Curtis, Mao e compagnia: l’età dei post sdraiati

 

I nuovi adolescenti dello sport italiano

Novella Calligaris andava alle Olimpiadi in Messico a 14 anni e saliva per tre volte sul podio in Germania a 18 con tre record europei. Anche Benedetta Pilato ne aveva 14 quando sbucò da una Taranto senza piscine per vincere l’argento ai Mondiali e Federica Pellegrini ne aveva 16 quando ai Giochi di Atene le misero delle foglie di lauro intorno alle testa e l’argento al collo nei 200 stile libero. Quando c’è l’acqua di mezzo spesso va così. Tania Cagnotto si buttava giù dai tre metri di un trampolino alle Olimpiadi di Sydney e aveva appena compiuto 15 anni, e sempre 15 ne aveva Cinzia Savi Scarponi quando nuotava a farfalla e la portarono ai Mondiali di Berlino. 

Adesso dalla città di Venezia e nei 200 stile libero, la stessa città e la stessa gara di Federica Pellegrini, è sbucata Alessandra Mao che ne ha compiuti 14 a inizio marzo. Dal 2010 non c’era una ragazzina della sua età tanto veloce, anche se in realtà nel 2010 la più veloce di tutte [Diletta Carli] era più lenta di Mao di quattro secondi. Se tutta questa eccitazione significa qualcosa, lo scopriremo con il tempo. 

Non tutte le bambine prodigio restano prodigiose fra le adulte. Monica Olmi vinse a 13 anni i titoli italiani nei 100 e 200 farfalla [1983] e ne aveva 14 quando nuotò la finale olimpica degli 800 stile libero a Los Angeles, ma quattro anni più tardi a Seul già non c’era più. Sarebbe riapparsa nella 25 km di fondo ai Mondiali di Roma e agli Europei di Vienna, aveva 24 anni e si stava regalando l’ultimo valzer. 

Alessandra Mao ha pure il cognome giusto. No, non per quello. È che tre lettere nei titoli funzionano benissimo. Mao arriva in fretta pure là. Ha vinto il titolo nei 200 nuotando i primi 50 metri in 27.99, a metà gara era seconda in 58.18, a 4 centesimi da chi aveva virato in testa. La terza vasca è stata la più lenta [30.82], probabilmente strategia, perché la chiusura in 29.86 le ha fatto mettere la mano sulla piastra 26 centesimi prima di Matilde Biagiotti, così anziana da avere vent’anni e già un’esperienza olimpica in staffetta alle spalle. Mao ha detto a Elisabetta Caporale in RAI che «questa vittoria non cambia niente, continuerò a lavorare esattamente come prima», ma come direbbero i Matia Bazar c’è tutto un mondo intorno, e quello cambia, eccome se cambia. Il responsabile nazionale delle squadre giovanili, Marco Menchinelli, ha già detto che con questi risultati gli pare inevitabile aggregarla alla Nazionale maggiore, mentre l’altro tecnico federale Marco Pedoja – l’allenatore che seguiva Nicolò Martinenghi da bambino – pensa che quando nasce un talento così, non lo puoi trattenere nelle squadre jr.

Cosa possiamo fare noi per far stare meglio cotanta gioventù? 

Gianmario Bonzi, voce del nuoto olimpico su Eurosport, suggerisce per esempio di non dire che Sara Curtis ha battuto il record  di Federica Pellegrini. Ha battuto il primato italiano dei 100m sl femminili. Punto. O meglio, ha fatto anche quello sì, ma come conseguenza. Credo che la prima notizia sia più importante del resto. Per altro, non è nemmeno questa sorpresa clamorosa, ce lo aspettavamo. Anche perché non stiamo parlando di tempi interstellari o mega galattici a livello assoluto, non era neanche la gara di Pellegrini quella dei 100m sl, se non proprio da teenager. Per l’elite mondiale bisogna scendere abbondantemente sotto i 53″ e la ragazza cuneese, dal potenziale enorme, ancora senza doppi allenamenti per dirne una, lo sa benissimo. E ci arriverà.

