La fatica di credere a Pan Zhanle e ai campioni lontani

Indagine de L’Equipe Magazine sul campione di nuoto cinese

  Le ombre cinesi, così le chiama L’Équipe Magazine stamattina nel dedicare la copertina del nuovo numero settimanale a Pan Zhanle, oro olimpico e primatista del mondo nei 100 stile libero, il cinese che ha segnato i Giochi ma che ancora rimane un enigma. In genere gli enigmi sugli sportivi sono direttamente proporzionali alla distanza culturale e geografica rispetto a chi ne parla. Pan Zhanle non fa eccezione. Qualche tempo fa in un’intervista a L’Équipe, il gran capo della WADA disse che se i cinesi fossero americani non ci sarebbero tanti sospetti su di loro. Ma anche le sue frasi sono in qualche modo condizionate dal braccio di ferro che esiste tra l’agenzia antidoping internazionale e quella statunitense. 

Il magazine del giornale francese ha mandato a Pechino un inviato, Nicolas Herbelot, proprio per incontrare l’inafferrabile boss dello sprint trovando un ventenne con un’ambizione sconfinata ma limitato dal restrittivo sistema cinese. Ne riparliamo meglio nei prossimi giorni, quando ai Mondiali inizieranno le gare in piscina [Per chi è impaziente il pezzo è qui]

Nell’editoriale che apre il numero, Antoine Bourlon scrive che a luglio va di moda esprimere dubbi, discutiamo a volte senza dibattere, ma solo a partire dalle nostre convinzioni e da certe sensazioni. Luglio è il mese del Tour e ogni dominatore in maglia gialla fa volare il pensiero al texano che mentì. 

nuoto cina

La risposta è che non abbiamo risposte, ammette Bourlon. Un anno fa, nel bacino della Défense, è stato Pan Zhenle a farci dubitare. Dopo i ripetuti scandali del nuoto cinese, un giovane con una faccia molto simpatica, ha battuto il record dei 100 metri stile libero senza mezzi termini. Alcuni allenatori lo hanno detto senza mezzi termini. Non abbiamo potuto fare a meno di pensarlo anche noi. C’è una teoria che condivido pienamente. Questi moderni, ultra-dominanti, grandi vincitori o sono dei ladri criminali o sono completamente incapaci di dimostrare la loro verità. Tuttavia, quando hanno ragione loro, è una condanna per il pubblico e per la stampa, cioè per noi, il cui compito consiste nel dubitare ciecamente di tutto in ogni momento

Certo, a Bourlon si potrebbe far notare che in Francia viene più facile dubitare di Pan Zhanle che di Léon Marchand, come del resto accade da noi, il paese dei complotti orditi contro sublimi ciclisti e gloriosi marciatori, ma il nostro compito – scrive Bourlon – è quello di andare a conoscere anche coloro di cui dubitiamo, e questa curiosità governa sempre le nostre scelte. Pan soddisfa tutti i requisiti. Proviene da un paese lontano – riconosce il magazine francese – dall’accessibilità incerta, dove la libertà di espressione è superflua. Schiaccia solo il tempo e sa molto poco di vini. Insomma è la più bella macchina del sistema spartano cinese. E tutto il resto si vedrà. 

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