Gianni Brera: di Volpati dovrebbe accorgersi Bearzot

23 APRILE 1985
IL VERONA è passato indenne a San Siro, dove l’ha virilmente aggredito il Milan. Ha trascorso alcuni minuti in preda a legittima confusione: giuste erano infatti le marcature prescritte da Bagnoli ma troppo grande divario correva fra gli stacchi di Hateley e quelli più moderati dei difensori di Garella. Volpati perdeva il confronto e stentava a trovare le misure. Poi ha rimediato in virtù della sua bravura, che consta di intelligenza e coraggio.
Volpati sta allo scudetto del Verona 85 come Pinna d’oro Marini allo scudetto dell’Inter ’80. È uno di cui si sarebbe dovuto accorgere Bearzot a dispetto degli anni. Hateley ha sgomentato tutti all’ avvio ma poi Volpati e Garella si sono mirabilmente accordati sui tempi: quando il lancio milanista cercava in aria l’impetuoso giovinotto inglese, Volpati dava il via all’uscita: Garella, che non è un mostro di stile, ma sì d’intuito, usciva a smanacciare palla e lo stacco di Hateley veniva perpetrato invano.
Ho letto accuse al Milan e a Lidas per la monotonia d’uno schema ripetuto fino al dispetto: il lancio a spiovere o il lancio teso (effettuato due volte). E che altro avrebbe potuto il Milan? Ci ha quel ragazzo acrobata e Virdis, che è pure bravo in alto ma soprattutto colpisce bene la palla se può muoversi al suo ritmo, che è molto blando. I due soli lanci tesi effettuati per Hateley hanno portato a gran rischio la porta del Verona: sul primo, una punizione diagonale di Wilkins da destra, lo stacco dell’inglese ha mortificato Volpati ed ha rischiato di far fesso Garella: il portierone si è messo in volo al suo modo sbirolento e ha schiaffeggiato palla fino a deviarla sul secondo palo (rispetto ad Hateley). Intanto è ricaduto e, mentre bocconi mordeva la terra, si è accorto che il palo gli aveva graziosamente restituito il passaggio. Questo episodio ha avuto luogo al 3′ ed ha indotto i veronesi ad affrettare i tempi per le giuste contrarie.
Il Milan ha seguitato a dar di capa nella difesa avversaria e non ha mai tentato conclusioni con palla a terra. Il Verona reggeva a stento. Gli mancava Briegel; gli mancava Fontolan, che è il solo reputato acrobata davanti a Garella. L’assenza di Briegel era crudele. Fanna ovviava all’inconveniente prodigandosi in progressivi stordenti. Era magnifico a vedersi, l’azzurro, nei recuperi e negli spunti veloci. Poi s’è stancato e alla ripresa ha meritato la comprensione dei giusti. Non ha brillato nemmeno Di Gennaro, al quale mancavano Briegel e Volpati sui fianchi. Il suo merito grande è non voler strafare.
Per solito i registi deputati si ritengono in dovere di mostrarsi tali assumendo iniziative non indispensabili e sempre pericolose. Benchè io tema di sfiorare l’eufemismo, ripeto che il merito principale di Di Gennaro è questa sua perfetta coscienza di essere modesto. Sopraffatto in centrocampo, il Verona non è mai riuscito a smarcare con decenza le sue punte, fra le quali nessuno ha brillato ma molto meno Larsen di Galderisi. Quando il Milan ha un poco mollato i pappafichi, si è avuta l’impressione che il calcio “italiano” del Verona dovesse ricevere un premio superiore alle sue stesse speranze. Purtroppo era scaduto Fanna sul piano dinamico e tonico; Larsen è stato arronzato duramente da Tassotti, Galderisi è rimasto solo a battersi e dibattersi davanti a Terraneo: il colpo a sorpresa non ha avuto luogo.
È bastato al Verona partirsene indenne da San Siro e come sempre Bagnoli è stato scaltro e saggio nel commentare l’indubbia prodezza dei suoi. Si è poi abbandonato Bagnoli a un patetico rimpianto: di non riuscire mai a spuntarla sotto gli spalti della sua città. Ma era piuttosto un messaggio d’amore per Milano e tutti se ne sono accorti. Con la squadra che si ritrovava, Bagnoli avrebbe fatto carte false per un pareggio: ha fatto quello, molto meritorio, e non le carte false. Dire che il Verona appare stanco significa portare i sempiterni vasi a Samo e le sempiterne civette ad Atene. Non è una scoperta conturbante: è solo una constatazione ovvia.
Il Verona è in testa dal via: ha provato a staccare le grandi tradizionali di ben sei punti: segno che ha sempre tirato con molta gagliardia, pagando il giusto. Il solo rischio è ora che si rilassi un tantino troppo. Per sua fortuna riceverà la Lazio, che può battere di goleada. Briegel ruggirà davanti al portiere laziale, che appartiene soltanto agli orsi. Briegel sa essere leone e rinoceronte. Il riposo l’ avrà sicuramente ritemprato: e in casa riprenderà spirito maramaldo anche Larsen, che balla un tantino nel manico rispetto agli europei dell’estate scorsa. Da come finirà il Verona si potranno indurre i comportamenti futuri: uno scudetto costa sempre molto: né il Verona è tale complesso da sovrastare le avversarie di troppi palmi. L’anno che segue risulta sempre critico. “Pepper preppresunzione”, insinuava Gipo Viani. Per logico logorio psicofisico, dico io in tutta modestia. Ora stiamo a vedere come conclude Bagnoli, nella sua mirabile compostezza.