano. Ne scriveva un numero speciale de L’Arbitro del 2016, la rivista dell’Associazione italiana arbitri. Un numero interamente dedicato alle donne. Giovannella Pantani era figlia del presidente degli arbitri livornesi e toscani. In questo caso, essere figlia di non le assicurò alcun vantaggio. Nonostante avesse superato gli esami di idoneità, la commissione regionale non poté iscriverla nel verbale d’esame: la federazione non ammetteva arbitri donne. Prima di Giovannella Pantani erano state arruolate tra inquadri solo due “guardalinee”: Armanda Prochet Sicco e Antonietta Cosentino. Giovannella Pantani finí per dirigere molte gare nel centro-nord, debuttò nella Serie A femminile il 25 Aprile 1971 a Loano, e successivamente gare di altri tornei tra cui un Livorno-Pisa. La sua attività durò poche stagioni. 

#677 Le prime volte delle donne italiane (nello sport ma anche no)

1236: Bettisia Gozzadini, la prima laureata | 1620: Artemisia Gentileschi, prima pittrice ammessa in un’Accademia | 1777: Elisabetta Caminer, prima direttrice di un giornale (Giornale Enciclopedico) | 1887: Iginia Massarini, prima laureata in matematica | 1906: Elvira Notari, la prima regista | 1907: Ernestina Prola: la prima con la patente di guida | 1908: Emma Strada, la prima ingegnera | 1913: Rosina Ferraro: prima aviatrice | 1924: Alfonsina Strada: la prima al Giro d’Italia | 1926: Grazia Deledda, primo Nobel per la letteratura | 1936: Ondina Valla, primo oro olimpico (80 ostacoli) | 1942: Doris Duranti in Carmela e Clara Calamai in La cena delle beffe: i primi seni nudi al cinema | 1945: Angela Maria Guidi, la prima a prendere parola in un’assemblea istituzionale | 1946 Ninetta Bartoli, la prima sindaca | 1948: Franca Viola, la prima a rifiutare il matrimonio riparatore | 1951: Nilla Pizzi, prima a vincere Sanremo (Grazie dei fior) | 1951: Angela Maria Guidi prima al governo, sottosegretaria all’Industria e al Commercio | 1956: Anna Magnani, primo premio Oscar (La rosa tatuata) | 1957: Elsa Morante, primo premio Strega (L’isola di Arturo) | 1958: Maria Teresa De Filippis, la prima in F1 | 1964: Gigliola Cinquetti, prima vincitrice dell’Eurofestival (Non ho l’età) | 1964: Margherita Hack, prima direttrice dell’Osservatorio astronomico di Trieste | 1965: Maria Gabriella Luccioli, prima magistrata | 1967: Oriana Fallaci, prima inviata di guerra | 1976: Tina Anselmi, la prima ministra (Lavoro) | 1977: Lina Wertmüller, prima regista candidata all’Oscar (Pasqualino Settebellezze) | 1978. Maria Giovanna Elmi, prima presentatrice del Festival di Sanremo non in coppia | 1979: Nilde Jotti, la prima presidente della Camera dei deputati | 1982: Camilla Ravera, prima senatrice a vita | 1986: Rita Levi Montalcini, primo Nobel per la medicina | 1990 Maria Montessori: la prima su una banconota | 1994: Daniela Brancati, prima direttrice di un Tg Rai | 1995: Susanna Agnelli, la prima alla Farnesina | 1998: Rosa Russo Iervolino, la prima al Viminale | 1998: Franca Fiacconi, prima a vincere la maratona di New York | 1999: Carolina Morace, prima allenatrice di una squadra maschile | 2009: Daniela Klein, prima velista alla Transat | 2010: Silvia Giannetti, la prima sul podio alla Dakar | 2011: Carla Brocolini, prima top gun | 2014: Samantha Cristoforetti, prima nello spazio | 2016: Fabiola Giannotti, prima direttrice generale del Cern – [29 luglio 2021]

 

#816 Maria Sole Ferrieri Caputi si racconta

  ➣  Come fa una ricercatrice all’Università di Bergamo a conciliare un impiego tanto impegnativo con la professione di arbitro? «Viaggiando tanto e facendo molti sacrifici, come tutti quelli che arbitrano dalle giovanili alla serie A. Lavoro a Bergamo in un centro studi di diritto del lavoro e sto completando il dottorato. Ho una vita piena, ma sono felice».

  ➣  Prima partita? «Antignano Banditella-Sorgenti, categoria Esordienti, gennaio 2007. È andata bene. Ho espulso il portiere e la sua mamma mi ha aspettato fuori. Poi, quando ha visto tutti i miei parenti che erano venuti a vedere me, almeno una decina, è andata via». 

  ➣  Lei è stata mai aggredita, ha subito episodi violenti? «Per fortuna no. In pericolo per davvero non mi sono mai sentita. Qualche giocatore maleducato l’ho trovato, ma il problema vero è chi sta fuori. Il giocatore lo gestisco. Ma la voce sguaiata, l’insulto del tizio attaccato alla rete di un campetto con venti spettatori lo senti. E fa male. Più di un coro in uno stadio da 20mila persone. Anche perché nel campetto di periferia sei da solo».

  ➣  E insulti sessisti? «Anche lì più sali di categoria e meno guardano questo aspetto, se sei uomo o donna. A livello professionistico paradossalmente è tutto più semplice, in quel senso». Anche gli allenatori spesso fanno pessima figura. «Se esagerano, li butto fuori: è semplice».

  ➣  E lei che tipo di arbitro è? «Onestamente non lo so, direi naturale, spontanea. Quel che sento di fare, lo faccio. Tutto qua». 

