Quei tiri ciechi di Haliburton che ci vedono benissimo
Quella famosa GenZ che non ha visto mai l’Italia ai Mondiali – rassereniamo il pubblico da casa – nel frattempo vive facendo altre cose. Escono molto di sera, per esempio, mentre noi restiamo a casa a guardare il calcio, bah, loro a quell’ora chissà che fanno. Coi cellulari che si portano dietro guardano la NBA, e quando Tyrese Haliburton mette dentro un canestro a tre decimi di secondo dalla fine di Gara-1 di finale contro la favoritissima Oklahoma, si scambiano messaggi del tipo: L’ha fatto di nuovoooo, oppure Se dovessi affidare la mia vita a un tiro allo scadere, metterei il pallone tra le mani di Haliburton.
Sembra che abbiano un loro equilibrio. Non portano ancora i segni di qualche trauma per non aver visto ancora l’Italia ai Mondiali. Sono solo un po’ presi dalle cose che sentono dire, ‘sta cosa del precariato sul lavoro, nessuna speranza di avere una pensione, nessun accesso al mutuo in banca per comprare una casa, il cambiamento climatico, un paio di guerre, i femminicidi, ma tutto si supera, dai, mo’ c’è prima ‘sta cosa dell’Italia che non va ai Mondiali da cui dobbiamo proteggerli. È che loro sono fragili e non sanno gestire tutto. Si abbattono.
Ragazzi, tranquilli, ci pensiamo noi. Come sempre.

Per la quarta volta nella trama dei play-off, gli Indiana Pacers hanno rimontato e vinto una partita che pareva persa. In Gara-1 di finale sono risaliti da -15, rimontando gli ultimi 9 punti di svantaggio nei 2 minuti e 52 secondi finali. Avevano fatto una colossale impresa anche in Gara-5 contro Milwaukee [-7 a 35 secondi dalla fine], in Gara-2 contro Cleveland [-7 a 47 secondi dalla fine], in Gara-1 contro New York [-14 a 3 minuti e 44 secondi dalla fine]. ESPN la chiama l’arte delle rimonte scrivendo che probabilmente questi Pacers sono la squadra che migliore della storia nel risalire la corrente. Hanno messo in fila una galleria di eventi del genere, inpredictable, analizzando punteggi medi eccetera, una cosa fatta per benino – ci sono pure dei grafici [si trova tutto qui]
Nella sua rubrica domenicale su Repubblica, Gabriele Romagnoli ricorda che di tutti i 48 minuti di gioco Indiana è stata avanti solo per 3 decimi di secondo, “gli ultimi e decisivi. L’importante è dunque finire? O meglio, finire bene? C’è nella trama di un incontro di pallacanestro – scrive – un dramma sotteso che ricorda la costruzione di un castello di sabbia in riva al mare: quand’è compiuto e si è in procinto di staccare le mani per contemplare l’opera si sente il rumore dell’onda in arrivo. Poi può fermarsi a un centimetro o travolgere tutto. Per questo c’è chi guarda soltanto l’ultimo minuto, tanto quel che accade prima non resterà. A volte è così che viviamo. Si dice che una unione è stata un fallimento perché dopo dieci o vent’anni ci si è separati, trascurando quel che ha dato in quel lungo frattempo”.