Bob Dylan
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Due fragilissimi papà per la corona dei pesi massimi
▻ Uno, Tyson Fury, si chiama come il più feroce fra tutti. L’altro, George Wilder, nel cognome è perfino più selvaggio. Il primo, The Gipsy King, un pezzo di marmo alto due metri e sei centimetri, 124 chili di peso, ha schiantato un suo avversario trenta volte su trentuno, ventuno per ko. Il secondo, The Bronze Bomber, di cinque centimetri più basso, ne ha battuti quarantadue su quarantatré, e appena uno è rimasto per tutto il tempo in piedi. Fury ha perso solo da Wilder, Wilder ha perso solo da Fury. Nella nuova stagione dei grandi match per la corona di pesi massimi, tredici giorni dopo la sconfitta di Anthony Joshua contro Oleksandr Usyk, vanno al capitolo terzo della loro rivalità per la corona WBC, nata con Liston-Patterson nel ‘63. Sembra uno scontro tra due brutalità e lo è, ma si tratta pure dell’incrocio tra due uomini diventati insieme fragili con l’arrivo di una figlia.
Quando due mesi fa è nata Athena Fury, la sesta arrivata in famiglia, i medici dell’ospedale di Liverpool la trasportarono di corsa in terapia intensiva. Furono chiari come sono chiari i verdetti che non vuoi sentire, la battaglia per salvarla sarebbe stata enorme, era nata prematura alla stessa maniera del suo papà, mezzo chilo di peso quando fu partorito al sesto mese, eppure adesso pugile, eppure campione del mondo. Tyson in estate aveva appena rinviato il match per il titolo, aveva preso il covid, si mise in aereo e volò dall’America fino alla sua Inghilterra per sentirsi dire che Athena ce l’avrebbe fatta. È un peso che George Wilder ha conosciuto da ventenne nel 2005, quando è nata la sua Naieya con la spina bifida. E allora alcol, droghe, depressione. Un mare di spese e una pistola che aveva sempre vicino a sé, un giorno anche troppo, un giorno gli parve che fosse venuto il momento per adoperarla. Si sono salvati tutti e due sul ring. I film sulla boxe non sono mai stati più veri del vero.
Fury è più rapido e stiloso, l’omicidio di George Floyd gli ha dato anche uno spessore politico, una consapevolezza che prima non aveva, anzi, una volta prese una multa per una battuta omofoba, mentre adesso dice: «Io sono bianco, ma discriminato perché nomade, e a nessuno importa niente». Ha sempre lo stesso stile, se non istrionico possiamo dirlo prolisso, mentre Wilder ha cominciato tardi a boxare e c’è chi crede che abbia ancora spazio per crescere (Sugar Shane Mosley, per esempio, l’ha detto a The Ring): se l’americano dell’Alabama ha usato questo tempo di pandemia e di lockdown così appartato e così misterioso per lavorare e per imparare altro, mosse diverse, trucchi nuovi, potrebbe aver aggiunto qualcosa a quel suo pugno capace di togliere un osso da un’oliva. “Wilder non è un cattivo. Ha i suoi demoni. Capisce anche la verità più oscura della boxe” ha scritto Donald McRae sul Guardian.
Sono felice che ci siano solo giudici statunitensi; Di solito sono quelli britannici contro i quali subisci una rapina | Tyson Fury
Dario Torromeo sta coprendo ogni aspetto dell’avvicinamento al match sul suo imperdibile blog e dice di Tyson Fury che “tappe drammatiche hanno scandito la sua esistenza. È scivolato nel buio, accompagnato da chi l’ha sempre amato. Da chi temeva che la luce non tornasse più a splendere. Quante vite ha già vissuto il campione? La depressione. Un disturbo bipolare, la diagnosi apparsa sui giornali aveva intristito il popolo della boxe. Non tutto. Perché di gente che l’odiasse, Fury ne aveva così tanta da riempire Wembley ogni giorno per almeno un paio di anni”.
E poi la decisione che lo privò della licenza, un’indagine della commissione antidoping, i chili saliti fino a toccare quota 181 e i 70 persi in un anno quando decise di farlo. La prima sfida a Deontay Wilder finita pari andando giù al nono e al 12esimo round, la vittoria nella rivincita mandando l’altro al tappeto al terzo e al quinto. Una serie di vicende legate alla proliferazione delle sigle e delle norme finite in tribunale. Il match con Joshua saltato. E adesso ci siamo.
“Cosa può accadere – si domanda Torromeo – sul ring della T-Mobile Arena di Vegas, Nevada? The answer is blowin’ in the wind. La risposta vola nel vento” mentre Wilder – leggiamo – “sabato notte lotterà con il peggiore dei suoi incubi da quando è diventato professionista. Un omone bianco che gli ha preso tutto e l’ha ricacciato indietro nel tempo. Il re dei gitani è il fantasma che lo tormenta. È arrivato il tempo di riprendersi quello che era suo”.
