I margini di crescita di Andreeva e Draper

I successi di Mirra e Jack a Indian Wells

Di Mirra Andreeva ci siamo già detti tutto. O quasi. In questo tennis che promuove la longevità è l’anomalia, la teen-nista ribelle, un’anomalia. Ha vinto il primo Indian Wells della sua carriera e i primi due Masters 1000 dell’anno con una svolta tecnica accanto a coach Conchita [Martinez]: la spagnola ha detto a l’Équipe che insieme lavorano molto e ridono pure di più. Barbara Rossi ha scritto per Sky Sport Insider che “i margini sono molto chiari: Andreeva è sempre sembrata molto solida sin dall’inizio della sua carriera,ma poco incline a fare punti soprattutto quando serve. A ogni torneo, però, il lavoro quotidiano emerge: si aggiungono quei piccoli particolari che fanno la differenza. Quali? Il servizio comincia a raggiungere velocità importanti e diventa più preciso; la risposta profonda offensiva è sempre più efficace, soprattutto di rovescio; la difesa diventa offesa; l’attacco e le volée continuano a perfezionarsi. Anche quel libricino dove scrive a mano, sotto il nome di ogni avversaria, i punti forti e quelli deboli (“Un suggerimento di Conchita”, garantisce lei), è il segnale di una 17enne che non lascia nulla al caso.

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Anche il nome di Jack Draper non era scritto nell’albo d’oro di Indian Wells. Anzi, non era scritto in nessun albo d’oro di un Masters 1000 e nemmeno nella riga dei finalisti. 

Ieri è irromputo [ehm, no], è irrompato [mmm, no], ieri è irrotto [forse] – facciamo così: ieri ha fatto irruzione tra i primi-10 al mondo da numero #7, quinto britannico di sempre e 21esimo mancino della storia [letto su Supertennis]. 

Martin Keady su Last Word On Tennis ha messo in fila cinque ragioni che inducono a immaginare un Draper presto vincitore di uno Slam. Cioè. Presto non lo so. Lui non lo scrive. Lo abbiamo aggiunto qui. Presto sarebbe stato una fortuna per lui. Se ci fosse stato uno Slam senza Jannik Sinner, avrebbe potuto iscriversi alla corsa. Ma da Parigi in avanti, chi lo sa. 

Comunque. Last Word On Tennis considera che 1] Draper ha battuto a Indian Wells quasi tutti i migliori giovani che ci sono in circolazione: Fonseca, Shelton, Fritz, Alcaraz e Rune. Sembra proprio il tabellone di uno Slam. 2] Si ispira a Murray, ma non porta addosso la pressione che c’era a suo tempo su Andy. 3] Senza i Tre Re Maghi fra i piedi ci saranno più occasioni in futuro di prendersi uno Slam. 

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Massimo D’Adamo su Il Tennis italiano trova che Draper possa riuscirci in virtù di una superba mobilità a breve, media e ampia gittata che lo collocano sempre nel punto giusto al momento giusto. Le seconde appartengono alla parte più propositiva del suo repertorio, quelle che cavalcano con identica disinvoltura difesa, tenuta e attacco. Insomma un giocatore, il britannico, che coprendo la propria metà campo in modo tanto elastico finisce per infierire con padronanza su quella avversaria. Un ben di Dio, figlio di un’eccellente cabina di regia che, muovendosi quasi due metri dal suolo, impone al resto del corpo un invidiabile controllo emotivo.

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