
Le bugie. C’è qualcosa che a Jasmine Paolini fa perdere il sorriso. Non una palla break sprecata, non un doppio fallo, non un nastro che fa impennare la palla e la rende inafferrabile. Le bugie. Quello sì. Le bugie la fanno ammattire. È questo il verbo che usa. Ammattire e infuriare. Come McEnroe con gli arbitri. You cannot be serious. Anche le bugie che i bugiardi definiscono a fin di bene. Jasmine Paolini dice di saperle annusare lontano un miglio e allora ti sgama, fa domande a trabocchetto come quando gioca una palla corta e ti spezza i piani.
I piani di Cori Gauff sono stati spezzati intorno al sesto-settimo game del primo set, quando la partita che se ne stava in bilico sul 4-3 ha avuto un parziale di 8-3, Jasmine ha sbagliato 20 palle e l’americana 50, perché ha messo il 76% di prime contro al servizio il 53% dell’altra, perché l’altra ha aggiunto la sua fatidica quota di doppi falli [7] alla ragioneria della partita. C’era stato un momento in cui i servizi gratuiti di Andy Roddick avevano migliorato la messa in gioco della palla dell’americana. I consigli devono aver smesso di arrivare, la relazione tecnica con Brad Gilbert si è interrotta e già in semifinale – contro la cinese Zheng – Gauff aveva sommato 16 doppi falli e concesso 27 palle break.
Stefano Carina sul Messaggero ricorda che vedendo giocare Coco da ragazzina, Gianni Clerici scrisse di aver rivissuto un’estasi dell’epifania simile a quelle provate con Capriati, Seles e Hingis, «mi è venuto in mente addirittura Mozart da bambino».
“Sei anni dopo – scrive Carina – Gauff ha perso un po’ di questa magia dipinta dal giornalista comasco, crescendo soltanto in forza e potenza. Due qualità che tuttavia quando la trovano in una giornata no come accaduto ieri si trasformano in una Torre d’Avorio dalla quale è impossibile fuggire”
Christopher Clarey, un tempo firma del New York Tennis e oggi titolare di una newsletter di riferimento nel settore, ha scritto su X che Paolini ha giocato “in modo molto positivo e intelligente: ha neutralizzato Gauff con palle profonde al centro del campo e ha aspettato il momento giusto per attaccare lungolinea e a rete”. Anche il suo ex allenatore, Renzo Furlan, nello studio di Sky ha detto che ogni tanto bisogna avere la forza di cambiare. Si sono lasciati prima della stagione sulla terra rossa e lui adesso accenna ogni tanto all’influenza di Sara Errani su un nuovo atteggiamento in campo, una nuova strategia: non tanto sui colpi – sulla tattica, ecco.
IL CAMBIAMENTO
Cambiare, strappare, ogni tanto si deve. Anche l’ascesa definitiva di Sinner coincise con la fuga dal guscio di Piatti e Bordighera. Quando Marc Lopez è arrivato nel box di Jasmine Paolini, ha promesso che non le avrebbe cambiato il gioco e neppure le avrebbe messo pressione per farla finita con il doppio, anche se così i giorni di riposo in un torneo vengono azzerati. Deve aver presto capito quel che Furlan ripete da ieri, giocare anche il doppio accanto a Sara Errani le ha dato consapevolezza e lievità. Tra un po’ non ci sopporteremo più – ha detto una volta scherzando Paolini. Erano andate in vacanza insieme alle Maldive e poi subito in Australia per il torneo dello Slam, ma stamattina questa insofferenza non è nel conto. Errani aveva le lacrime ieri sera in tribuna e a mezzogiorno vanno in campo per difendere il titolo nel doppio.
Emanuela Audisio su Repubblica dice che “il tennis alla fine è semplice: devi giocare meglio dell’altra. E decidere tu le righe. Non si sta in campo come d’autunno sugli alberi le foglie. Anche se dal cielo inizia a cadere qualche goccia. Ci si sta con personalità, con preparazione, con maturità agonistica, scegliendo la cosa giusta. Che ne vogliamo fare delle nostre vite? Le lasciamo lì a galleggiare e magari ad affondare oppure ci mettiamo a remare verso una direzione?”.
