Il secondo tempo più lento a Huy degli ultimi 13 anni
Chissà se sta succedendo qualcosa. O forse è solo una scena di passaggio. Ma il Tadej Pogacar battuto sia a Roubaix e soprattutto sul Cauberg, il Tadej Pogacar che vince a Huy con la faccia da nonno o da tartaruga [copyright Alexandre Roos, L’Équipe] spinge a farsi qualche domanda sulla sua intatta disponibilità al dominio.
Adesso abbiamo un dato che alimenta la percezione dell’occhio. Mercoledì alla curva Claudy Criquielion Pogacar ha mostrato tutta la sua potenza, restando seduto sulla sella, staccando tutti a 500 metri dal traguardo e dando 10 secondi a Kévin Vauquelin: dal 2003 nessuno aveva vinto in cima al muro di Huy con un distacco simile. Tutto giusto, tutto esatto, tutto bello. E però.
E però la scalata del muro di Huy, quell’ultimo km più lungo del mondo, non è stata la più veloce di sempre: ormai a Tadej questo si chiede come verifica costante della sua grandezza. Il record è rimasto nelle mani di Julian Alaphilippe e di Alejandro Valverde, con i 2 minuti e 41 secondi impiegati rispettivamente nel 2012 e nel 2014 [qui c’è la tabella con tutti i tempi di tutti i vincitori]. Pogacar aveva vinto due anni fa salendo in 2:46 mentre mercoledì ce l’ha fatta in 2:55. Come dire che dal miglior Alaphilippe e dal miglior Valverde avrebbe preso un distacco [14 secondi] superiore a quello dato a Vauquelin.
Non solo non è stato il più veloce, ma è stato il secondo più lento degli ultimi 13 anni. “Diversi fattori – scrive L’Équipe – spiegano il tempo dello sloveno, più lento di quello di nove degli ultimi dieci vincitori. Innanzitutto le condizioni meteo, la Freccia si è svolta sotto un diluvio universale. Poi il vuoto da lui stesso creato: quando si è voltato per vedere l’entità del danno che aveva causato, Pogacar ha rallentato il passo per prendersi il tempo di assaporare la vittoria”. Anche questo è vero. Però chissà. “Non vediamo l’ora che arrivi domenica” ha scritto Roos. E chi siamo noi per dare torto a Roos.