Il ritorno di Mario Balotelli
Ci siamo. Per tre settimane ha guardato e si è allenato, domani Mario Balotelli avrà almeno un posto in panchina nella partita tra il Monza terzo in classifica e la Salernitana prima.
Non gioca dal 9 marzo (Brescia-Sassuolo 0-3) e Monica Colombo sul Corriere della sera racconta che Galliani gli ha messo il suo dietologo dietro come un investigatore privato. “Ogni mattina la punta ha inviato all’ad del club brianzolo la foto del display della bilancia per certificare i progressi. Pur borbottando, ha accettato la clausola inserita nel contratto che lo costringe a vivere a una distanza non superiore ai 30 km dal centro sportivo di Monzello. Ha dovuto desistere dal proposito di continuare a vivere a Brescia e dall’idea alternativa di trasferirsi a casa dell’amico Boateng. Per ora risiede in un hotel della Brianza e si reca agli allenamenti accompagnato da un autista”. Pare che si diverta molto a giocare con Bellusci, D’Errico e Lepore alla playstation. Matteo Delbue sulla Gazzetta dello sport racconta che nel “percorso di ambientamento nello spogliatoio è stato chiaramente favorito dall’amicizia fin dai tempi del Milan con Boateng: un “fratello” per Balo”.
Di Balotelli s’è occupato un paio di domeniche fa il drammaturgo Fabrizio Sinisi in un intervento su il Domani. Nel ripercorrere le decine di aneddoti che lo riguardano, Sinisi ha scritto che “il conflitto di Balotelli con il pubblico è continuo e inesauribile – è un attore che ignora totalmente la quarta parete, al primo vociare del pubblico è lì in proscenio a discutere con l’uditorio, che si tratti di una curva ululante o di una conferenza stampa. Il non detto – il mai-detto – nei suoi confronti è sempre lo stesso: in quanto italiano nero, a lui non è concessa l’arroganza, la stupidità, la formidabile e idiota leggerezza che spesso si accompagna ai calciatori. Grava su di lui un silenzioso debito di gratitudine da estinguere – un prezzo da pagare per una gloria sentita come meno meritata di altre. Mario quel debito lo ignora, lo rifiuta – e si può dire che lo provochi e, come un bambino nei confronti di un obbligo, faccia di tutto per sfidarlo. C’è qualcosa di politico e di involontariamente situazionistico nel suo modo di fare sempre sgradevole, nella spudoratezza sistematica con cui si sottrae al ruolo del selvaggio da rieducare, del prototipo positivo a uso morale. Mario Balotelli rivendica sempre il diritto al negativo: ed è quello che l’ha pagato forse più di tutti. La tracotanza di uno Zlatan Ibrahimovic o la trivialità di un Antonio Cassano sono diventate emblema di simpatia e di teatralità – Mario no, Mario è sempre fuori luogo. Quello che di Mario Balotelli va sempre in scena fuori dal campo è sempre lo stesso insolubile problema: un conflitto vizioso fra aggressività e vittimismo. Gli attacchi razzisti che ha sempre subito sono cause o conseguenze dei suoi colpi di testa? La vicenda di Balotelli avrebbe interessato molto René Girard, giacché interroga in modo esemplare i limiti e le possibilità della vittimizzazione: ha diritto un ragazzo ricco, famoso e privilegiato di pretendere anche di non ricevere insulti razzisti? Non starà chiedendo un po’ troppo? Ha il diritto, un ragazzo ricco famoso e privilegiato, allo statuto di vittima?”.
Sinisi ha parlato dell’epilogo al Monza come di “qualcosa di profondamente malinconico: il Monza come il Milan in minore di un Berlusconi in minore che mette al centro dell’attacco un Balotelli in minore. Un gioco al ribasso nostalgico e finale, in cui si riflette qualcosa di tragico della condizione umana: la promessa mancata, l’incompiutezza di un destino che non sapremo mai se sia stato deciso da noi o da altri – vinto da noi, o dai nostri nemici”.
in tv domani ore 16 DAZN: Monza-Salernitana
Torna pure il suo presidente Tavecchio. Prandelli c’è già. Manca Cassano. Nel pieno della sua campagna elettorale per farsi eleggere presidente del comitato regionale lombardo, Carlo Tavecchio ha dato una nuova intervista a Repubblica dopo quella con cui annunciò la candidatura al Giorno. Ha ripetuto che il calcio italiano ha paura di lui, e in effetti questo in qualche modo è vero, fa un po’ spavento l’idea che ci sia di nuovo Tavecchio, e ha mandato un po’ di messaggi neppure molto cifrati in giro.
«La mia sfortuna è stata la mia filosofia brianzola: se avessi tenuto Conte, pagando di più, penso che avrei ottenuto tante cose. Prima di Ventura chiamai Capello, era lui la mia prima scelta. Ma con gentilezza e stile mi fece capire che non faceva per lui. La seconda scelta fu Donadoni, la terza il duo Ventura-Lippi, ma quando furono sollevati dubbi di compatibilità per il figlio procuratore, Lippi rinunciò. Tutto questo percorso però fu fatto con il placet del presidente del Coni Malagò. Poi, quando la barca non va bene scendono tutti». Si dice contrario all’abolizione del vincolo sportivo previsto dalla riforma delle legge dello sport.
Il vincolo sportivo è quella cosa che per i professionisti provvide a eliminare la cosiddetta Legge Bosman. Tra i dilettanti prevede che se vostro figlio a 14 anni gioca per una tale scuola calcio o un tale club, deve restare lì fino a 19 anni, in assenza del consenso del club.