Oggi con 24.43 si resta fuori dalla finale olimpica e con 53.01 ci si entra per un pelo arrivando ottave. All’élite mondiale Curtis arriverà se la costruzione del suo mondo sarà lasciata libera di fermarsi, riprendere, rallentare, accelerare. Lia Capizzi ne disegna stamattina un ritratto preciso al suo debutto sul Corriere della sera, parla di stimmate di predestinata per i 10 ori europei juniores, di nuotata dalla bracciata ampia sempre in presa e con una bella frequenza e racconta di quelle piccole grandi abitudini manie quotidiane che fanno una relazione con un allenatore, nel suo caso Thomas Maggiora che la segue da quando aveva 10 anni.

Un dialogo costante – si legge sul Corriere – fatto anche di whatsapp scritti quando Sara lascia la piscina insoddisfatta, troppo precisina e autocritica se un allenamento non viene come vuole. Poi la sera, a letto, rilegge quel messaggio inviatogli dall’allenatore, ridando il giusto senso a tutto

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«Non sono proprio una persona semplice da capire»

SARA CURTIS

Studentessa dell’Istituto tecnico economico turistico. A giugno dovrà fare la maturità e poi andrà a studiare psicologia negli USA, probabilmente alla University of Virginia – scrive Capizzi parlando di una storia familiare di poesie e di uova. Le poesie sono quelle che la diciottenne ama scrivere per mettere ordine nei pensieri più oscuri, le lettere per nonna Liliana e nonno Paride che la accompagnavano in piscina vicino a casa a Savigliano, prima che prendesse la patente.Le uova sono quelle che hanno fatto incontrare mamma e papà mentre erano in fila al mercato di Porta Palazzo a Torino. La signora Helen – scrive Capizzi – è nata nella parte più povera della Nigeria, correva senza le scarpe, è arrivata in Europa a 19 anni alla ricerca di un futuro migliore. È la più grande ispirazione della figlia, l’ha arricchita di un mix di culture, la sprona ad andare più veloce, l’aiuta a fare le treccine che adesso Sara ama alla follia ma che un tempo odiava, colpa delle battutine dei coetanei sui suoi capelli afro. Papà Vincenzo, alle spalle un paio di partecipazioni ai campionati nazionali di ciclismo, le ha trasmesso l’amore per le passeggiate in bicicletta. La leggerezza del vento in faccia, la stessa di quando gareggia in acqua, spensierata. A Riccione sono andati a vederla per la prima volta. 

Maurizio Crosetti su Repubblica racconta che oggi la madre lavora in una fabbrica di panettoni e biscotti, il padre è camionista. Vivono in un posto che si chiama Genola, in campagna, tra galline, conigli e oche. A Savigliano gli abitanti hanno firmato una petizione perché le si costruisca una piscina

Giulia Zonca su La Stampa dice che Sara Curtis ha avuti i suoi naturali intoppi, ma un andamento progressivo in cui è sempre cresciuto fino ad arrivare a questa consistenza. Non solo i successi, soprattutto la capacità di ripetere cronometri che le consentirebbero l’ingresso in qualsiasi finale mondiale.

Sara Curtis of Italy competes in the Mixed 4 x 100m Medley Relay during the short course World Aquatics Swimming Championships 2024 at Duna Arena....

Una generazione nuova

È tipico del nuoto cambiare spesso il mazzo di carte, anche se alla precocità di una Summer McIntosh che già esisteva ai tempi di Krisztina Egerszegi, adesso si aggiunge la longevità delle Dara Torres: le 7 medaglie d’oro più anziane nella storia del nuoto olimpico sono tutte concentrate nell’ultimo ventennio. 

