Pedersen travestito da Pogacar e Van der Poel
I proverbi insegnati da bambini restano dentro la testa dei futuri adulti. È vero che quando i gatti non ci sono i topi ballano, ma fin qui siamo nel campo del divertimento. Se i topi vogliano invece spaventare i gatti, allora devono imparare a graffiare come loro. Se Mads Pedersen vuole avere anche una sola chance di essere preso sul serio per la vittoria nel Fiandre e alla Roubaix da Pogacar e da Van der Poel, allora deve vincere come fanno Pogacar e Van der Poel.
Questo deve essere stato il ragionamento dentro la sua testa e dentro la squadra, quando a 56 km dal traguardo di Wevelgem, il primo campione del mondo su strada mai avuto dalla Danimarca ha salutato la compagnia e ha fatto una di quelle azioni così antiche e all’improvviso pure così contemporanee. È la corsa che Pedersen meglio conosce e meglio interpreta. Nel 2020 aveva messo in riga un terzetto di avversari pover’illusi [Florian Sénéchal, Matteo Trentin e Alberto Bettiol], l’anno scorso aveva strappato lo scalpo a Mathieu Van der Poel «[Non mi è mancato», ha detto con un certo spirito], stavolta è partito da solo sul Kemmelberg “dove aveva già acceso un petardo durante il primo passaggio, venti chilometri prima” spiega L’Équipe.
All’età di 29 anni è nel tratto migliore della sua parabola. La tripla corona a Wevelgem lo appaia a Eddy Merckx, Rik Van Looy, Peter Sagan, Tom Boonen, Mario Cipollini e Robert Van Eenaeme. Tra una settimana, a Oudenaarde, poi tra due settimane a Roubaix, la Lidl dovrà inventarsi un altro piano, altro ottimismo e altre energie se Alex Kirsch, uno dei gregati, dice di sentirsi come se avesse perso tre anni e mezzo della vita sua [complimenti per il mezzo – tre anni e mezzo, vai a capire perché].