Essere donna è un compito terribilmente difficile
visto che consiste principalmente nell’avere a che fare con uomini
Joseph Conrad
calcio internazionale
L’arbitra Frappart per la Juventus
🔸 Stéphanie Frappart, 37 anni, arbitrerà domani la partita tra la Juventus e la Dinamo Kiev. È la prima donna nella Champions maschile. Era già stata designata per la Supercoppa europea del 14 agosto 2019 a Istanbul tra il Liverpool e il Chelsea, quando venne accompagnata dall’irlandese Michelle O’Neal e l’italiana – tesserata per la Francia – Manuela Nicolosi.
▻ Questa è una conquista, non è una concessione. Questa è un’ascesa progressiva costruita ogni volta su una tappa più piccola superata, che è sempre il modo migliore per convincere. La chance in Champions arriverà domani a 15 mesi di distanza dalla Supercoppa e a 41 giorni dall’esordio in Europa League, avvenuto in Leicester-Zorya. Giovedì scorso aveva arbitrato in Spagna la partita del Granada contro l’Omonia Nicosia.
Matteo Pinci su Repubblica chiarisce che per arbitrare nel giardino antico della Coppa dei Campioni bisogna superare un test atletico che è uguale per uomini e donne. Quando le toccò la Supercoppa, Frappart corse 11,9 km nei tempi regolamentari e furono 16,1 in tutto, alla fine dei supplementari. “Il dato più alto mai registrato nelle precedenti 400 partite di Champions”, scrive la Repubblica, in virtù di “una tenuta fisica costruita col sudore: due allenamenti al giorno, attenzione assoluta alla preparazione, doti atletiche innate, ma anche ore e ore di studio di partite in tv”. Per questo oggi con Gianluca Oddenino su la Stampa possiamo definirlo “un nuovo passo in avanti e un altro pezzo di muro che cade”. Gaia Piccardi sul Corriere della sera ha ricostruito lo stile di Frappart, la maniera di stare in campo e la definisce “né mamma né poliziotta, mai indecisa, sempre pronta al dialogo”.
Quando Frappart fu designata per la Supercoppa nell’estate del 2019, Lina Laura Sabbadini sulla Stampa si domandò: “Quanto dovremo aspettare perché anche in Italia una donna arbitri una partita di calcio maschile di questo livello? In altri sport come la pallavolo è già avvenuto”. Alessandro Barbano sul Corriere dello sport-Stadio all’epoca commentò: “Non rappresenta una svolta la decisione dell’Uefa di affidare per la prima volta nella storia la finale di Supercoppa europea a Stéphanie Frappart. Perché un’emancipazione vera non passa per una partita spot, ma piuttosto per un’integrazione effettiva delle donne nel movimento arbitrale. Purtroppo, in tempi di “femininely correct” i simboli contano più dei fatti”.
Jack O’Malley su il Foglio eccepì e scrisse: “Alla faccia della parità, la pur brava Stéphanie non ha mai arbitrato partite di questo livello. Il populismo non fa così orrore quando è travestito da progressismo, eh? La Frappart però è donna, e tanto basta per superare la fila dei maschi. Naturalmente questo non si può dire, in questi casi il merito è totalmente soggettivo, la parità una parola usata come piede di porco per giustificare decisioni non paritarie, e tutti, venerdì, su social e testate online facevano a gara per brindare a un nuovo successo del progresso buono che renderà il calcio un posto migliore, inclusivo e aperto ai diritti. Il calcio sta smettendo di essere uno sport per diventare teatro di esperimenti sociali e strumento di educazione del popolo. Non più sudore e lacrime, ma diritti e spettacolo”.
Il Corriere dello sport-Stadio intervistò con Edmondo Pinna il presidente degli arbitri italiani, Marcello Nicchi, che sulla questione femminile disse: «Io non voglio entrarci. Perché gli arbitri, tutti, li guardo con occhio tecnico. Punto. Sono state fatte delle valutazioni, che non commento perché non spetta a me farlo. Dico solo che spero non sia stato, e spero che non sarà, solo uno spot. Non è una questione di differenza di sesso. Ma di step da seguire. Non posso affidare Juve-Inter o Napoli-Juve ad un primo anno in serie A. Indipendentemente che sia un uomo o una donna. Bisogna seguire un percorso».
