Cosa succede al tennis se cresce il padel

Attenti a non finire come il calcio col calcetto

Un fantasma si aggira per l’Europa e quel fantasma si chiama padel. Nel Regno Unito di Fred Perry e dei fratelli Renshaw potrebbe presto superare il tennis, proprio come è già successo in Spagna. Il numero totale dei campi nel Paese si avvicina ormai a 1.600. All’inizio della pandemia contava meno di cento strutture. Jamie Murray ha spiegato al Telegraph che la facilità di accesso a «uno sport in cui i principianti assoluti possono godersi una partita dopo pochi minuti dal primo colpo» lo rende per molti più attraente del tennis.

«È uno sport divertente, molto sociale», ha detto Murray. «È molto più facile iniziare a giocare. Ogni club di tennis dovrebbe offrire il padel ai propri soci e per attirarne di nuovi, perché i club di tennis nel nostro Paese sono perlopiù morti». Gulp. 

Tuttavia, mister Murray vede pure le conseguenze di quel che si augura. «La gente dice che è rumoroso e i nostri club di tennis sono situati principalmente in zone residenziali, e poi si corre il rischio che il padel prenda il sopravvento sul tennis. È probabilmente un modello di business migliore».

Per illustrare la diffusione del padel, il Telegraph ha elaborato una mappa dei campi a partire dal sito iPadel, dove i club vanno a registrarsi. Il grafico [qui] mostra una crescita spettacolare nella prima metà del decennio e indica gli ampi margini di espansione. Alcune aree, in particolare in Galles e nelle contee orientali come Lincolnshire e Northumberland, restano ancora senza campi. Perfino a Londra centro – dove i prezzi degli immobili e i timori per l’inquinamento acustico costringono a spostarsi verso zone periferiche come Earl’s Court, Wandsworth o Canary Wharf – la disponibilità potrebbe migliorare.

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Sam Kemp, organizzatore di eventi, conferma come la domanda superi l’offerta: «La nostra ricerca suggerisce che quasi un terzo dei potenziali giocatori non trova un campo vicino a casa. Con il numero di praticanti previsto a 600.000 entro la fine del 2026, c’è un enorme bisogno di nuove strutture».

Il Telegraph riferisce tuttavia che in alcuni Paesi la moda si è già spenta. La Svezia, per esempio. Secondo Bloomberg, quasi 90 aziende del Paese legate al padel hanno dichiarato fallimento nel 2023.

Ma la popolazione britannica è circa sette volte quella svedese e non si registrano segnali di rallentamento nella costruzione dei campi. Alan Douglas, di Playtomic – la società che gestisce le prenotazioni della maggior parte dei campi britannici – sottolinea: «Nessun dato dei mercati più maturi, dove il padel è cresciuto negli ultimi 15 anni, suggerisce un calo in arrivo. Secondo le ultime cifre, il padel ha superato il tennis in Spagna», aggiunge Douglas. «Ci sono voluti molti anni, ma la Federazione Internazionale di Padel conta su più di 17.000 campi, con altri in costruzione».

Nel Regno Unito il tennis è ancora in testa. La Lawn Tennis Association conta quasi sei milioni di giocatori occasionali, di cui un milione gioca due volte al mese o più. Come la federtennis in Italia, la LTA è l’ente regolatore di entrambe le discipline. La fusione è arrivata nel 2019, quando il calo del tennis faceva pensare al padel come una soluzione. Nei modelli più ottimistici, dice il Telegraph, padel e tennis si completano in un circolo virtuoso. Dal 2019 la partecipazione adulta al padel è passata da circa 15.000 persone a 400.000, mentre il tennis è cresciuto da 3,7 milioni a 5,8 milioni di adulti, oltre il 50% di aumento.

Ma l’interesse del pubblico britannico verso i tornei professionistici è ancora scarso. D’altra parte, anche il badminton mantiene una base attiva senza copertura mediatica, quindi non è un problema insormontabile, dice Simon Briggs.

Restano invece i problemi legati al rumore: ogni settimana arrivano segnalazioni ai consigli locali con i reclami dei residenti. I giocatori di padel sono spesso esuberanti, i colpi di rimbalzo sul muro posteriore producono un suono paragonato a degli spari. 

I costi

I costi di costruzione raramente sono inferiori a 50.000 sterline per campo. Convertire un magazzino in centro indoor, come fa Padel Hub, richiede un investimento iniziale e spese annuali di almeno 500.000 sterline. Di conseguenza, le quote di Padel Hub partono da 100 sterline al mese, mentre il noleggio dei campi varia da 30 a 80 nelle grandi città.

Il tennis resta più economico: un campo pubblico si trova a 10 sterline l’ora o meno, mentre le quote annuali dei club oscillano tra 20 e 40 senza costi aggiuntivi. Eppure, il fascino del padel è evidente: secondo la LTA, più di 400.000 persone lo hanno praticato almeno una volta l’anno scorso, con un aumento di circa il 300% rispetto al 2023.

Il suo charme è più facile da vivere che da descrivere. Baker di UK Padel spiega: «Sentirai sempre risate provenire da un campo di padel. È anche per il modo in cui la palla fa cose strane rimbalzando su superfici diverse. È per il modo in cui scambi epici si sviluppano con regolarità inaspettata. Il padel è vario, sorprendente e stimolante. A qualunque livello giochi».

Jamie Murray è stato il primo tennista britannico di rilievo a partecipare a un torneo di padel e come suo fratello Andy ha investito in Game4Padel alcuni anni fa, la società leader nel Paese. 

In Italia

Secondo il Report Tennis e Padel 2024 della federazione italiana, nel quinquennio 2019-2023 il numero di tesserati è aumentato del 136%. Grazie al padel, nel 2024 per la prima volta nella sua storia la FITP ha superato il milione di tesserati, con un incremento del 266% rispetto al 2020. In Italia si contano 4.096 circoli affiliati [+29,3% negli ultimi cinque anni], con un totale di 9.323 campi da tennis e 4.982 da padel. Nel 2024, la FITP ha organizzato 1.367 tornei di padel con la partecipazione di 62.541 giocatori.  La Lombardia è la regione con la maggiore diffusione: 400.000 praticanti su circa 1,5 milioni di tutta Italia. Ha 1.451 campi distribuiti in 456 club, con un aumento del 40% rispetto al 2022. Nel 2025 sono stati aperti 33 nuovi club e realizzati 111 campi, pari al 22% del totale nazionale. Di questi, quasi l’83% sono indoor.  Ma livello nazionale nel 2024 la crescita si è assestata con un aumento dell’8% dei campi e del 7% dei club, superando i 4.000 campi indoor.

Cosa ha combinato il calcio

Oh. adesso una la butta lì. Non è che vi dovete spaventare per le mirabolanti imprese di Jannik Sinner e il Rinascimento italiano. E però. Secondo un’analisi di Mapei, nel periodo tra il 2000 e il 2010 in Italia si registrò il picco dell’ampliamento nell’offerta dei campi di calcetto e della conversione degli impianti dal gioco a undici al gioco a cinque. Oggi sono 35 mila. Andate a guardare l’anno dell’ultimo Mondiale di calcio vinto dall’Italia e cos’è successo dopo il 2010 con meno campi di calcio e più calcetto. Altro che ragazzi che hanno smesso di giocare per la strada. 

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