Le parole sbagliate di Marcell Jacobs sugli inglesi

Gli inglesi, gente che andava nuda a caccia di marmotte

quando noi già s’accoltellava un Giulio Cesare

da “Fascisti su Marte”

 

▻  C’è una evidente confusione intorno agli inglesi in questo periodo. Hanno il grosso torto di non essere italiani in una stagione nella quale noi italiani ci siamo ringalluzziti. Uno stato collettivo di alterazione, iniziato con la pastasciutta di Bonucci e finito con Marcell Jacobs che fa sapere gli è venuto da sorridere per la positività dello staffettista britannico CJ Ujah. I sospetti avanzati sul suo conto da alcuni media americani e inglesi devono averlo ispirato mentre diceva a Uno Mattina «che dovrebbero guardare quello che hanno in casa prima di attaccare». 

È una tesi bizzarra, per non dire strampalata. Avrebbe impedito negli anni Novanta ai giornalisti italiani di condurre inchieste sul doping nella Germania dell’Est solo perché in Italia, in casa nostra, avevamo Francesco Conconi e Michele Ferrari.

Il giornalismo non ha magliette con cui andare in campo. La stampa racconta, in qualche caso indaga, molte volte denuncia. Non è titolare né artefice degli imbrogli degli atleti del suo paese. Sbaglia solo quando se ne rende complice per timidezza, per convenienza, per distrazione. La stampa in Inghilterra non fa che guardare di continuo in casa propria, ma Jacobs è sfortunato, non lo sa. Deve aver accolto l’invito di Federica Pellegrini, che appena eletta dagli olimpici di tutto il mondo nella commissione internazionale atletica del CIO, ha invitato a non leggere la stampa internazionale. Quei rosiconi.

 

Ieri mattina il Telegraph ha dedicato al caso Ujah la prima pagina del suo inserto sportivo, con grande risalto e una foto su tutta la pagina. Eppure stiamo parlando di una sospensione provvisoria, in attesa di indagini e di un processo. Oliver Brown non ha ipotizzato complotti, ha elogiato il lavoro dell’organismo antidoping indipendente creato quattro anni fa da Sebastian Coe, presidente di World Athletics: L’uscita dei risultati delle analisi di Ujah entro una settimana dalla finale della staffetta è un segno che sta adempiendo al suo mandato come baluardo contro ulteriori scandali.

Il Daily Mail ha aggiunto che dopo l’euforia dell’argento, arrivano lo shock e la vergogna di un’indagine antidoping. Se il risultato delle analisi si trasformerà in una condanna, sarà uno dei momenti più bui della recente storia olimpica della Gran Bretagna. Il quartetto della staffetta e il Team dovrebbero affrontare lo scenario immensamente imbarazzante di essere privati ​​della medaglia d’argento. C’è stata a lungo la convinzione che il doping sia una tentazione che esiste solo in altri paesi, ma è sempre stata una sciocchezza”

Il Times ha parlato di potenziale disastro e potenziale imbarazzo. Il Guardian ha scritto che se l’esito fosse confermato, la Gran Bretagna sarebbe dinanzi al più grande scandalo della sua storia olimpica, toglierebbe parte della brillantezza alle 65 medaglie di Tokyo. Senza commenti o ironie, il Guardian ricorda pure che prima delle Olimpiadi Ujah aveva indicato nel buddismo zen e nella meditazione mattutina gli elementi che lo avevano aiutato a migliorare dopo gli anni deludenti. «Ho ascoltato molti podcast e un audiolibro», aveva detto. 

Hugh Robertson, presidente della British Olympic Association, ha parlato della presunta violazione di Ujah come di una notizia molto deludente dicendo che fino a prova contraria è innocente e che «il processo va avanti, ma noi del Team GB lo dobbiamo rispettare, quel processo»

Questo è il dopo scandali. Ma c’è un prima degli scandali. 

 

  È stato il Daily Mail a scoprire nel luglio del 2020 di alcuni test tenuti su atleti olimpici britannici con una sostanza segreta: fu l’apertura di Slalom del 13 luglio 2020. 

Daily Mail, Guardian, Telegraph e Times hanno tutti usato toni di condanna molto fermi nel caso dell’uso del testosterone nel team britannico di ciclismo Sky, adesso Ineos, parlando di insabbiamenti, bugie, reputazione in frantumi: fu l’apertura di Slalom del 13 marzo e del 14 marzo 2021.

Sono stati il Mail on Sunday e il Times a svelare due settimane dopo che l’agenzia antidoping britannica era sotto inchiesta della WADA per aver nascosto la presenza di nandrolone nelle urine di uno dei ciclisti d’élite e per aver autorizzato la federazione britannica a tenere dei controlli privati fuori dai laboratori ufficiali. Parlarono di ombre sull’età dell’oro: fu l’apertura di Slalom del 29 marzo 2021

Dentro casa propria, andrebbe spiegato a Jacobs da chi gli sta vicino, e magari anche dal CONI, i giornali inglesi guardano spesso e guardano a fondo. Senza indulgenze di bandiera. Come forse nessun altro in Europa.

È certo sgradevole essere investiti da un sospetto. A un campione è diventato quasi inevitabile, in certi sport e in certe discipline macchiate dal loro passato, lo è anche di più. È capitato addirittura a Nibali con i giornali francesi al Tour del 2014, come succede tuttora a molti campioni stranieri sui giornali italiani. Di Tadej Pogaćar sono state sottolineate le frequentazioni controverse, esattamente come successo con l’inchiesta sul nutrizionista Spazzini.

Il garantismo e la presunzione di innocenza devono valere sempre. Non si possono chiedere solo per chi è nato entro l’Alto Adige, non possono valere solo tra Predoi in Valle Aurina e Portopalo di Capo Passero, in qualche caso pure dopo le sentenze. Molti dei campioni seguiti all’epoca da Conconi restano venerati e venerabili per noi, alcuni hanno ruoli istituzionali di rilievo. La povera Florence Joyner-Griffith è accompagnata dai sospetti ancora dopo la sua morte, pur non essendo mai stata trovata positiva. Apparve, stupì, sparì per un po’ dal giro, tornò, dominò e subito dopo si ritirò. Oliver Brown sul Telegraph ha scritto che l’ombra su Ujah suggerisce, purtroppo, che solo i creduloni credono nei miracoli.

I controlli vincono sempre sui sospetti. 

 

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Orson Welles diceva: il montaggio è tutto.

A cura di Angelo Carotenuto.

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