il cambio di De Bruyne e le parate di Svilar: la leva calcistica del martedì

SOLE SUL TETTO DEI PALAZZI IN COSTRUZIONE  Un trio mai visto

La serie A è di fronte a una grossa novità. Da quando esiste il premio di tre punti per ogni vittoria, non c’erano mai state tre squadre in testa alla pari dopo cinque giornate. L’ultimo precedente risale al 1980, quando Inter, Fiorentina, Roma e Catanzaro erano davanti tutte insieme con 7 punti: l’equivalente di 9 o 10 punti oggi [due vittorie e tre pareggi oppure tre vittorie, un pareggio, una sconfitta].

 

E POI MAGARI PIOVE  L’attacco della Juve

La Stampa racconta che in sei partite Igor Tudor ha già adoperato 14 formule differenti in attacco. Nicola Balice considera che siano troppe. Proprio in una fase della stagione che dovrebbe portare a consolidare meccanismi, stanno invece susseguendosi gli esperimenti. E la Juve si è incartata, almeno nelle ultime due partite: dopo le scorpacciate di gol segnati tra Inter e Dortmund, contro Verona e Atalanta i bianconeri hanno proposto un possesso palla continuo quanto sterile. E confuso, appunto. Senza più gerarchie, specialmente al centro dell’attacco. Non è forse un caso se inizialmente tutto sembrava andare nel verso giusto, quando David era il centravanti titolare e Vlahovic la riserva di lusso capace di spaccare in due la partita da subentrante. Poi, dopo l’arrivo di Openda, è cominciata un’alternanza disordinata, anche a causa delle condizioni precarie di Conceiçao e Zhegrova che dovrebbero dividersi più o meno equamente la terza maglia del tridente.

 

  CON LE SCARPETTE DI GOMMA DURA  Conte e De Bruyne

Monica Scozzafava sul Corriere della sera racconta il confronto avuto ieri a Castel Volturno tra l’allenatore del Napoli e il belga dopo l’irritazione manifestata al cambio, seguito a 19 passaggi sbagliati in 73 minuti [troppi per uno del suo livello]. Il Corriere dice che il belga ha incassato in silenzio la lezione (valsa anche come memo per i compagni) e il monito che Conte ha voluto che passasse: sono reazioni di campo, può succedere. Ma è tollerabile una volta sola. De Bruyne ha capito o comunque dovuto capire. In passato gli è capitato di non gradire qualche sostituzione. Guardiola però non ha reagito come Conte. Cambio di vita, anche questo.

Massimiliano Gallo sul Corriere dello sport-stadio considera che il calcio è sport agonistico, non si capisce perché qualsiasi tipo di contrasto dialettico venga vissuto come un dramma. A Kevin sono semplicemente girate. Anche perché a Manchester, nella sua Manchester, era uscito dopo venti minuti senza fiatare, rispondendo garibaldinamente “obbedisco”. Ma se era giusto toglierlo perché il Napoli stava giocando con un uomo in meno sul campo del City, allo stesso modo è meno comprensibile tirarlo fuori quando sono i campioni d’Italia ad avere l’uomo in più, lui ha appena segnato il gol del 2-1 ed è decisamente il più bravo col pallone coi piedi. Non ha detto nulla di eclatante. Magari un fuck buttato lì. Ci sta.  Così come ci sta, in questo calcio testosteronico, che Conte in conferenza abbia arruffato la criniera e regalato la risposta cinematografica che tutti aspettavano.

 

IL CUORE PIENO DI PAURA  La sconfitta del Torino a Parma

Gianluca Oddenino su La Stampa si domanda: Chissà se basterà il coro cantato dai 676 tifosi granata presenti al “Tardini” per svegliare una squadra che continua a collezionare gol e sconfitte. «Se andate in B vi facciamo un c… così» è risuonato allo stadio di Parma dopo questo 2-1 che taglia le gambe al Toro e apre scenari inquietanti. In effetti. 

Antonio Barillà aggiunge che la società è colpevole ma il tecnico non ha alibi. Come può Marco Baroni – scrive – sostenere che «la prestazione è stata più che convincente», che «la squadra si è comportata bene» e «la strada è giusta?».  La peggior difesa, per chiarire, può essere riflesso di una campagna acquisti monca e incongruente, ma il peggior attacco è farina del suo sacco, avendo a disposizione, obiettivamente, punte di buon livello. Baroni molto si giocherà da ex sabato all’Olimpico: alla Lazio non ha lasciato grandi ricordi, al Toro rischia di far peggio. Per la Gazzetta invece il peggiore in campo è stato l’arbitro. 

