Come salvare il povero Gimenez: la leva calcistica del martedì

La diversità dei 40 anni di Modric

un pallone che sembrava stregato

Quarant’anni, diciamo. È la prima cosa che viene in mente quando sbuca il nome di Luka Modric. Lui si sta stufando. È comprensibile. Si sta stufando perché i suoi quarant’anni sono diversi. Si vede a occhio nudo che non si portano dietro lo strascico malinconico del tramonto differito. Domenica contro il Bologna Modric è stato più elettrico di molti ventenni. È nella squadra giusta. Gioca una sola partita a settimana, si allena, riposa, prepara i Mondiali. 

Un altro fattore da considerare è che i suoi quarant’anni sono quelli di un campione emerso dal sistema croato, dove reclutamento e formazione sono speciali. È l’Uruguay d’Europa, un paese piccolo dove nelle accademie non possono puntare sulla quantità per fare setaccio. Hanno meno materia prima, devono sceglierla e modellarla bene. Così è abitudine radicata far allenare spesso le Under-16 contro dei diciottenni, le Under-18 contro i ventenni, le Under-20 contro gli adulti. Spicca chi resiste alla selezione naturale. Non tutti diventano Modric, ma chi diventa Modric non sfiorisce presto. 

Undici ha scritto che è l’attrazione numero uno per i milanisti, un po’ come succede per i nuovi locali, quelli che hanno aperto da poco e devono ingranare: i tifosi arrivano a San Siro per lui, comprano la sua maglia, lo osannano, lo applaudono. Il Milan aveva bisogno di un dottore che riattivasse il suo elettroencefalogramma. Non ha un camice bianco, ma forse assomiglia più a un professore che, oltre a spiegare, fa vedere nel concreto come si rivoluziona un ambiente depresso

 

Il cuore pieno di paura

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Al povero Gimenez non ne entra una. Arrivò dal Feyenoord al Milan in tempo per sfidare i vecchi compagni in Champions e farsi battere. In Nazionale le sue prestazioni scemano. Col Milan non sono mai decollate. Domenica con il Bologna ha avuto un paio di occasioni per segnare ma una è andata a sbattere sul palo dando l’impressione che fosse un gol mangiato. Mmm. Forse sì, forse no. Gimenez aveva la palla sul suo piede, ma aveva perso l’equilibrio del corpo, la palla ballonzolava, la porta era coperta da un difensore. Il punto vero è che Gimenez aveva faticato a controllare la palla, come se si fosse alzata, nel rimbalzo, sopra le sue previsioni. Come se qualcosa lo avesse sorpreso. Oppure, come se la sua gamba non si fosse alzata abbastanza, come se qualcosa dentro di lui si sia rifiutata di controllare bene quella palla ha scritto Ultimo Uomo nel descrivere un attaccante a disagio, prigioniero di tocchi maldestri, con poca sensibilità, legnoso. Una rigidità, una lentezza, che lo rende goffo e lo costringe ad allargarsi prima di calciare addosso a Skorupski

Daniele Manusia ha detto che un attaccante che non segna è a tutti gli effetti un supereroe privato dei propri poteri.  Non c’è niente di più tragico di un attaccante che sembra sbagliare apposta le occasioni che gli capitano. E non c’è niente che crei più empatia nei tifosi, in quelle persone normali che nella loro vita quotidiana di occasioni ne sbagliano moltissime, quasi tutte apposta, anche se magari non ne sono consapevoli.

Torna in mente allora una cosa raccontata da The Athletic un anno fa, la spiegazione cioè di come il team medico e di preparazione atletica del Feyenoord avesse analizzato a suo tempo gli schemi motori di Gimenez – accelerazioni, decelerazioni, corsa alla massima velocità, cambi di direzione – notando che il controllo del tronco e del bacino poteva essere migliorato. Il Feyenoord riteneva che lo stile di corsa di Gimenez fosse un ostacolo per la sua espressione ai massimi livelli. Con il supporto e la comprensione di Arne Slot, Gimenez è stato sottoposto a un programma di allenamento su misura per sei mesi. Il Feyenoord ha incaricato un nutrizionista di seguirlo, ha portato Gimenez in una palestra di boxe per aumentare la sua aggressività e gli ha fatto conoscere le vasche di galleggiamento.

Leigh Egger, responsabile delle prestazioni del Feyenoord, spiegò a The Athletic che in queste vasche l’acqua è molto viscosa, puoi semplicemente galleggiare grazie al sale che ti sostiene, e dentro l’acqua ti ritrovi completamente al buio, senza suoni né luce. Puoi dormire, puoi meditare, puoi fare quello che vuoi. Pare che una volta fuori ti mangi meno gol. Boh: si potrebbe ritentare, no?

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