La controversa iniziativa al BernabéU
Benvenuto Mastantuono, benvenuto caro Franco nel nostro calcio europeo, in particolare in quello spagnolo. Le tue delizie al limone con la maglia delle meringhe sono assai attese. Ti meriti tutte le attenzioni del tuo nuovo pubblico. Meriti un coro tutto per te. E poiché ti chiami Franco, un coro tutto per te esiste già da tempo, il coro che la Spagna cantava negli anni Trenta del Novecento per il suo caudillo.
Questo ha fatto “una parte considerevole del Santiago Bernabéu” secondo la definizione adoperata da Rafa Cabeleira su El Pais. “Avrebbero potuto scegliere un’altra formula, un’altra cadenza, un’altra melodia, ma hanno scelto consapevolmente di imitare uno dei gridi di esaltazione del fascismo classico, e anche del fascismo moderno: basta visitare qualche festa popolare o qualche locale notturno alla moda, per rendersene conto. Forse sarebbe opportuno trattarla come una grande barzelletta, come la conferma che la Spagna ha voltato pagina e può permettersi certe libertà spiritose, pur senza perdere di vista la massima universale: a pensare male spesso si ha ragione”.
Mastantuono si chiama Franco senza che nulla c’entri Francisco. «Abbiamo tutti il diritto di essere ciò che siamo» ha spiegato lo scrittore Juan Tallón durante la presentazione del suo ultimo romanzo, si intitola El mejor del mundo e il protagonista si chiama Antonio Hitler Ferreiro, viene da Ourense, costruisce e vende bare. «La provocazione è più che accettabile – ha spiegato in un’intervista – purché non sia solo questo, ma cerchi di raggiungere qualcosa, purché abbia una giustificazione».
El Pais scrive allora che “il corso degli eventi e la stagione stessa saranno sufficienti a contestualizzare l’intenzione di un coro che, nella peggiore delle ipotesi, dimostrerà il cattivo gusto e la scarsa memoria di chi si ostina a cantarlo”.
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Come Francisco Franco utilizzò il calcio
Quattro anni dopo la rinuncia a sfidare l’URSS per motivi politici, la Spagna aveva gli Europei in casa e di certo non poteva sottrarsi. Non solo non poteva, stavolta Francisco Franco non voleva. Aveva maturato nel frattempo per il calcio un sentimento nuovo. Grazie alle vittorie del Real Madrid in Coppa dei Campioni. Scrive Daniel Gómez Amat in La patria del gol: “La percezione popolare che il Real Madrid sia la squadra del regime nasce con le vittorie europee, debitamente utilizzate da Franco, incollato al televisore ogni volta che giocano los Blancos. Grazie ai gol del Real, la Spagna migliora la sua immagine internazionale e il Real si converte in un super ambasciatore al servizio della diplomazia franchista”. La cosiddetta fase del nacionalfutbolismo aveva nel ministro José Solís Ruiz il sorriso del regime.