Che ci fa di nuovo Marat Safin su un campo da tennis

Il ritorno come coach di Rublev

Diamine, ma quello è Marat Safin. Chi se lo ricorda, Safin, quando ancora poteva dirsi folklore presentarsi in tribuna con le safinette, cioè le sue cheerleader personali, un gruppo di groupie accompagnate da leggende metropolitane? Lui.

È riapparso nel circuito a Monte-Carlo accanto a Rublev, per la prima volta nelle vesti di un coach. Più o meno. 

L’Équipe gli ha scrutato proprio l’abbigliamento e ha scritto che vestito di nero, casual ma elegante, non si direbbe un allenatore, non è vestito come di solito la categoria esige, piuttosto come spesso ha fatto nella sua vita di eccentrico e carismatico attaccabrighe. L’ex gloria è ancora una star, anche se ultimamente è stato molto discreto, ma adesso arruolato da Andrey Rublev per aiutarlo a combattere i suoi demoni”

Rublev non ha vinto una partita dopo il titolo di Doha e spaventa tutti quando si spacca una racchetta sulle ginocchia o sulla testa. Sono momenti che Safin conosce bene per averli praticati, anche se per la verità preferiva frantumarle a terra, in quel suo modo di incanalare la sua energia traboccante scrive con eleganza L’Èquipe

Come diceva Ciotola in Sportacus, allora la domanda del cronista è la seguente: Safin è la persona più adatta a spiegare l’arte Zen al suo giovane connazionale? La risposta de L’Équipe è sì. O meglio la risposta che il giornale francese ha raccolto fra i suoi interlocutori. «Ha molto da offrire a Rublev» spiega Jérémy Chardy che ha accompagnato Safin al torneo alternativo UTS di Nîmes – il circuito nato sulle ceneri dell’esperimento di Mouratoglou in pandemia, il tennis con le carte degli imprevisti.

«È motivato, mi ha detto che sarà con Rublev per tutto il tour sulla terra battuta. Guardando al passato giudichiamo le cose in modo diverso».

Safin vorrebbe insomma evitare a Rublev i rimpianti che oggi gli pare di sentire. 

Non esiste un maestro migliore contro i crolli emotivi di chi a volte ci si è perso dentro, rammaricandosi troppo tardi. Questa è l’idea. Immaginiamo che Safin saprà farsi rispettare ha scritto L’Équipe. Secondo lo svissero Marc Rosset, uno di quelli che lo conosce meglio, compagno durante gli anni piccanti e perfino suo consigliere per un periodo quando il russo si era stabilito a Ginevra, «la gente ha l’impressione che Marat sia stato solo un animale da feste, un playboy. È del tutto falso. È tutt’altro che un tipo superficiale, abbiamo avuto molte discussioni sul senso della vita. A Marat piace vivere delle esperienze. C’è una certa somiglianza nel modo in cui giocano. Safin ha un’idea su come migliorare il tennis di Andrey. Sa che altri ci hanno provato, ma lui può dirgli: Non commettere gli stessi errori che ho fatto io»

Tuttavia Rublev ha scelto di aggiungere Safin al team, non di separarsi da Fernando Vicente. «È la prima volta che Marat allena un giocatore di alto livello. Siamo tutti curiosi di vedere» dice Monfils – che domani si troverà il russo davanti come avversario [Rublev, non Safin]. L’epoca – sottolinea il giornale francese – non lascia più lo stesso spazio di una volta alle eccentricità

[in realtà si diceva anche ai tempi di Safin rispetto ai tempi di Nastase, e probabilmente ai tempi di Nastase rispetto ai tempi di chissà chi]

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