


Il Messico si è qualificato come uno dei tre Paesi ospitanti. È una presenza stabile alla Coppa del Mondo, l’ultima mancata qualificazione sul campo risale al 1982, mentre nel 1990 restò fuori per una squalifica.
LA SUA STORIA Il ranking mondiale lo vede 15esimo. Il miglior risultato restano i quarti di finale del 1970 e del 1986. Il 2022 ha lasciato una ferita. The Athletic lo considera uno choc, l’uscita ai gironi è stata la prima dal 1978. Nel 1986, in casa, il sogno di qualificarsi per le semifinali si fermò ai rigori contro la Germania Ovest.
IL CT. È Javier Aguirre, alla sua terza esperienza sulla panchina del Messico. The Athletic considera il suo ritorno una scelta di ricostruzione e stabilità, dopo i passaggi poco convincenti successivi a Gerardo Martino. Nel 2002 il Messico perse negli ottavi contro gli Stati Uniti, nel 2010 ancora negli ottavi contro l’Argentina. Il Guardian lo descrive come un allenatore pragmatico, diretto, forte sul piano emotivo. “Non promette spettacolo, promette competitività”. E riporta una frase che chiarisce bene la sua idea di calcio: “A un Mondiale non vince sempre la squadra che gioca il calcio più bello. Vince la squadra che sa competere.”
LA STELLA. Il Telegraph punta su Santiago Giménez con una riserva. vale come uomo simbolo se ritrova subito la condizione dopo i guai fisici della stagione. Non è ancora una certezza, non può essere considerato il punto fermo, ma il talento offensivo più alto che il Messico potrebbe rimettere al centro della squadra, se vince alcuni if..
The Athletic considera invece Raúl Jiménez un riferimento più affidabile verso il torneo. Il Guardian aggiunge che “Raúl Jiménez resta il volto emotivo della nazionale messicana” e che rappresenta “molto più dell’esperienza e dei gol: simboleggia la sopravvivenza”. Il giornale insiste sulla sua storia personale, sul ritorno dopo la frattura al cranio del 2020, e sul peso che continua ad avere come leader silenzioso nello spogliatoio. Oh, ci fosse in giro un leader che allucca. Sono tutti silenziosi.
LO STILE. Il Messico gioca soprattutto con un 4-3-3, ma può cambiare struttura. Aguirre ha in mente una squadra più rapida che dominante nel possesso, più intensa che elegante. Il Telegraph insiste sul problema più evidente. I gol. Il 4-0 all’Islanda è stata l’unica partita in cui il Messico ha segnato più di una volta nelle ultime sette. Ci sono dubbi sulla coesione offensiva. Aguirre si affida spesso a un centrocampo molto funzionale.
The Athletic dice che rispetto al ciclo precedente il Messico si è spostato da un’idea di controllo col pallone verso un calcio fatto di combinazioni più rapide e transizioni. Con Martino la squadra provava a difendersi con il possesso, con Aguirre prova ad arrivare in porta con meno passaggi. Il Guardian aggiunge che Aguirre vuole una squadra “scomoda da affrontare”. Edson Álvarez è il perno del centrocampo e Érik Lira “il lavoratore che tiene tutto in equilibrio”. In difesa, Johan Vásquez è il centrale più affidabile, César Montes porta leadership, Gallardo e Reyes danno spinta sulle fasce.
LA POLITICA. Co-ospitare il Mondiale con gli Stati Uniti aggiunge una dimensione politica inevitabile. Il Guardian scrive che il rapporto tra i due Paesi continua a essere segnato dai temi della migrazione, dalle tensioni economiche e da Donald Trump, che per anni ha usato il Messico nella retorica pubblica. Tra i tifosi c’è frustrazione per il prezzo dei biglietti, per i controlli migratori e per la logistica dei viaggi negli Stati Uniti. Il Guardian aggiunge che il Mondiale offrirà “un’opportunità unica per mostrare il legame culturale tra i due Paesi”. Ma subito dopo tiene insieme le due facce della storia: “Ci saranno rivalità, tensione e polemica politica, ma anche milioni di messicani pronti a festeggiare e a trasformare le città americane in estensioni dell’Azteca, se il Messico riuscirà a fare una corsa inattesa nel torneo”.
Il Guardian considera il momento del Messico come “una strana miscela di entusiasmo, pressione e bisogno di riconnettersi con sé stesso. All’Azteca l’atmosfera è solitamente un mix di festa, tensione e orgoglio nazionale: maglie verdi, sombreri enormi, bandiere e cori incessanti”. Può essere un vantaggio emotivo oppure un peso psicologico.
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