La fine della corsa mondiale della Palestina

 

La fine della corsa mondiale della Palestina

Ci sono posti dove mai una gioia, nemmeno effimera, passeggera e risibile di fronte ai drammi della storia. Così la Nazionale di calcio della Palestina ha perso ieri sera le sue chance di correre ancora per un posto ai Mondiali subendo il gol del pareggio dall’Oman al 97esimo minuto su calcio di rigore, vedendo svanire quella che L’Équipe aveva chiamato una goccia di speranza in un oceano di tristezza.

La Palestina vive la condizione di essere riconosciuta dalla FIFA e dal CIO ma non dall’ONU e di giocare i tornei ufficiali in Asia mentre Israele lo fa in Europa. L’allargamento dei Mondiali a 48 squadre, con l’aumento dei posti da 4 a 8 per l’Asia, aveva offerto la grande chance. Fino a ieri sera, quando serviva battere l’Oman per accedere all’ultima fase. Secondo la Federcalcio palestinese, sono morti oltre 370 calciatori tesserati dall’inizio della guerra di Israele in risposta agli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Si è giocato in Giordania, ad Amman, e il portavoce federale Dima Said dice che l’assedio, i bombardamenti e la distruzione delle infrastrutture hanno reso quasi impossibile il normale funzionamento del calcio nel paese. 

L’uomo che ha messo fine alla corsa si chiama Al-Subhi, autore del gol su rigore, o forse potremmo dire che il destino si è incarnato in Ahmad Taha, il terzino sinistro che ha commesso il fallo in area di rigore su Muhsen Al Ghassani.

Taha è nato in Israele ma ha scelto di rappresentare la Palestina suscitando discussioni e polemiche. In occasione di una partita contro il suo Kafr Qasim, i giocatori del Maccabi Jaffa si sono rifiutati di stringergli la mano. Il ministro israeliano per lo Sport e la Cultura, Miki Zohar, ha detto: «Un giocatore del campionato israeliano è venuto a giocare qui con la divisa della nazionale palestinese, come se fosse una cosa naturale. Non possiamo far finta di niente. Un calciatore che gioca nel campionato nazionale dello Stato di Israele non può rappresentare un’entità che non ne riconosce il diritto di esistere».  

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