La morte di Franco Janich
Un uomo chiamato armadio. Forte, elegante, cordiale, arguto, un “Armeri”: che in bolognese significa armadio. Franco Janich se n’è andato ieri mattina dopo una lunga malattia e la città di Bologna lo piange con la forza dei ricordi ma anche della classe che quest’uomo – in campo e a parole – sapeva dare, mostrare e mai lesinare. Era il libero della squadra che faceva tremare il mondo, uno dei ragazzi del ’64 che con Bernardini aveva sfidato l’Italia e vinto lo scudetto, il settimo della storia rossoblù. Aveva 82 anni e si è spento in una clinica poco distante da Nemi, la località dei Colli romani che guarda l’omonimo lago e che da decenni lui aveva scelto come sito dal quale guardare il mondo. … Stefano Benni lo fa definire da uno degli avventori di Bar Sport “baluastro” (baluardo+ pilastro) della difesa rossoblù. … Da direttore generale del Napoli convince Ferlaino a costruire il centro sportivo Paradiso e stabilisce con l’acquisto di Savoldi il record di abbonamenti (oltre 70 mila) che ha resistito anche a Maradona. | Matteo Dalla Vite, la Gazzetta dello sport
Allegria e ironia. Caro Francone, mi tornano alla memoria i geniali soprannomi, con cui battezzavi i compagni di squadra. Perani “felce azzurra” perché finiva le partite più fresco e profumato di quando aveva cominciato, Bulgarelli “furmiga”, formica, perché non sprecava un pallone, e il terzino Ardizzon, che colpiva più le gambe degli avversari che il pallone, “Ardizzon, tibia e peron”. … Meglio ricordarti sul campo, mentre t’inchini all’arbitro dopo un fallo vistoso: “Mi scusi signor arbitro, meriterei l’ammonizione”. E lui a stringerti la mano e a tenere in tasca il cartellino. O mentre fermavi Claudio Sala con un abbraccio, per impedirgli di saltare. Lui: “Ma cosa fai?”. E tu: “Scusami, mi sono innamorato di te”. | Adalberto Bortolotti, Corriere dello sport-Stadio
Brera e Civolani. Sulle pagine di Repubblica Bologna, Simone Monari recupera un paio di pagine d’autore su Janich.
“«Via Bambaglioli, una traversa di via Petrarca, lì ci abitava Francone Janich, detto Armeri ma anche Lord Brummel», scrive Gianfranco Civolani in uno dei suoi libri. Lord Brummel, per via dell’eleganza che nel caso di Janich faceva rima col portamento. Altezza mezza bellezza, avrebbero detto allora le cesarine, che per l’Armeri andavano matte”. Invece Brera riferì una frase che gli aveva riportato Bruno Pesaola ai tempi di Janich dirigente del Napoli: «Questo ragasso sciocco farfugliava il napoletano divertendosi un mondo: non si accorgeva che sarebbe stato credibile nel solo caso che parlasse col suo accento del nord. Così ho dovuto dirglielo io».