
È buffo il calcio, quando manda a dirci delle cose. Il primo gol della serie A dopo Zenica lo ha segnato Sebastiano Esposito su calcio di rigore, il fratello di Pio, che un rigore in Bosnia lo ha sbagliato. Il primo gol decisivo in una partita dopo Zenica lo ha fatto invece Andrea Pinamonti del Sassuolo, centravanti italiano alle soglie dei 27 anni, chissà se a questo punto – in cuor suo – interessato al nuovo corso che si apre. Non è che manchino figure credibili in quel ruolo, ma siamo a un punto nel quale nulla e nessuno è più trascurabile. Anche fuori dal recinto sempre suggestivo del baby prodigio, del golden boy.
I Golden boy nel calcio pare che si posino sempre altrove, quasi sempre in Spagna, in Germania, in Francia. Se le nostre Under-17 o Under-19 battono quelle degli altri paesi, quasi sempre accade perché i loro 18enni e 19enni sono nella Nazionale adulta.
Un po’ esiste una superiore propensione al coraggio. Un altro po’ siamo il paese dei Late Bloomers, le fioriture a scoppio ritardato. Lo dicono molti parametri statistici. L’età media alla laurea in Italia è di circa 26 anni. I giovani italiani arrivano al primo vero giorno di lavoro mediamente a 24 anni, tra i dati peggiori d’Europa.
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