  ➣  A proposito: arbitro o arbitra? «Arbitro. Personalmente lo preferisco. Come preferisco sindaco a sindaca. Novanta volte su cento quando mi dicono arbitra è per sottolineare che sono una donna. Quindi preferisco arbitro. Credo che quando non ci sarà più l’esigenza di sottolinearlo, allora vorrà dire che ci sarà davvero parità». intervista di carlos passerini, Corriere della sera, 17 dicembre 2021

 

#965 Ferrieri Caputi nei quadri della CAN 

Carlos Passerini, Corriere della sera: Ci siamo, finalmente. La prossima stagione sarà quella buona. Maria Sole Ferrieri Caputi, 32 anni, l’indiziata numero uno, non ha alcun bisogno di quote rosa per farsi largo fra i maschi: i suoi parametri, assicurano i vertici, sono eccellenti. Nel dicembre di un anno fa è stata la prima donna a dirigere (benissimo) una squadra di serie A, il Cagliari, ma era Coppa Italia, sedicesimi di finale. Ha personalità e idee chiare, questa livornese laureata in Sociologia che nella vita si divide fra il calcio e l’impiego a Bergamo in un centro studi di diritto del lavoro. Oltre alle qualità tecniche, ha anche la predisposizione giusta per un ruolo che sta profondamente cambiando e per il quale oggi è fondamentale fare squadra, visto che la figura dell’arbitro come uomo solo al comando non esiste più

 

#1007 Una questione generale di approccio alla terminologia

Durante una intervista per Ultimo Uomo a Camelia Ceasar, portiera della Roma, Bernardini le chiese come volesse essere chiamata.

«Portiere», mi aveva detto subito – si legge su Zarina – senza alcuna esitazione. Nella sua accezione maschile. La prontezza con cui aveva scelto “portiere” a modo suo mi era sembrato un elemento importante da inserire. Forse, mi ha detto una assidua lettrice di Zarina, lo spazio di negoziazione che avevo lasciato non avrebbe dovuto esserci perché non chiediamo ad una maestra come vuole essere chiamata, non lo facciamo con una dottoressa, quindi non dovremmo farlo nemmeno con una portiera. Il rischio infatti è che alla domanda diretta, la donna continui a rispondere sempre di volersi autodeterminare al maschile (forse perché inconsciamente le donne stesse credono che denominarsi al femminile tolga prestigio al titolo) e che in questo modo non si possa giungere a nessuna evoluzione in campo linguistico.

Bernardini ritiene che sia un rischio verosimile. Ma d’altro canto mi domando: allora la soluzione alternativa è che io imponga una mia decisione sulla sua persona? Che sia io, in sostanza, a scegliere come chiamarla senza chiedere il permesso per questo? Non è una azione anche questa violenta, che minaccia il modo in cui scegliamo di auto-determinarci? Ci ho riflettuto per diverse settimane e non sono ancora sicura che imporre me stessa su una persona che intervisto sia una scelta corretta. Allo stesso tempo però io stessa cerco sempre di usare l’accezione femminile delle parole e se per strada trovo sulla porta di un ufficio sconosciuto una targa bronzea che dice “avvocatesse” faccio una foto e la condivido orgogliosamente con le mie amiche. Eppure credo che sia importante anche fare un passo indietro e domandare alle atlete come vogliono essere denominate, nei casi in cui è possibile ovviamente. E nel caso in cui una preferenza venga accordata (magari prima o dopo qualcuna mi dirà: «per me è indifferente, fai come ti pare» – e allora è chiaro che a quel punto avrò tutta la libertà di optare per il femminile), mi sembra obbligatorio rispettarla fino in fondo. Questa preferenza per esempio potrebbe essere rispettata nelle interviste dove la parola “io” ha la priorità e non si può ignorare chi si ha di fronte. Come mi dovrei comportare se un* atleta mi chiedesse di rivolgermi a lei/lui con il “them”; come dovrei fare? Per lo stesso principio, se non sono d’accordo con questo pronome mi posso comunque prendere la libertà di usare he/she perché mi va così o perché non è perfettamente aderente all’uso della mia grammatica? Mi sembra che ci voglia un po’ più di cautela quando parliamo delle altre persone perché dentro le parole che scegliamo per determinarci c’è molto di più di una regola grammaticale che ci fa sollevare il sopracciglio.

Zarina ha chiuso il suo pezzo con una intervista data dalla Ct della Nazionale italiana, Milena Bertolini, il 2 maggio 2019 all’agenzia Ansa. La domanda era se il nome Mister le andasse bene. 

«Mah, eh, ancora … c’è chi ancora mi chiama mister, molti mi chiamano Milena … coach sinceramente non mi piace, perché mi ricorda un po’ il basket … Però devo dire che le parole sono importanti. Le parole sono importanti, perché le parole definiscono i pensieri, e quindi questa terminologia, che è tutta declinata al maschile, credo che piano piano la dovremo cambiare. Io ci sto provando, con le mie ragazze, ma dato che veniamo da una terminologia maschile di tanti anni, le mie stesse ragazze in campo chiamano “uomo!”, e allora io ogni tanto gli dico “ma io qui non vedo nessun uomo, in campo!”, e allora loro rimangono spiazzate … e però il cambiare terminologia, sin dalle ragazze giovani, cerchiamo di farlo con le nazionali giovanili, è importante, e quindi … ci dovremo arrivare. Anche mister, effettivamente, è declinato al maschile, forse, magari, se proprio lo vogliamo usare, proviamo a pensare a miss, oppure allenatrice, però insomma … dobbiamo pensarlo

[7 luglio 2022]

 

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