PROSPETTIVE Che succede dopo
Si va sul ring conoscendo pure il percorso futuro e la piega che prenderà la corona dei massimi. La WBC ha annunciato che il vincitore avrà trenta giorni di tempo per raggiungere un accordo con Oleksandr Usyk (campione Wba, Ibf, Wbo, Ibo) per l’unificazione del titolo. Nel caso in cui non ci sia un’intesa, il campione WBC affronterà il campione ad interim, ruolo che il 30 ottobre Dillian Whyte mette in palio con Otto Wallin.
Nate Loop su Bleacher Report si domanda: “Riuscirà Fury a intimidire ancora una volta l’artista del knockout? Wilder ha fatto abbastanza in allenamento per creare migliori opportunità alla sua potente mano destra? Fury ha tutti gli strumenti fisici per dominare di nuovo Wilder. Ha mani più veloci, braccia più lunghe, un ottimo gioco di gambe e potenza sufficiente per mantenere a distanza il suo avversario di 35 anni”.
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Slalom 22 febbraio 2020
rewind cinque trilogie molto famose con frammenti d’autore
① Tony Zale vs Rocky Graziano (1946-1947-1948: bilancio 2-1)
La storia vista in Lassù qualcuno mi ama.
“È più probabile che a venire ricordati nei racconti leggendari del pugilato non siano gli incontri di «boxe» disputati con diligenza, ma le zuffe corpo a corpo” (Joyce Carol Oates)
② Floyd Patterson vs Ingemar Johansson (1959-1960-1961: bilancio 2-1)
Patterson fu atterrato ben sette volte quando la prima volta perse, vinse per ko la seconda, e resistette a due atterramenti alla prima ripresa nella bella.
“Si dice che Patterson, il più giovane ad aver vinto un titolo dei pesi massimi, fosse un non violento che una volta avesse aiutato un avversario a raccogliere il paradenti dal tappeto” (Joyce Carol Oates)
③ Nino Benvenuti vs Emile Griffith (1967-1967-1968: bilancio 2-1)
Un primo match nel quale tutt’e due vanno al tappeto. Una rivincita a soli cinque mesi di distanza. La bella vinta dall’italiano. Una rivalità diventata amicizia.
“Il rumore dei pugni di Griffith ci risuonava nella testa come un’ascia pesante che in lontananza si abbatte su un ciocco bagnato” (Norman Mailer)
④ Muhammad Ali vs Joe Frazier (1971-1974-1975: bilancio 2-1)
Forse la trilogia più famosa: Fight of the Century al Madison Square Garden, Super Fight II ancora a New York, Thrilla in Manila nelle Filippine, con Frazier che gettò la spugna un attimo prima lo facesse l’angolo di Ali.
“Durante un incontro di grande boxe (il primo tra Ali e Frazier, per esempio) siamo toccati nel profondo dalla comunione che il corpo instaura con sé stesso attraverso la carne ostinata di un altro: il dialogo del corpo con il suo io-ombra o con la Morte” (Joyce Carol Oates)
⑤ Sugar Ray Leonard vs Roberto Durán (1980-1980-1989: bilancio 2-1)
La trilogia con la bella più distante nel tempo dal primo scontro. Quando Duran era ormai appesantito, a nove anni dal celebre No más. “Sugar Ray Leonard, il più carismatico dei pugili post-Ali, sviluppò uno stile da ring che era un guizzante equilibrio di opposti, con una patina di arroganza scaltrita e scherzosa, eppure, malgrado tutto il suo talento, fu solo negli incontri più ostici (con Hearns e Durán) che Leonard si dimostrò il pugile di intelligente ferocia che effettivamente era” (Joyce Carol Oates).
connessioni La boxe e la scrittura
A proposito di frammenti d’autore. Qualche anno fa su Repubblica, Valerio Magrelli passò in rassegna poeti e romanzieri che avevano messo pensieri e parole sui pugni.
“Se ne trovano tracce nell’Iliade (Eurialo contro Epeo) e nell’Odissea (Ulisse contro Iro), nell’Eneide (Entello contro Darete) e negli Idilli di Teocrito (Polluce contro Amico)”.
Maurice Maeterlinck, premio Nobel, ha pubblicato nel 1907 un Elogio della boxe. Sette anni dopo Gabriele D’Annunzio descrisse il match tra Carpentier e Jeannette. Secondo Francesca Petrocchi, “il reportage pugilistico si impone come una moderna chanson de geste, autentico surrogato dell’epica classica”.
Un dadaista come Arthur Cravan si spinse a sfidare nel 1916 il campione del mondo dei massimi Jack Johnson. Jack London ha scritto Il messicano e La bistecca, i titoli di boxe per Ernest Hemingway sono Il lottatore e Cinquanta bigliettoni. Nella lista bisogna comprendere Julio Cortázar,(La nobile arte), Pier Paolo Pasolini (Storia burina nella raccolta Alì dagli occhi azzurri), Osvaldo Soriano (Quartieri d’inverno) e pure Bertolt Brecht, che dedicò una biografia a Paul Samson Körner. Italiani contemporanei: Franco Cordelli (Le forze in campo), Antonio Franchini (I gladiatori), Roberto Saviano (Tatanka), David Enia (Così in terra).
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Slalom 7 dicembre 2019
in tv nella notte ore 3 Sky Primafila: la riunione da Las Vegas | Fury-Wilder intorno alle 5