I Mondiali di pallanuoto sembrano Europei
Ho visto un posto che mi piace, si chiama Europa: direbbe Cesare Cremonini se Bologna non fosse Basket City ma avesse nel suo dna la Santa Pallanuoto [© Roberto Perrone]. L
a Santa Pallanuoto è l’ultimo luogo in cui il piccolo povero docile vecchio continente riesce ancora a mettersi al centro del mondo. Piacerebbe a Ursula von der Leyen.
Che succede? Due cose. La prima: la pallanuoto avrà una nuova squadra campione del mondo sia in campo maschile sia in campo femminile. I maschietti della Croazia sono usciti ai quarti di finale, le americane sono andate fuori ieri in semifinale.
La seconda: saranno due squadre europee.
La cosa non è sorprendente fra gli uomini, ma tra le donne sì. In 11 delle ultime 12 edizioni dei Mondiali, in finale c’era sempre stata una squadra extra-regione. Australia e USA sono due movimenti di riferimento da decenni. Singapore segna invece una svolta o forse solo una nuova parentesi dopo quella del 2023. L’Australia è uscita quarti e le USA ieri, tutt’e due battute dalla Grecia, oro nel 2011 ma mai fra le prime tre né prima né dopo d’allora, e solo a Doha 2024 in semifinale.
Dopo la Coppa del mondo vinta in primavera, la conferma del lavoro iniziato da Alexa Kammenou e proseguito da Haris Pavlidis, “ma soprattutto la capacità di un movimento di produrre giocatrici di qualità: nessuna nazionale vanta oggi un duo di centroboa come quello composto da Xenaki e Myriokefalitaki, mentre tra le esterne è evidente il salto di qualità di giocatrici come Tricha e Santa” [Fabrizio Napoli, Waterpolo Development].
Sfiderà per il titolo l’Ungheria, per la terza volta in finale nelle ultime quattro edizioni ma senza oro dal 2005. Magiare è aggettivo breriano e magico, un incantesimo pareva in porta la signorina Neszmély, 14 parate contro la Spagna in semifinale mentre dall’altra parte Martina Terré non ne ha presa una. A 27 secondi dalla fine del terzo tempo il risultato era di 14-5. Un’uscita di scena rumorosa per la nazionale che aveva giocato le ultime due finali olimpiche [oro 2024 e argento 2021], due ori e un argento europeo nelle tre edizioni più recenti, bronzo e argento agli ultimi due Mondiali.
Il nervosismo del Settebello
Federico Militello dice su Oa Sport che “dichiarazioni di facciata a parte, l’obiettivo era quello di giocarsi un posto in finale. Si è parlato di una squadra rinnovata, che avrà bisogno di tempo per consolidarsi verso Los Angeles 2028. Eppure, su 15 convocati, i debuttanti erano 4, non 10”.
Oa Sport sottolinea l’assenza di due “pilastri” come il portiere Marco Del Lungo [“siamo sicuri che si possa fare a meno di lui a 35 anni? Abbiamo visto in passato estremi difensori disimpegnarsi ad altissimi livelli sino all’alba dei 40”] e il mancino Gonzalo Echenique [“proprio la mancanza di mancini è un problema”]. Il giudizio generale di Oa è che “il Settebello stia vivendo una fase di stagnazione. Sandro Campagna è il ct di questa Nazionale addirittura dal 2008: in qualsiasi sport si tratterebbe di un lasso di tempo lunghissimo, per non dire insolito. siamo sicuri che a questa squadra non serva una scossa? Quello che si è notato, negli ultimi anni, è un nervosismo piuttosto dilagante. Non ha alcuna giustificazione il gesto di Matteo Iocchi Gratta: una ginocchiata gratuita ad un avversario che, nei fatti, ha compromesso la spedizione iridata e mesi di lavoro. Qualche ingranaggio si è rotto, e non da oggi”.
Un’altra svolta per Benedetta Pilato
Il Corriere dello sport-stadio racconta che la ranista di Taranto lascia Torino. Prende casa a Roma. “I contatti andavano avanti da un po’, d’altra parte la famiglia è la stessa [l’Aniene] e un cambio di guida tecnica rientra nell’ordine delle cose soprattutto nello sport moderno”.
Si allenerà con Mirko Nozzolillo, “particolarmente a suo agio con i velocisti. Prova ne sia la carriera praticamente senza fine di Silvia Di Pietro, 32 anni, convocata per Singapore”.
Pilato lascia Antonio Satta che l’ha portata a sfiorare il podio olimpico nei 100 rana, il famoso quarto posto a un centesimo dal bronzo e a sei dall’argento. A giugno dell’anno scorso ha nuotato il record italiano [1’05″44]. Il fatto nuovo è che i Giochi di Los Angeles inseriranno nel programma i 50 rana, la gara sprint che è la più amata da Pilato, la sua culla, quella che le viene meglio, la sola a cui parteciperà già da Singapore. Roma e Nozzolillo hanno un senso in questo senso. Un ritorno alle radici. Un pensiero chiaro, netto e lucido all’oro olimpico della California.