Il reggae di Gael Monfils

Il reggae di Gael Monfils

 Joao Fonseca: fico, fichissimo. Jakub Mensik: uau. Learner Tier: che storia. E dentro questo torneo dominato da storie di teen, i 38 anni di Gaël Monfils si sono intromessi per riscrivere alcune righe di certi vecchi record. Ha battuto la quarta testa di serie Taylor Fritz alla sua 19esima partecipazione a Melbourne: prima vittoria contro uno dei primi-cinque al mondo dal 2008. È il secondo giocatore sopra i 38 anni a qualificarsi per gli ottavi dopo Federer. In quella sezione di tabellone c’è una grossa opportunità: Monfils si gioca un posto in semifinale con Ben Shelton, Lorenzo Sonego e Learner Tien. 

È una delle storie di questi Australian Open. Mats Wilander su L’Équipe ha scritto che se Gaël Monfils fosse un musicista sarebbe Bob Marley. Voglio davvero congratularmi con lui per il modo in cui ha giocato contro Taylor Fritz. Non gli ha dato ritmo, tirava forte e poi all’improvviso una palla corta. Una tattica perfetta, applicata per tutta la partita. Per anni mi sono chiesto se Gaël fosse davvero concentrato sulla tattica o anche se ne avesse una. Sembrava che la sua strategia consistesse nel correre, ancora e ancora, per logorare l’avversario. Ha sempre visto la partita come una maratona. Aveva un senso. L’ho sempre visto come un giocatore tra il 5° e il 15esimo al mondo. Non dimentichiamo che tra i suoi avversari ci sono stati i tre migliori giocatori di tutti i tempi. Alla sua età, sento che lo spettacolo è meno importante della partita. È come se avesse cambiato la sua visione del gioco.

David Loriot, ancora su L’Équipe pensa che la differenza venga dalla capacità di variare il servizio, tra colpi piatti e slice esterni, senza dubbio uno dei punti di forza dall’inizio del torneo

Wilander fa notare che Gaël a volte parlava più tra un punto e l’altro che con i punti fatti. Oggi no, oggi esprime le sue emozioni attraverso la sua creatività, che è molto grande. Il tennis non è solo intrattenere gli spettatori, è qualcosa di più profondo. Questo è il motivo per cui proviamo cose diverse in campo. Ed è così che il tennis diventa più un’arte che uno sport. Diventa un terreno per l’espressione personale. Tuttavia, La sua è una progressione naturale. Un sviluppo senza dubbio legato all’età. A 38 anni non ha più le energie per correre come un matto per quattro ore. Ha ancora la sua fenomenale velocità di base che gli permette di sferrare colpi impossibili. L’unico che può essere paragonato a lui è Carlos Alcaraz. Possiamo accostarli anche anche per la gioia che emanano in campo: giocano con il sorriso. Anche quando Monfils perde, in lui c’è qualcosa di positivo. Se fosse un musicista sarebbe Bob Marley. Unico, simpatico e creativo». 

Oh, chiaramente quando Wilander dice che in Monfils c’è qualcosa di positivo, non bisogna pensare a quella cosa là [satira politica]. 

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