 

NON È MICA DA QUESTI PARTICOLARI  La lingua dei businessmen

Nella sua rubrica per il Corriere dello sport-stadio, Roberto Beccantini ragiona sull’assunzione dell’australiano Darren Burgess alla Juventus dopo 25 anni di esperienze tra Liverpool, Arsenal, Australia e Usa. Incuriosisce la carica – scrive – «director of performance». Si legge, nel comunicato della società, che collaborerà «a stretto contatto con Damien Comolli, Giorgio Chiellini, François Modesto, Igor Tudor e con tutte le aree tecniche e tutti i gruppi di età del club, per formare un team di alto livello dedicato a promuovere eccellenza nelle prestazioni, innovazione e benessere degli atleti». Director of performance. Se cercate in archivio la «mappa» della Juventus 1984-’85, tanto per abbozzare paragoni, troverete una lista scheletrica: presidente; general manager; direttore sportivo; segretario; allenatore; allenatore in 2a.; allenatore Primavera; medico sociale. In totale, otto voci.  Oggi, sfiorano la trentina. Dal Managing director revenue & institutional relations («sticazzi») al Chief people, culture & Sustainability officer («mecojoni»).

 

UN GIOCATORE LO VEDI DAL CORAGGIO Gli allenatori che rinunciano alla A

Ma pure un allenatore. Ne hanno avuto Pippo Inzaghi e Giovannino Stroppa nel rinunciare alla serie A dopo averla conquistata con il Pisa e con la Cremonese. O forse hanno avuto lucidità, sfilandosi da un contesto che sarebbe stato di lacrime e sangue per cercare la salvezza, preferendone un altro nel quale inseguire una nuova promozione. Sono rimasti in B con Palermo e Venezia, stasera sono avversari. Dall’esperienza si impara. Nel 2020 avevano portato Benevento e Crotone in serie A, con il primo e il secondo posto. Finì che Inzaghi retrocesse subito, Stroppa saltò alla 24esima giornata. 

 

L’ALLENATORE SEMBRAVA CONTENTO  La reazione della Lazio dopo il derby

Nelle pagelle da Marassi per la vittoria sul Genoa, Fabrizio Patania sul Corriere dello sport-stadio ha dato 7 a Sarri: La reazione emotiva post-derby è da applausi, la Lazio risorge, come chiedevano i tifosi. Mau supera l’emergenza con le idee, la logica e l’ordine tattico: 4-4-2, squadra corta e compatta, difesa super. Era giusto reintegrare Basic, centrocampista di ruolo. Per ora è una ripartenza, ma il dubbio viene: se fosse questa la via maestra?.

 

UN PALLONE CHE SEMBRAVA STREGATO  Modric

Il Corriere della sera parla di Fattore Modric per il croato che finge di avere 40 anni. Carlos Passerini scrive che dopo Milan-Napoli c’è un’immagine che è già cult per i tifosi: lui in ginocchio dopo il fischio finale, in mezzo al campo, con le braccia al cielo. la sola presenza del croato, con la sua etica del lavoro, la sua classe, la sua umiltà, ha contribuito ad alzare subito il livello degli allenamenti. Il resto è un’applicazione maniacale. Nella gestione del sonno, dell’alimentazione, dello stress, del fisico in generale. Crioterapia, piatti di pesce che sono il suo cibo preferito, lunghe passeggiate in zona Porta Nuova a Milano dove abita con la moglie e i tre figli, full immersion di partite di serie A in tv per accelerare il processo di apprendimento. E sta imparando l’italiano. Va a lezione ogni giorno. Ma soprattutto – attenzione: A Milanello è sempre fra i primi ad arrivare e fra gli ultimi ad andarsene, insieme a Rabiot.

ENTRÒ NELL’AREA TIRÒ SENZA GUARDARE  Kean senza gol

Diciassette tiri in porta e 14 sono andati fuori. Se la Fiorentina si trova inferiore della classifica con 3 punti in cinque giornate, così distante dalla dimensione internazionale che si è data, c’è il contributo della mira di Moise Kean. Non solo. Ci sono un (non) gioco che non l’aiuta e la connessione ancora da trovare con il compagno di turno là davanti, anche se gli spazi se li va a prendere comunque a prescindere da chi ha accanto. A Pisa gli sono stati cancellati due gol per fuorigioco, vizio che aveva e continua ad avere dice Francesco Gensini da Firenze per il Corriere dello sport-stadio

 

IL PORTIERE [NON] LO FECE PASSARE  Le parate di Svilar

Un solo gol subito, quattro partite da tergicristallo [qui su Slalom è stato deciso stamattina all’alba dopo un board che clean sheet non si dice e il concetto di portiere che tiene la porta inviolata sarà prodotto dal termine tergicristallo]. Sono i numeri del numero 1 della Roma e il Corriere dello sport-stadio racconta con Jacopo Aliprandini: L’adorazione di Svilar, tra il sacro e il profano, è in questo momento il tema più effervescente tra i romanisti. Basti pensare che l’ultima moda dei ragazzi è quella di avere nel portafogli una sorta di santino del portiere serbo come portafortuna: «Svilar, ovunque proteggimi». La raffigurazione goliardica – e sacrilega – di Mile con l’aureola è ormai diventata la prima immagine che sui social viene pubblicata al termine dei novanta minuti.

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