Il sentimento che ci fa perdonare ogni cosa a Rooney

DI CHE COSA SI PARLA STAMATTINA 

Il sentimento che ci fa perdonare ogni cosa a Rooney

  C’è una meravigliosa illustrazione sul Guardian per definire cosa sta accadendo a Wayne Rooney, 120 presenze in Nazionale da calciatore, quasi 400 con la maglia del Manchester United campione d’Europa 2008, oggi allenatore con un curriculum che tiene insieme due esoneri, una retrocessione, nessun piazzamento delle sue squadre sopra il 21esimo posto. In questa illustrazione si vede il povero Rooney sporgersi dalla sabbia nella parte inferiore di una clessidra, mentre con il ditino indice di una mano prova a fermare i granelli che ancora continuano a scendere da lassù, come polvere di stelle. I granelli nella parte superiore sono a forma di cuore e… oh, ma non si fa prima a mettere l’illustrazione qui sotto?

Insomma: è chiaro. Come dice Barney Ronay: La sua bravura da allenatore non è ancora stata dimostrata, ma l’energia della vecchia scuola che Rooney rappresenta, gli assicura che sia ancora considerato con affetto. Rooney è bravo o no? Non lo sappiamo, risponde il quasi omonimo Ronay. Nessuno lo sa per certo. Rooney ama il football. È intelligente e simpatico. È anche tuttora intrappolato nel paradosso Wayne-22, secondo il quale Wayne Rooney viene assunto solo grazie al pensiero che sia una buona idea assumere Wayne Rooney. Il Plymouth ha uno dei budget più bassi del campionato. Assumere una celebrità inesperta che vuole fare le sue cose con i terzini invertiti, non poteva mai funzionare. Solo quando un club che non potrebbe mai chiamare Wayne Rooney nominerà Wayne Rooney, sapremo se Wayne Rooney è un buon allenatore.

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L’editorialista del Guardian si auto-denuncia. Sono di parte, perché voglio che abbia successo. Non sono il solo. A Birmingham e Plymouth l’aspetto più sorprendente è stato il senso di simpatia. Questa è la cosa più interessante di Rooney ora. È popolare. C’è un pozzo di affetto per questo pezzo unico leggermente ammaccato, un sopravvissuto. Non è una novità. I ​​tifosi del Manchester United allo stadio hanno sempre amato Rooney. I giovani su Internet hanno il culto di Rooney. I tifosi inglesi su un treno cantano ancora regolarmente il suo nome. C’è un senso di revival, un affetto nostalgico nel vederlo camminare su un campo in campionato, con la barba che gli sporge dal mento alla maniera di un vecchio guerriero celtico. Abbiamo sentito parlare del suo stile di vita da scapolo, delle sessioni di karaoke, delle foto con i fan al kebab a tarda notte. Rooney sembra sempre qualcuno alla ricerca di una casa, di una seconda vita, inseguito ancora dalle vecchie promesse adolescenziali luminose. Come dice Harry Angstrom, l’ex stella panciuta in Rabbit Run di John Updike, quando sei stato nella prima fascia in qualcosa, non importa cosa, in un certo senso perdi la soddisfazione di essere nella seconda fascia. Con Rooney questa percezione include la consapevolezza che il mondo sia stato duro con lui e che lui abbia trascorso la sua vita a sfrecciare come un asteroide in fuga.

Il Guardian dice così perché considera che Rooney e Beckham siano stati i primi calciatori inglesi a essere processati, senza difesa, dalla moderna macchina delle celebrità. Rooney è stato ritratto come una specie di bambino che rovista nella spazzatura, un trovatello di strada. Le sue disavventure sessuali adolescenziali sono state allegramente pubblicizzate dagli adulti che lavorano per la stampa. Beckham era quello che voleva essere famoso. Rooney è stato semplicemente gettato nel tritacarne.

Nella lettura simbolica di Barney Ronay, Rooney è come la Gran Bretagna post-industriale, un posto dove le persone si chiedono cosa fare, come vivere, come fare le cose e andare avanti, con la leggera sensazione di essere state imbrogliate, lasciate ingrassare, private di uno sfogo per tutta questa energia rappresa. Il rapporto con i tifosi inglesi è sempre stato sia tossico sia amorevole. È come essere rimasti incastrati dentro il nostro amore d’infanzia. Rooney è stato fantastico, poi siamo rimasti solo noi. Come ha detto una volta Sepp Blatter: il calcio fa impazzire le persone. Le ultime parole di Eriksson da cittì dell’Inghilterra sono state: – Lasciate vivere Wayne Rooney. Ha ancora ragione

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