L’olandese verso la Sanremo
Scusate. E Mathieu? Che notizie ci sono di lui? Mathieu van der Poel è quel ragazzone che mentre gli altri corridori se ne stanno in vacanza va a rotolarsi nel fango del ciclocross. Partecipa a 8 corse e le vuole vincere tutte. Non solo vuole: le vince proprio. È quel ragazzo che decide di partecipare all’ultimo istante a una corsa, attacca il numero sulla canna della bici, parte e prima o poi non lo vedono più. Van der Poel era alla Tirreno-Adriatico. Che notizie ci sono su di lui? Notizia numero uno: non ha vinto tappe. Notizia numero due: sta benissimo. Si è piazzato quattro volte su sette fra i primi-20, con un terzo posto a Trasacco e il secondo a Pergola. Ha pedalato il migliaio di km che gli servivano per arrivare alla Sanremo nella condizione che aveva nella testa. La condizione di chi vuole battere Pogacar sul Poggio e a via Roma.
Stamattina ne scrive l’immaginifico Alexandre Roos su L’Équipe da San Benedetto del Tronto, il traguardo che ha messo il tridente simbolo della corsa tra le mani di Juan Ayuso, lo spagnoletto primo in classifica generale grazie all’attacco sulla salita di Ussita Frontignano. Ma van der Poel correva un altro campionato.
“Per trovare Mathieu van der Poel nelle aree di partenza – scrive Roos – bastava seguire le grida della folla di bambini e le loro voci acute “la borraccia!” la borraccia!”, una bottiglia che li rendeva ubriachi di felicità. Sfrecciavano a tutta velocità sulle loro biciclette per cercare di raggiungere la ruota dell’olandese di ritorno dalla firma. Il campione del mondo 2023 è stato accolto con calore in Italia, un Paese che continua ad amare i corridori del suo rango, i fuoriclasse, come amano chiamarli da questa parte delle Alpi, ma Mathieu van der Poel non è andato alla Tirreno-Adriatico per farsi massaggiare i piedi o l’orgoglio. Con la mascella serrata, nascosto dietro grandi occhiali con il logo MVDP, si è iscritto alla Corsa dei Due Mari per un solo motivo: preparare la Milano-Sanremo”.
Una preparazione differente. L’anno scorso l’olandese si era presentato alla partenza di Pavia [in effetti è la Pavia-Sanremo, come scrisse Alessandra Giardini su Domani] senza una giornata di gara. Mise Tadej Pogacar alle corde sul Poggio, ma arrivò decimo al traguardo. Negli ultimi dieci anni solo Matej Mohoric ha vinto la Sanremo senza aver prima corso né la Tirreno-Adriatico né la Parigi-Nizza. Hanno attraversato l’Italia da un mare all’altro Kwiatkowski nel 2017, Nibali nel 2018, Alaphilippe nel 2019, van der Poel nel 2023, Philipsen nel 2024. Hanno tagliato la Francia dalla capitale al mare Démare nel 2016 e Stuyven nel 2021. La Sanremo del 2020 non fa testo: si corse a Ferragosto in un calendario stravolto dalla pandemia.
Christoph Roodhoft, il direttore sportivo di MvdP, si è detto soddisfatto perché non si è ammalato e non è caduto, la prima grande vittoria contro tutta la pioggia e il freddo che ci sono state. Mathieu avrebbe anche voluto vincere una tappa, e pazienza. Ha corso marcando spesso Ganna perché lo considera uno da tener d’occhio sabato nella discesa del Poggio e nel rettilineo che porta al lungomare. L’ombra che lo ha seguito per tutta la settimana è stata però quella di Pogacar. «È facile dire che se arriviamo noi due al traguardo lo batto in volata. Mi ha già tolto dalla ruota a un Giro delle Fiandre quando ero al meglio. Alla fine di una corsa Monumento non si sa mai. Ho già perso così un Giro delle Fiandre contro Kasper Asgreen nel 2021».
Mathieu è tornato ieri sera nella sua casa in Belgio. Giovedì partirà per Milano. Nessuna ricognizione del Poggio in programma. Ha detto che lo conosce, eccome se lo conosce. L’ha detto con “il sorriso del predatore” aggiunge Roos. E qui su Slalom a Roos crediamo sempre.