Con il tennis italiano si procede per riscritture e aggiornamenti. Nove anni fa stavamo celebrando il quarantennale dell’ultima Davis italiana e allo stesso tempo era partita la commemorazione del movimento femminile, privo di una giocatrice fra le prime-100 al tramonto del ciclo Pennetta-Schiavone-Vinci. “Quello che sta accadendo al tennis italiano è talmente incredibile da non stupire quasi più, come se dopo un giro di 360° gradi i pianeti si fossero riallineati. E adesso che la rotazione è completa il sole si chiama Italia”: lo scrive Paolo Brusorio su La Stampa.
Sara Errani è il ponte con quel che fu. L’ultima italiana a vincere gli Internazionali era stata Raffaella Reggi quarant’anni fa, nel momento di massima crisi del torneo, costretto a spostarsi a Taranto per respirare. Jasmine Paolini può diventare la prima giocatrice a fare la doppietta romana singolare-doppio a trentacinque anni di distanza da Monica Seles. Trentacinque, com’è possibile? È successo ieri.
Prima che la Coppa di Jasmine venga ingoiata dalla sinnerite, Giulia Zonca su La Stampa fa notare che “anche ieri, la Rai le ha dedicato parole troppo scontate dopo un risultato così: «piccola e immensa», «pure senza essere giunonica» e sono frasi in scia di un grande entusiasmo, uscite dopo tante congratulazioni, ma Paolini è molto più e molto altro rispetto alla somma dei dati che, in teoria, comporrebbero una ideale e perfetta tennista, all’atto pratico inesistente. Non c’era nessuna volontà di sminuirla e ancora meno di offenderla, però si rischia di farlo se si continua a metterla in prospettiva e non in primo piano”.
le conseguenze per la classifica
La straordinaria serie di successi di Jasmine Paolini a Roma la spinge da lunedì al numero 4 del mondo e scavalcherà la difficile Iga Swiatek al numero 5. Ciò significa che Swiatek, quattro volte campionessa del Roland Garros, potrebbe affrontare una qualsiasi delle prime quattro nei quarti di finale a Parigi, sempre che arrivi davvero tanto avanti in tabellone.
Non vince un titolo dallo scorso Roland-Garros. È finita anche lei nella rete della contaminazione da doping involontario [trimetazidina] ma al contrario di Jannik Sinner ne è uscita travolta. Un anno fa si contavano i 6-0 che dava alle avversarie, 12 dal torneo di Indian Wells a marzo fino al Masters di novembre. Nove sono stati anche in questo 2025, ma ha cominciato pure a prenderne, come quello da Madison Keys sulla terra di Madrid, seguito da un 1-6 1-6 con Cori Gauff. A Roma è uscita alla seconda partita giocata contro Danielle Collins, contro Jelena Ostapenko ha perso due volte su due [e fanno sei su sei in totale], Giorgia Mecca ha scritto su Sky Sport Insider che “niente è rimasto come prima. È lei ad essere cambiata: fragile, vulnerabile. Ciò che resta è una ragazza che compirà 24 anni il prossimo 31 maggio, che è stata 125 settimane la tennista più forte del mondo (lo è diventata la prima volta nell’aprile del 2022, dopo il ritiro improvviso di Ashleigh Barty), che ha vinto tre Roland Garros consecutivamente, quattro in totale, una donna da 22 titoli and still counting nascosta dietro un asciugamano a piangere, piangere e piangere”.
Il rimescolamento delle gerarchie produrrà un tabellone pieno di turbamenti a Parigi. Swiatek, Mirra Andreeva, Keys o Zheng; una di loro rischia di essere l’avversaria di Sabalenka nei quarti di finale, e una per Gauff, oltre che per Paolini.
Così rapidamente passa la gloria nel tennis, soprattutto nel circuito WTA. Al prossimo Roland-Garros saranno fuori dalle teste di serie Ons Jabeur [tre finali Slam], Belinda Bencic [un oro olimpico], Emma Raducanu [titolo a NY 2021], Danielle Collins [finale a Melbourne 2022], Naomi Osaka [quattro Slam, ex numero 1], Anastasia Pavlyuchenkova [finale a Parigi 2021], Viktoria Azarenka [due Slam in Australia, cinque finali], Bianca Andreescu [titolo a NY 2019 da teenager].