Il Giro d’Italia | Le strade senza tempo di Matera

 

Quando nel 2019 Matera venne scelta come capitale europea della cultura, qualcuno contò in 55 i film che erano stati girati in città, dai più vecchi come Le due sorelle di Mario Volpe, La Lupa di Alberto Lattuada fino a La Passione di Mel Gibson e Basilicata Coast to Coast di Rocco Papaleo. Il Messaggero la chiamò Sassollywood: molta spiritualità [il Vangelo di Pasolini] ma pure Wonder Woman. Il cinema ha fatto diventare Matera un paese meridionale del Settecento (Il sole anche di notte), di inizio Ottocento (Allonsanfan), un paese basco del Novecento (L’albero di Guernica), un paese siciliano degli anni Cinquanta (L’uomo delle stelle), un posto surreale e fiabesco per C’era una Volta e Il tempo dell’inizio.

Prima di tutti, ma proprio prima di tutti-tutti, era stato a Matera Carlo Lizzani per realizzare un documentario, per cercare di indagare su quel mondo contadino descritto da Carlo Levi e soprattutto Rocco Scotellaro. In Danza [dalla raccolta Margherite e rosolacci] dice: A crespe lievita e mezz’onde / in alto il mare / Così della fanciulla in bicicletta / la veste svolazza. / La carnagione bianca / in vivido contrasto / con la bulsetta rossa / piccola, succinta

Sulle strade di una città divina, una città che sa diventare ogni posto in ogni luogo, il Giro arrivò la prima volta nel 1976. Johan De Muynck allungò a 4 km dal traguardo togliendosi dalle ruote il povero Osler e soprattutto togliendo la maglia rosa al suo ex capitano De Vlaeminck. Le cronache del tempo raccontano che Vincenzo Torriani, l’architetto della corsa, era euforico. Avete visto – dice – oggi sono caduti soltanto in due. Il bergamasco Gimondi, poco distante, non si capacitava del fatto che Cristo si fosse fermato a Eboli, e il Giro invece doveva andare più sotto. Disse: «In Sicilia forse non c’era molta scelta, Torriani può avere anche delle attenuanti, ma oggi che bisogno c’era di far passare i corridori su quelle strade che avranno duemila anni? Oggi è stato lui a voler cosi. Gioca con noi come se fossimo del fantocci».  

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