
Il poster della partita pare quello di LaMelo Ball, perché è uno di quei giocatori che cambiano il tono di una serata anche quando sembra già scritta. Nell’ultima uscita lo ha fatto davvero: contro Miami ha chiuso con 30 punti e 10 assist, e poi con quattro secondi da giocare nel supplementare ha battuto la difesa degli Heat per appoggiare il canestro decisivo del 127-126. È da qui che si può partire per guardare questa sfida: da una squadra che nel secondo pezzo di stagione è diventata una delle più calde di tutta la lega e che ora prova a completare la rimonta entrando davvero nei playoff.
Charlotte arriva a questa partita dopo una delle gare più folli dell’anno. Nel primo play-in ha eliminato Miami dopo un supplementare, nonostante per lunghi tratti sembrasse la squadra di Erik Spoelstra quella destinata ad andare avanti. Prima del canestro di Ball, era stato Coby White a tenere in vita gli Hornets con una tripla molto difficile nei secondi finali del quarto periodo. In quella vittoria sono pesati anche Miles Bridges, con 28 punti e diversi canestri decisivi, e Brandon Miller, con 23 punti.
Più in generale, la squadra arriva qui dentro una corsa lunga e molto seria: tra metà gennaio e fine marzo ha avuto un record di 23 vittorie e 6 sconfitte in un tratto di 29 partite, uno dei migliori di tutta l’NBA. Anche i numeri di squadra spiegano perché: Charlotte ha chiuso la stagione regolare con il quinto miglior attacco della lega, con 118,4 punti segnati ogni 100 possessi, ed è stata undicesima in difesa. Per una squadra con questi dati sembra quasi strano non aver preso direttamente un posto nei playoff, ma il motivo sta nel pessimo inizio di stagione, che ha costretto gli Hornets a rincorrere per mesi. In questo quadro va dato molto merito anche a Charles Lee, che ha lavorato bene e ha dato alla squadra una direzione riconoscibile. A prescindere da come andrà contro Orlando, la sensazione è che Charlotte abbia già messo basi molto forti per i prossimi anni a Est.
Attorno a Ball, però, si è parlato anche di altro. Nella partita contro Miami c’è stato un episodio che ha portato all’infortunio di Bam Adebayo, e in molti hanno accusato Ball di averlo provocato con una giocata antisportiva. Si era anche ipotizzato che potesse saltare questa gara, ma alla fine tutto si è risolto con una sanzione economica. Quindi ci sarà, e questo basta a cambiare il livello dell’attesa.
Dall’altra parte c’è una Orlando che ha vissuto una stagione molto più deludente del previsto. Quando aveva preso Desmond Bane, l’idea era di alzare davvero il livello per entrare nella lotta per i primissimi posti della Eastern Conference, provando a fare qualcosa di simile a ciò che Indiana aveva fatto un anno prima. Invece si è inceppato tutto. Paolo Banchero ha saltato partite per infortunio, Franz Wagner è rimasto fuori per mesi prima di rientrare da poco, e anche altri giocatori importanti delle rotazioni sono mancati spesso. Il risultato è che Orlando non solo non ha lottato per le prime quattro posizioni, ma ora rischia addirittura di non entrare nei playoff. Nel primo play-in, giocato mercoledì notte, ha perso 109-97 contro Philadelphia, pur trovandosi davanti una squadra senza Joel Embiid.
Da tempo, negli Stati Uniti, si racconta che i Magic cambieranno allenatore a fine stagione comunque vada. Jamahl Mosley ha avuto il merito di rimettere in asse la franchigia, ma non è riuscito a farle compiere il passo successivo oltre il primo turno playoff. Negli ultimi anni Orlando era stata quasi sempre una delle migliori difese della lega; quest’anno non ha dato quella sensazione. E dall’altra parte del campo ha continuato ad avere i soliti problemi: segnare appena 97 punti contro una difesa modesta come quella di Philadelphia lo ha confermato ancora una volta. Contro i 76ers il migliore è stato Bane con 34 punti, mentre Banchero ha chiuso con 18 punti, ma con percentuali molto basse. Proprio Banchero è stato uno dei giocatori più espliciti nelle critiche verso Mosley, sottolineando come Orlando troppo spesso non riesca ad aggiustare le partite dopo l’intervallo e finisca per disperdere vantaggi costruiti nel primo tempo. È successo di nuovo anche contro Philadelphia: Orlando è rimasta attaccata alla partita fino a metà dell’ultimo quarto, poi si è sfilacciata. Anche Wagner non ha giocato bene, e nel complesso la squadra ha tirato male da tre.