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La tragedia di Celine Haidar in Libano
Il 10 agosto dell’estate scorsa Celine Haidar stava ballando al piano superiore di un bus scoperto color cremisi. Intorno a lei, 19 anni, ballavano pure le compagne di squadra della Beirut Football Academy, al ritmo di clacson, tamburi e piccole trombe semi sfiatate. Stavano festeggiando il primo scudetto nel campionato libanese, vinto da imbattute. Ma intorno a loro c’erano pure altri rumori, tipo il ronzio dei caccia dell’esercito israeliano, l’eco delle bombe in risposta all’appoggio della milizia sciita Hezbollah all’alleato Hamas.
Tra ottobre e novembre l’Idf ha intensificato la sua caccia. I civili, tra cui Celine e la sua famiglia, sono stati evacuati da Beirut e hanno cercato rifugio a Baakline, un villaggio sui monti Chouf fuori dalla capitale. Durante una pausa nei bombardamenti, il 15 novembre Celine è toranata a Beirut per allenarsi e per lavorare. Quando il giorno seguente c’è stato un nuovo ordine di evacuazione, mentre saliva sulla sua motocicletta per prepararsi a partire, Celine è stata colpita sul lato destro della testa da un pezzo di scheggia. Il video dell’incidente è stato condiviso sui social media. Si vede Celine con dei pantaloni bianchi, delle scarpe da ginnastica bianca, una giacca verde chiaro. È distesa sull’asfalto circondata da macerie. Ha del sangue sil viso e i capelli in una pozza di sangue. A distanza di due due mesi, Celine è stata operata alla gola, era il 20 dicembre, finalmente è uscita dal coma ma non riesce ancora a muoversi né a parlare, raramente registra i suoni intorno a lei.
The Athletic ha raccontato la sua storia scrivendo che nei genitori Abbas e Saana c’è solo angoscia. “Sanno di non essere gli unici in questa condizione”. Più di 3.700 persone sono state uccise in Libano, 16.000 sono state dal 2023: i dati sono del ministero della Salute libanese che non fa distinzioni tra militari e civili.
Secondo quanto riporta il New York Times, più di un milione di persone è stato sfollato dalla propria casa. L’economia del Libano è paralizzata. Le scuole sono deserte come le fattorie e le aziende, gli ospedali sono in rovina. «Abbiamo trascorso tutta la vita a tenere in braccio i nostri figli, a nasconderli dalla guerra, a proteggerli – dice Abbas, il padre di Celine – abbiamo pagato una grossa tassa alla guerra, una tassa di sangue per le nostre figlie. Ora cosa facciamo? Cosa abbiamo sbagliato? Viviamo solo per crescere i nostri figli, per realizzare i loro sogni. Celine stava iniziando la sua vita, la stava costruendo passo dopo passo con il calcio. Questo incidente ha interrotto il suo percorso. Spero che la sua storia sia conosciuta da tutti».
Celine è la più giovane delle figlie dell’uomo. Ha una maglia di Cristiano Ronaldo in camera da letto. Con la nazionale Under-18 del Libano ha vinto la Coppa dell’Asia occidentale. Ha vinto il campionato Under-19 con la sua squadra di club e aveva messo insieme 33 presenze in serie A diventando subito la capitana della squadra. Anzi: “la Piccola Capitana” dice The Athletic perché è alta 1 metro e 65 “ma sapeva comandare” come dice sua madre Saana. Celine è stata anche già convocata 4 volte in Nazionale. Oggi la famiglia fa i turni per non lasciarla mai da sola in ospedale.
“Le misurano la temperatura. Le tengono la mano. Le parlano della vita, del calcio, di qualsiasi cosa. A volte uno degli occhi di Celine si apre. La sua mano si muove. Ma i progressi sono lenti. Le complicazioni con il sodio nel sangue hanno portato altri problemi. È stata alimentata con un sondino. Un mese dopo l’incidente, la macchina dell’ossigeno è stata rimossa. Celine è stata costretta a sottoporsi a una tracheotomia d’urgenza. Tutti dicono che è una combattente, che ha un futuro lungo davanti a sé. Dieci giorni dopo l’incidente, Hezbollah e Israele sono arrivati a un cessate il fuoco. La famiglia Haidar è consapevole del fatto che alcuni vogliano far diventare Celine il simbolo di qualcosa, loro vogliono parlarne come “una ragazza che cammina sulle spiagge egiziane per sentire l’oceano tra le dita dei piedi, una ragazza che gatto grigio a pelo lungo continua a cercare gironzolando nella stanza. Dicono che la storia di Celine non può essere descritta come un effetto collaterale della guerra. È una tragedia”.
Della sua storia si è occupato anche L’Equipe Magazine