La separazione tra De Bruyne e il Manchester City

“Una enciclopedia del passaggio”

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    È finita tra De Bruyne e il Manchester City, ce lo hanno fatto sapere venerdì e The Athletic parla di lui come di un serio candidato al titolo di miglior giocatore di sempre nella storia del club, accanto a David Silva e Colin Bell. Nella generazione dei contemporanei, secondo il magazine americano, solo Mohamed Salah compete con De Bruyne per essere indicato come il numero 1 passato dal campionato inglese.

Portano la fiaccola della nuova generazione di stelle. De Bruyne non ha brillato di una luce fugace. È stato il miglior giocatore nella squadra migliore del campionato per un decennio”.

Pep Guardiola è il signore dei complimenti e dunque viene da lui la frase che meglio scolpisce De Bruyne. «Tutti possono fare un’azione, due azioni, un assist, due assist, ma per quanti anni e per quante partite? Questo rende De Bruyne unico».  

Ha segnato 187 gol e ha avuto stagioni da 20 assist. Un giorno era infastidito perché dalle statistiche ne era stato sottratto uno al quale teneva molto: contro l’Arsenal. Aveva condotto la palla fino alla linea di fondo e aveva crossato con il piede sinistro per Gabriel Jesus, ma per una deviazione minuscola di Calum Chambers, i notai-ragionieri che affollano le nostre stanze non glielo avevano attribuito. Ha fatto un mucchio di gol eppure lo ricorderemo come “una enciclopedia del passaggio” e sempre The Athletic qui aveva raccolto durante i Mondiali un po’ di voci e un po’ di capitoli: il dove, il come, la distanza. 

Una volta un amico comprò casa e decise che per due-tre mesi non sarebbe mai uscito di sera, diceva di aver affrontato una spesa e adesso doveva sfruttarla. Ecco, se avete fatto l’abbonamento a The Athletic e adesso lo dovete sfruttare, allora qui c’è un sondaggio su chi sia stato il centrocampista più influente nella storia della Premier League: si vota ancora secondo quella cosa antica chiamata democrazia e si può scegliere fra quelli che vi sono già venuti in mente in questi dieci secondi: Lampard, Gerrard, Yaya Touré, Keane, Xabi Alonso, Fabregas, Vieira, Makelele, Ince, De Bruyne, Kanté, David Silva. Manca Antonino Criscimanni solo perché quando giocava Criscimanni non esisteva ancora la Premier League, ecco. 

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Ma di De Bruyne ha scritto pure Jonathan Liew sul Guardian, e quando Jonathan Liew scrive Slalom non si sa sottrarre. Liew dice che De Bruyne ha fatto sembrare i suoi compagni di squadra dei geni e ancora una volta sta facendo la mossa giusta al momento giusto Non è la prima volta che De Bruyne legge la situazione alla perfezione. Non è la prima volta che individua la mossa giusta appena un attimo prima di tutti gli altri. È sempre stato il suo dono: non solo scegliere l’opzione giusta, ma farlo più velocemente di chiunque altro, guadagnando quelle frazioni di secondo cruciali quando tutto il resto era in movimento e solo lui era immobile. Non è stato l’unico aspetto in cui De Bruyne ha dimostrato di capire il gioco del calcio meglio di tanti. Da adolescente in difficoltà nell’accademia del Genk, notò il modo in cui il club aveva improvvisamente smesso di pagare la famiglia affidataria che lo ospitava, per poi riprendere silenziosamente a farlo quando lui aveva iniziato a segnare

Ci sono bravi scrittori che su un aneddoto del genere costruirebbero un intero romanzo di formazione. Anche Liew potrebbe reggere 100 righe sul significato simbolico di quest’aneddoto nell’esistenza di KDB, ma preferisce dire che sarebbe troppo semplice definirlo un Beckham rosso, sarebbe semplice e ingiusto, perché al di là della sua tecnica squisita (e diciamocelo, molti giocatori sanno passare bene la palla al giorno d’oggi), ciò che definisce De Bruyne è l’intensità soffocante, non solo il passaggio killer ma il passaggio killer alla fine di uno sprint che ha spaccato i polmoni, non solo il cross preciso ma i sei passaggi e le corse che lo hanno preparato. Sapeva segnare e creare, pressare e passare. Difficilmente avrebbe potuto desiderare un allenatore migliore di Pep Guardiola, uno dei pochissimi uomini con un’ossessione per la perfezione che corrispondeva alla sua, due brillanti nerd del calcio che hanno nerdato il calcio fino alla morte.

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