E non vende nemmeno una maglietta in Asia
Si chiama Club Deportivo Alcoyano ed è la squadra di Alcoy, comune da 60 mila abitanti nella provincia di Alicante, comunità valenciana, una roccaforte dell’anarchismo durante la guerra civile.
L’Alcoyano gioca nella Segunda División B – la terza serie – non vende nemmeno una maglietta in Asia e ha eliminato il Real Madrid dalla Coppa di Spagna battendolo per 2-1 ai supplementari. Ha segnato il gol decisivo a cinque minuti dalla fine, quando era rimasto in 10 contro 11 per un’espulsione e quando Zidane aveva nel frattempo irrobustito una tipica squadra da turnover facendo entrare Benzema, Asensio, Kroos e Hazard. Chiudendo con il 73% di possesso palla, 26 tiri in porta, ma un solo gol, o come forse direbbe Florentino Pérez: un solo contenuto.
Così, la squadra che parla-parla di Superlega, dopo aver pareggiato in Liga con la penultima e la terzultima, in sei giorni ha perso la Supercoppa e non ha saputo battere nemmeno una squadra di serie C, andando a sbattere contro le parate di tale José Juan Figueiras, 41 anni, 4 in più dei minuti giocati in serie A durante tutta la sua carriera. Valore di mercato delle due rose: 782 milioni di euro contro due e mezzo. Il budget annuale dell’Alcoyano è di 700 mila euro. Sarà per evitare queste figuracce – come l’Atlético Madrid contro il Cornellà, come il Bayern contro il Kiel – che i ricchi vogliono farsi un campionato per conto loro.
Lorenzo Calonge su El País parla di “apice della sua storia quasi centenaria” per l’Alcoyano e ricorda che “gli esperti della serie C del calcio spagnolo avevano avvertito alla vigilia dello spirito gregario di questo club e del duello cupo che attendeva il Madrid nel vuoto di El Collao: avevano ragione, con le loro previsioni”.
Salgono a 32 gli anni consecutivi nei quali il Real mancherà l’accoppiata Liga+Coppa, sempre che qualcuno lo ritenga ancora in grado di scavalcare l’Atlético.
Santiago Siguero su Marca ha scritto che l’eliminazione con l’Alcorcón nel 2009-10 segnó il destino di Manuel Pellegrini, mentre “questa di Alcoy può determinare il futuro di uno Zidane assediato, oltre che dagli scarsi risultati, da episodi come l’addio di Jovic (che ha segnato in mezz’ora con l’Eintracht tanti gol quanti in un anno e mezzo con il Madrid) e l’intenzione di Odegaard di andarsene per non essere stato considerato nemmeno per giocare contro l’Alcoyano”.
Tomás Roncero su Diario AS commenta in modo duro e con cuore da tifoso. “Non ci sono scuse, un naufragio inammissibile. Zinedine dice, mentre scrivo queste righe, che non è una vergogna e che queste cose possono succedere. Anche l’Atalanta ora sembra una montagna difficile da scalare. Di questo passo avremo il prossimo anno uno stadio bellissimo, mega-lussuoso e ultramoderno, ma potremmo essere in un tale declino sportivo che non ci sarà modo di riempire le tribune quando questa dannata pandemia finirà. Questo progetto è logoro. Da quando Cristiano è andato a Torino siamo diventati umani”.
Non vi dico a Barcellona. Il Mundo Deportivo titola in prima pagina grosso così, ma grosso che più grosso non si può: Umiliazione. “L’era Zidane ha toccato il fondo” scrive il quotidiano catalano e l’editoriale del direttore Santi Nolla consiste in una colonna nella quale, uno sotto l’altro, sono riportati solo i nomi dei giocatori della formazione dell’Alcoyano, sotto la voce: “Homenaje”, omaggio. “Real Madrid – si legge in coda -: in bianco”.
Ci sono serate che aspetti per una vita.