Antoine Dupont sta cambiando la maniera di giocare a rugby

Il numero 9 in Francia conta più del 10

Tutti a guardare il numero 10. Cosa fa, quanti palloni tocca, in quante azioni incide. Il mediano di apertura nel rugby è di due tipi. Uno in genere calcia, quello fa, calcia e poco altro. L’altro corre e passa, gioca trasversale, in genere ha la vita stretta e i capelli lunghi. Una specie di Jessica Rabbit ma con le spalle più larghe e il paradenti. 

Tutti a guardare il numero 10 tranne i francesi. Quando hai un numero 9 come Antoine Dupont, chiunque metta la maglia con la cifra più nobile assume una trascurabile importanza. Ne ha scritto L’Équipe mettendo in fila un po’ di numeri, dati, statistiche, curiosità, domandandosi se per un 10 – un qualunque 10 – sia difficile giocare accanto a un fenomeno come Dupont. Probabilmente il miglior giocatore del mondo, certamente quello che ha saltato lo scorso Sei Nazioni per darsi alla versione a sette del rugby e andare alle Olimpiadi. Esito: il Sei Nazioni l’ha vinto l’Irlanda, l’Olimpiade è stata vinta dalla Francia. Da Dupont. 

Come possono avere un peso i numeri 10 della Francia se più dell’85% delle azioni offensive non passano dalle loro mani? Questo si domanda Alexandre Bardot [parente?]. Le ricerche indicano un’influenza limitata del 10, comunque meno importante che in altre nazionali, e un forte spostamento di potere verso il mediano di mischia, l’unione in un solo ruolo di due termini da lotta di classe. Operai. Sporchi. Per essere un mediano di mischia non si deve essere alti, anzi, meglio se il baricentro è basso. In genere con il numero 9 si parla tanto [certe volte anche nel calcio: Chinaglia, Pippo Inzaghi], e quando si sbaglia una giocata si può sempre dare la colpa alla terza linea che ti ha passato male la palla, a Coverciano direbbero una palla scoperta. 

“Grazie ai suoi molteplici talenti – scrive L’Équipe – Antoine Dupont offre possibilità che prima di lui non avremmo nemmeno immaginato per un mediano di mischia”. Il cittì Fabien Galthié ha deciso perciò di allargare la portata dei suoi compiti. È il fulcro di un nuovo sistema di gioco in cui i suoi passaggi sono centrali. In mischia viene chiesto a sei diversi compagni di lanciarsi attorno a lui per offrirgli più opzioni. 

“Dupont spinge il progetto a tal punto che il mediano di apertura, normalmente coautore nella costruzione del gioco, diventa in gran parte uno spettatore”.

Secondo i calcoli de L’Équipe, durante il tour di novembre che ha preceduto il Sei Nazioni, con lui in campo solo il 13% dei palloni è passato per il numero 10. La percentuale è salita al 29% quando con il numero 9 hanno giocato Maxime Lucu o Nolann Le Garrec. Contro il Galles, Dupont ha passato solo il 10% dei suoi palloni a Romain Ntamack.

“Dupont organizza, Dupont si occupa delle uscite con i piedi, Dupont provoca, Dupont segue il suo istinto. Ma cosa resta allora della gestione del gioco del numero 10 nella nazionale francese? Sia se ti si chiami Ntamack, Thomas Ramos o Matthieu Jalibert sabato prossimo? Non molto, la prima missione del 10 di Francia è accettare il ruolo di Dupont, può essere frustrante. Serve un mediano d’apertura aperto e paziente, che certe volte sappia aspettare tredici giocate vuote prima che il pallone gli arrivi, per poi accontentarsi di darlo a qualcun altro con un semplice passaggio perno. Finché Antoine Dupont sarà il miglior giocatore del mondo, sarà impossibile per il mediano d’apertura al suo fianco non adattarsi a questa situazione”.

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