La schiacciata di Zion che indigna l’America
Zion Williamson ha schiacciato ogni pallone possibile e immaginabile, ma nessuno ha fatto discutere più di quello messo venerdì nel canestro dei Phoenix Suns, con una coda di accuse di comportamento anti-sportivo. È successo che i Pelicans di Zion, la squadra di New Orleans, fossero in vantaggio di nove punti negli ultimi 10 secondi. Larry Nance Jr. ha preso un rimbalzo difensivo e ha passato la palla a Williamson. Davanti a lui: il campo vuoto. Nonostante i Suns avessero alzato bandiera bianca, senza commettere fallo, senza inseguirlo, Williamson non ha palleggiato aspettando che il cronometro arrivasse a zero, com’è buona educazione fare in questi casi. Ha accelerato e ha puntato il canestro, mentre Antonio Daniels al microfono della tv dei Pelicans implorava, quasi gemendo: No, no, no, no. Aveva capito come stava andando a finire. Schiacciata. Quella che in America stanno discutendo in questi giorni come una palese violazione del protocollo.
Zion non si è scusato. Ha espresso però rimorso per la sua azione. Ha detto che in quel momento è stato fantastico lasciarsi prendere, «ma ripensandoci sono una persona migliore di così. Il mio patrigno e mia madre mi hanno dato un’educazione».
Quando Williamson è tornato in panchina, la guardia dei Suns Chris Paul e la guardia dei Pelicans Jose Alvarado si stavano scambiando delicatezze, le squadre hanno invaso il campo, gli allenatori si sono messi di mezzo per impedire un’escalation del terrore. L’arbitro Ed Malloy ha implorato i giocatori di tornarsene nei loro spogliatoi e la mascotte, Pierre il pellicano, ha fatto il body guard.
Su quest’episodio mostra una certa indulgenza controcorrente Ben Golliver, analista NBA del Washington Post: “Anziché interpretare la schiacciata di Williamson come una dichiarazione di guerra contro i Suns – dice – forse è meglio vederla come un clamoroso annuncio dell’arrivo dei Pelicans nel ruolo di seria minaccia alla Western Conference. Sono in testa alla classifica con 18 vittorie e 8 sconfitte, sulla buona strada per arrivare a 56 successi e pareggiare il record della franchigia stabilito nel 2008. Williamson ha una media di 25 punti, 7.2 rimbalzi e 4.2 assist, New Orleans è l’unica squadra che si colloca tra le prime cinque sia in termini di efficienza offensiva sia difensiva”. Soprattutto, scrive il Washington Post, “maggiore è la distanza che Williamson mette tra sé e i suoi vecchi problemi di salute, più l’attenzione si sposta su quante poche squadre hanno le contromisure adatte a fermarlo. La scelta n. 1 al Draft 2019 ha giocato solo 85 partite in tre anni, ma in questa stagione è finalmente all’altezza del notevole clamore pre-draft che si era creato durante la sua unica stagione a Duke. Ecco perché, in ultima analisi, la sua controversa schiacciata non è tanto un’offesa a Phoenix, quanto l’atteggiamento di un ragazzo che smania per recuperare il tempo perduto”.