La vittoria in Catalogna verso il Giro d’Italia
È stata ardimentosa l’impresa di Primoz Roglic al Montjuic, la collina olimpica di Barcellona dove ieri s’è chiuso il Giro di Catalogna. A 21 km dal traguardo ha mollato la compagnia, ha staccato il giovane Ayuso e s’è andato a prendere la tappa con la maglia. Finito y chiuso [questo è Vujadin Boskov]. Se il messaggio in bottiglia di Pedersen ondeggia fra le onde verso le pietre e le strade del nord, quello di Roglic è destinato alle coste e alle cime del Giro d’Italia.
A Roglic si dedica stamattina Pablo de la Calle su El Mundo descrivendolo come un ciclista che rompe gli stereotipi. Quando al mattino si alza, mette le scarpe da corsa ed esce a sciogliere i muscoli. “La maggior parte dei runner – spiega El Mundo – trova controproducente abbinare la corsa al ciclismo, lui invece non rinuncia a un’attività che lo aiuta a ricaricare le batterie e a schiarire la mente. Lo sloveno è un runner che corre per 15 minuti ogni volta che può. Dopo consuma un frullato al succo di ciliegia e prima di cena fa due spuntini. Roglic è diverso nelle abitudini e nell’allenamento. Eccelleva nello sci dal trampolino, ma dopo una grave caduta si è dedicato alla bicicletta. Ha iniziato ad allenarsi seriamente poco prima dei 20 anni e ha debuttato a 25, un’età avanzata allora e ancora di più oggi, quando i ragazzi compiono il grande salto poco dopo essere diventati maggiorenni”.
Nella sua panoramica sui metodi usati da Roglic per reggere il passo dei giovanottini, El Mundo scrive che proprio il ritardo nel raggiungere l’élite può spiegare l’energia che lo anima. “Roglic si sente cinque anni di meno. Raramente perde la calma per un’azione in corsa ed è ambizioso come pochi altri”.
Thomas Gloag, uno dei suoi compagni di squadra alla Visma durante il Giro d’Italia di due anni fa, nel podcast How to become a Pro lo ha descritto come “un killer assoluto in bici”. Per El Mundo più semplicemente è “un anticonformista, con un’esperienza che rappresenta un valore aggiunto, come confermato domenica con la sua magistrale vittoria in Catalogna, dove vecchio lupo ha sconfitto il giovane sfidante che lottava per strappargli il comando del branco”.
CHE SUCCEDE COL VECCHIO AMORE DEL TRAMPOLINO
Intanto nello sport che è stato la culla di Roglic, c’è stato il nuovo record del mondo e l’ha battuto uno sloveno come lui. Si chiama Domen Prevc, atterrato a 254,5 metri dal trampolino di Planica, migliorando di un metro il primato che resisteva dal 2017: era dell’austriaco Stefan Kraft. “Domen è fratello di Peter – sottolinea il Corriere della sera – il primo sciatore a superare la soglia dei 250 metri nel febbraio del 2015. Non solo: la sorella Nika, due settimane fa, ha firmato il record mondiale femminile con una distanza di 236 metri”