Una regina che uccide chi le è devoto, non è una regina che ispira devozione
Il Trono di Spade
Il trono del tennis e le sue molte pretendenti
È un campo aperto. Anzi no: è un caos. Può succedere di tutto. Questo si diceva del tennis femminile all’inizio di questo decennio, queste erano le parole più usate per descrivere ila scena quando Serena Williams è scesa dal trono. Nessuna è riuscita a restarci seduta sopra a lungo. Naomi Osaka è arrivata come una marea che non chiede il permesso e dopo un po’ le acque sono diventate calme. Ashleigh Barty ha preso la corona e l’ha lasciata per noia, per stanchezza, perché non le interessava. Paula Badosa, Anett Kontaveit, Maria Sakkari e Barbora Krejcikova sono salite fra le prime-tre, si sono affacciate per annusare l’aria e hanno portato presto il loro olfatto altrove. Così la WTA ha cominciato a chiedersi se fosse ancora possibile trovare una numero uno dominante in un’epoca segnata da tanta profondità.
Poi è accaduto che nel 2022 Iga Swiatek ha preso la vetta e l’è piaciuto. Se l’è tenuta. Poco dopo è arrivata Aryna Sabalenka, le si è affiancata ed è cominciato il loro duopolio. Dice Steve Tignor sulla rivista Tennis che a guardare il campo delle qualificate per le finali di Riad, il quadro delle prime-8 sembra essersi assestato. Per il terzo anno consecutivo Sabalenka, Swiatek, Coco Gauff e Jessica Pegula sono nel gruppo. Per il secondo anche Jasmine Paolini. Madison Keys, la numero 7, è comunque una veterana. L’unica vera sorpresa può essere considerata Amanda Anisimova, ma persino nel suo caso il talento non è mai stato in discussione.
Coerenza. Affidabilità. Resilienza. Dice Tennis che non sono parole sexy, non attirano, non costruiscono figure da prima pagina, ma sono la storia sottotraccia della stagione WTA. Quasi tutte le protagoniste della stagione hanno mostrato una di queste qualità, o tutte assieme.
Sabalenka ha perso tre finali importanti e tutte al terzo set. “Sarebbe bastato per far crollare chiunque”. Invece è tornata e ha vinto lo US Open. Anche Swiatek ha attraversato un periodo in cui non si sapeva dove fosse finita, per giunta sulla terra battuta a lei parecchio cara. A giugno sembrava che tutto si stesse sgretolando. Ma quelle sconfitte l’hanno liberata, e sull’erba di Wimbledon ha trovato un gioco più sciolto e aggressivo, conquistando il torneo che non aveva mai neppure sognato di poter vincere. Coco Gauff ha scelto di non imporsi l’obbligo di dover dominare tutto l’anno. Ha detto che il calendario è troppo lungo perché una mortale possa restare sempre al massimo. Così, dopo alcuni mesi opachi, ha vinto Madrid, Roma e soprattutto il Roland-Garros. È arrivata un’altra crisi, l’ha superata, ha vinto a Wuhan e ora proverà a difendere il titolo. E cosa dire di Amanda Anisimova, travolta 6-0 6-0 da Swiatek nella finale di Wimbledon? Quando un cappotto uguale capitò a Natasha Zvereva contro Steffi Graf nel 1988 al Roland-Garros, non ebbe mai più la forza di raggiungere la finale di uno Slam e dovettero trascorrere dieci anni per rivederela in semifinale a Wimbledon. Anisimova invece s’è presentata a New York e l’ha eliminata. Oggi è propensa a dire che «quella sconfitta mi ha resa una stella, e forse anche una campionessa»b.
Come nota Steve Tignor su Tennis Magazine, “può ancora succedere di tutto nel tennis femminile. Ma oggi, più spesso, ciò che succede è che le migliori ritrovano la strada per tornare in cima”. La stagione ha comunque distribuito i suoi quattro Slam a quattro giocatrici differenti: Keys in Australia, Gauff a Parigi, Swiatek a Wimbledon, Sabalenka a New York. Tutte vincitrici diverse ci sono state ininterrottamente dal 2017 con l’eccezione del 2022 e del 2024. Dall’ultimo titolo di Serena [Melbourne 2017], i 34 Slam sono andati a 18 giocatrici . L’unica a portarne due di fila a casa è stata Naomi Osaka con le doppiette USA-Australia del 18-19 e del 20-21.
Per provare a prevedere quale delle quattro vincitrici degli Slam potrebbe trionfare, vale la pena guardare al passato: a tutte le volte in cui le Finals si sono disputate in un anno in cui ogni Slam è stato vinto da una giocatrice diversa.

orizzonti
Sì, ma la gente vuole sapere chi vince
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Come fa a finire un torneo così in un anno così? Abbiamo un sufficiente campione per divertirci a mettere in piedi un giochino. Questo è. Un giochino. Da quando esistono le finali WTA [1972] per 17 volte si è verificata la circostanza di quattro Slam a quattro donne. Senza contare il 2020: il Masters non si giocò e neppure Wimbledon, ma gli altre tre Major fecero la stessa fine. Insomma. Quando è successo, per sei volte ha vinto lle finali WTA la donna di Wimbledon [1978 Navratilova, 1979 Navratilova, 1999 Davenport, 2004 Sharapova, 2008 Venus Williams, 2011 Kvitova], due volte la donna di Melbourne [1981 Navratilova, 1998 Hingis], tre volte la donna di Parigi [1990 Seles, 2019 Barty, 2023 Świątek], due volte la donna di New York [1977 Evert, 2014 Serena Williams], ma soprattutto per quattro volte nessuna di loro: 2005 Mauresmo, 2017 Wozniacki, 2018 Svitolina, 2021 Muguruza. Come si vede: tre di queste quattro volte sono arrivate negli ultimi otto anni. Così, secondo Tennis – e secondo l’idea che abbiamo del calcolo delle probabilità – Swiatek e la favorita, e dopo di lei ci sono chance per Amanda Anisimova, Jessica Pegula, Elena Rybakina e Jasmine Paolini. Non dite che uno non aveva avvertito.