La Ducati corre contro la Ducati: ma se c’è un posto dove può perdere è Austin

|   Il giorno in cui avrò paura di rischiare

non sarò più adatto a fare il leader

Nelson Mandela

 

 prima di tutto

    La Ducati corre contro la Ducati

Ma se c’è un posto dove può perdere è Austin

 

  Nessuno ha ancora battuto Marc Marquez finora. Né per la pole, né in una Gara Sprint e neppure in un GP lungo. Nessuno batte in sostanza la Ducati, ma questa settimana arriva l’unico circuito sul quale la moto italiana ha mancato il successo nel 2024: il circo apre nel pomeriggio con le prove libere di Austin, nel Texas. Un tracciato dal quale spesso vengono fuori esiti anomali: un anno fa vinse Maverick Viñales su Aprilia, nel 2023 l’Honda di Rins. Resta tuttora l’ultimo successo di una marca giapponese nella classe regina del Motomondiale. 

La Ducati punta alla ventesima vittoria consecutiva, sarebbe la seconda sequenza di tutti i tempi, e la migliore per un marchio italiano: la MV Agusta ne fece 20 tra il GP di Germania 1968 e quello di Ulster 1969. Il record assoluto è di 22 successi di fila, messa a segno dalla Honda tra Malesia 1997 e Olanda 1998.

Il tracciato gira in senso antiorario e presenta un sacco di punti spettacolari. È lungo 5.513 metri. Fatto di 20 curve, 11 girano verso sinistra e nove a destra, con una differenza di altitudine totale di 41 metri.

Paolo Beltramo per Sky Sport Insider dice che la vicina città è pure lei interessante, piena di musica. È infatti stata la residenza scelta da un grande chitarrista come Stevie Ray Vaughan e, dopo la sua morte, il luogo dove si è tenuto il primo ‘Guitar Festival’ organizzato da Eric Clapton in suo onore e ricordo. Austin è diversa dalle città tutte grattacieli degli Stati Uniti e ha una main street dove si snodano, uno dietro l’altro, locali caratterizzati da ogni tipo di musica immaginabile: dal blues, al jazz, al rock, alle varie elettroniche. Però la caratteristica che spesso vedrete sulle cartoline (sì, ci sono ancora, per quanto rare) sarà il volo dei pipistrelli, quando al tramonto lasciano il loro rifugio sotto le arcate del ponte sul fiume Colorado. Gli abitanti del luogo dicono che sono addirittura un milione e mezzo: uno spettacolo quotidiano piuttosto unico.

 

       Il Joker del motociclismo

 

Repubblica con Massimo Calandri ha intervistato il campione del mondo Jorge Martin passato dalla Ducati all’Aprilia, in convalescenza dopo l’intervento chirurgico per la caduta durante i test invernali. Oggi si presenta al paddock per salutare amici e avversari. «Farò un tentativo in Qatar nella prima sessione di prove, vediamo come va. Se non provo troppo dolore, allora corro. Mi sarò rotto le ossa più di cinquanta volte, in carriera. Troppo impetuoso, istintivo, incosciente? E perché mi sono steso la prima mattina di prove a Sepang? Non potevo esser più prudente a poche ore dalla partenza per la Thailandia? Sì, no, forse: è il mio lavoro. Ogni giorno impari qualcosa. La sofferenza ti dà più tempo per pensare. E io sono una macchina che genera dubbi. C’è stato un momento in cui mi sono chiesto se sarei tornato a correre. Basta tormentarmi: non vedo l’ora di tornare su una moto».

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.