Nel nuovo mazzo del nuoto italiano c’è pure la carta di Anita Gastaldi. Ha preso il pass nei 200 misti e nei 100 dorso. Si allena tra Vinovo e Torino, dove ha seguito il suo allenatore con cui lavora da 8 anni per un cambiamento radicale. Prima non faceva doppie sedute di allenamento, né palestra, si allenavo solo in vasca corta e i risultati ora si vedono. Dice che le piace staccare dal nuoto, stare con le amiche, con il fidanzato e suggerisce che dovrebbero farlo tutte, non focalizzarsi solo sul cronometro, sul nuoto, imparare a staccare aiuta a rendere di più. Dice che glielo ha insegnato la compagnia di Anna Pirovano, l’ha aiutata a fare quel passo in avanti verso un altro mondo.

Questa è la differenza rispetto ai giorni di Novella Calligaris e pure di Federica Pellegrini. Nel romanzo di formazione dell’adolescenza nuova, il villain o la villain non nuotano nella corsia di fianco. Il villain o la villain stanno acquattati e riparati al buio, in qualche ombra nascosta dentro di sé. A questa nuova generazione va riconosciuta la capacità di parlare in pubblico di mostri e fantasmi, guardarli in faccia, dargli un nome, chiedere aiuto per batterli. 

Ne ha scritto Valerio Piccioni su Domani. Fra serie tv e messaggi social ci siamo immaginati una generazione monocorde fatta di ragazze e ragazzi figli delle chiusure del Covid e delle opprimenti aspettative dei genitori, schiavi del telefonino, poco pazienti, spesso in fuga alla prima difficoltà. Ovviamente un pugno di storie non significa milioni di adolescenti, forse però abbiamo bisogno di uno sguardo non superficiale per capire quello che si muove

È la generazione dei post-sdraiati, fanno sport da bambini. molto spesso hanno genitori che hanno fatto sport e forse capiscono di più il rischio dell’ossessione da risultato. È la generazione che a Sara Curtis e Alessandra Mao, aggiunge gli sprint di Kelly Doualla, le curve di Kimi Antonelli, servizio e volèe di Federico Cinà, i canestri di Dame Sarr, le nuove schiacciate di Merit Adigwe. Forse stanno tornando indietro anche le sciate di Lara Colturi, 18 anni, andata a gareggiare sotto la bandiera dell’Albania per poter conservare il suo team privato. Il sito Newsport ha scritto che avrebbe chiesto al CIO di tornare azzurra per mancanza di fondi della federazione di Tirana.

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Pietro Corcella, insegnante di educazione fisica all’istituto Einaudi di Canosa e tecnico dell’Atletica Sprint di Barletta, ha detto a Piccioni che «questi ragazzi sono più spavaldi, nel senso buono della parola. Non hanno ancora avuto batoste dalla vita, anche perché spesso protetti dai genitori. Ecco perché è fondamentale la loro vita a scuola. Per prepararsi al momento in cui scopriranno le difficoltà, un altro tipo di concorrenza. Ci sono studi scientifici che dicono proprio questo: i giovani vincono magari il titolo cadetti e allievi poi si perdono. Questo è il punto su cui conta il nostro ruolo», mentre la psicologa dello sport Barbara Rossi mette in guardia dall’agonismo precoce, per le conseguenze dell’overparenting e dell’overcoaching che condizionano le crescite.  È interessante la considerazione di Consolato Campilongo, allenatore nelle giovanili del Caronno Pertusella Volley in provincia di Varese: «Spesso queste ragazze leggono, hanno interessi, magari sono meno attratti da quelli sociali come eravamo noi una volta. Ma hanno ugualmente un bisogno di comunicare, di scontrarsi e di riappacificarsi. Sono un po’ più fragili? Forse sì, un’osservazione per un fondamentale eseguito male e ti dicono: “Così ci fa calare l’autostima”… Molto spesso incide la presenza continua dei genitori. Molto meno forte nelle famiglie di origine straniera».

Ma tra i record di Sara Curtis e le bracciate di Alessandra Mao si fa strada un sospetto. Che la fragilità sia una maniera pigra di definire una nuova delicatezza. Che cosa vi ha fatto di male la delicatezza?

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