L’idea che la Kings League rischia di dare a Cairo e De Laurentiis

Analisi e prospettive

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Alternativa al calcio vero è in effetti la Kings League di Piqué che a Milano sta mandando in scena una cosa che si chiama più o meno World Cup, World Championship, qualcosa del genere, World c’è di sicuro e il resto boh. Ora, non è che uno se la possa cavare con quest’aria di sufficienza. Il quadro generale di questa storia è chiaro e Slalom l’ha più volte disegnato dentro la cornice chiamata Sportify.

È che ancora si fa fatica a capire dove possa andare a parare questa League che è un po’ futsal un po’ Monopoli un po’ TikTok, con una estetica sfacciatamente da videogame. Stamattina la Stampa pubblica una grafica che pesa i numeri del fenomeno: oltre 1 milione di utenti su Twitch tra i vari canali ufficiali del torneo, 225mila ascolti come picco sul canale Tumblurr dello streamer Blur, 450mila spettatori di media per la prima fase, oltre 1,3 milioni per alcune partite delle precedenti edizioni.

Ora. Finché giocano gli youtuber e gli adolescenti gli vanno dietro, tutto torna. Il dilemma si apre quando in campo si vedono Viviano, Caputo, addirittura Bonucci. Se ci fosse Marco Masini domanderebbe perché lo fai, disperata ragazza mia.

Francesca Del Vecchio e Nicola Balice su La Stampa raccontano che il clima è quello tipico dei social dove vale tutto, soprattutto per gioco ma non soltanto: insulto libero, anche qualche bestemmia, la gestualità accompagna un contesto dove il politicamente corretto non ha ancora trovato posto. Questo sport-entertainment batte la palla al centro come la pallanuoto, inizia la partita giocando due contro due, e ogni minuto si aggiunge un componente per squadra. I presidenti possono scendere in campo per tirare un rigore: e qui si rischia di aver dato un’idea a Cairo o a De Laurentiis. A un certo punto si tira un dado e si pescano delle carte, negli ultimi due minuti i gol possono valere doppio. Morale: Non piacerà mai a tutti – dicono Francesca Del Vecchio e Nicola Balice su La Stampa – ma è già un fenomeno globale, con linguaggi e strumenti fuori dalle convenzioni. E un giro d’affari milionario, conseguenza di una generazione che si è creata spazi in rete perché altrove non ne trovava.

Questa degli spazi è una riflessione interessante. Andrà ripresa. Profezia: o questa cosa piano piano si mangia il calcio come la musica leggera s’è mangiata la lirica, oppure fa la fine di Clubhouse. Ve lo ricordate Clubhouse, no? Come si faceva tre anni fa a non stare su Clubhouse?

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