Gli fu domandato: succederà che una donna diriga Juve-Inter? Nicchi rispose: «E perché no? Se avrà fatto il suo percorso significa che l’avrà meritato…».
chi è il suo percorso ▻ Frappart è stata già la prima donna ad arbitrare una partita maschile di Ligue 2 in Francia, nel 2014, (Niort-Brest) e la prima in Ligue1, il 28 aprile 2019, con Amiens-Strasburgo. Ha diretto la finale del Mondiale femminile 2019 tra Stati Uniti e Olanda. Prima di lei nelle Coppe europee maschili c’era già stata Nicole Petignat, sempre francese, che tra il 2004 e il 2009 aveva diretto tre partite di Coppa Uefa.
Dopo il decimo arbitraggio in Ligue 2, nell’ottobre del 2014, Le Journal du Dimanche la intervistò scrivendo del suo stile (“Con gli uomini, impone il suo stile: né poliziotto, né affascinante, né egocentrica”) e anche del suo stipendio: “Riceve un assegno di preparazione di 1.550 euro al mese e un assegno per ogni partita di 1.300 euro. Per essere il quarto arbitro in Ligue 1, ha ricevuto un gettone da 550 euro a partita”.
Frappart disse: «Ho dimostrato che non sono un alibi per la causa femminile ma che sono qui per le mie capacità. Mia madre da molto tempo mi segue sui campi. Nelle categorie inferiori, ha dovuto spesso abbandonare gli spalti e girare attorno allo stadio per non sentire troppi apprezzamenti su di me…».
Tre anni più tardi a District-foot 95 ha spiegato: «I calciatori sono competitivi, che tu sia un uomo o una donna cambia poco. Noi restiamo l’arbitro, colui il quale prende le decisioni, L’aspetto principale per loro è che tu prenda la decisione giusta. Se sbaglio, sono contestata come viene contestato un uomo. C’è più rispetto da parte dei giocatori nel faccia a faccia con un arbitro donna, c’è meno aggressività anche nelle parole utilizzate».
E però. David Le Frapper, allenatore del Valenciennes, una volta commentò così un rigore non concesso nell’incontro con il Laval: «Il rigore c’era ma l’arbitro non l’ha visto, forse stava facendo pattinaggio. Quando si è donna e si arbitra uno sport da uomini, è complicato». Successivamente si scusò. Frappart replicò con L’Express: «È molto raro che accada. È un comportamento che va al di là del mondo del calcio. Non ho voluto parlare con lui, ciascuno fa la sua strada». Sabine Bonnin, anche lei arbitra, ha detto di Stéphanie Frappart a Femme actuelle un anno e mezzo fa: «È una combattente, è sola in un mondo di uomini. La misoginia non c’è soltanto tra gli allenatori. Tra i miei colleghi arbitri, ce n’è ancora qualcuno che si domanda cosa ci faccia lei tra di loro».
Durante la partita Dijon-Clement, un calciatore le chiese: «Devo chiamarla monsieur ou madame?». Lei rispose: «A cosa pensi che assomigli?».
Il centrocampista Pierre Bouby, dell’US Orléans, una volta ha detto a l’Équipe: «È il miglior arbitro della Ligue 2. Ha una voce bassa, carisma e personalità. Spiega le decisioni, è diplomatica e possiamo parlarle, non cerca di mettersi al centro della partita, il suo obiettivo è davvero il gioco».
Sarà difficile circondarla per protestare senza vergognarsene come capita di fare con un arbitro uomo.
In Germania ▻ Bibiana Steinhaus è stata la prima donna ad arbitrare in Bundesliga. Nel 2014 venne designata come quarto arbitro del match tra Bayern Monaco e Borussia Mönchengladbach. Sulla panchina dei bavaresi c’era Pep Guardiola, protagonista di un gesto molto criticato. Le si avvicinò e le appoggiò una mano sulla spalla. Lei, evidentemente infastidita, gliela tolse. Gli venne rimproverato dalla stampa tedesca un gesto considerato paternalistico. Ne scrisse anche il Guardian. In precedenza, il tecnico catalano – in occasione di una contestazione – le aveva già toccato due volte il braccio con fare stizzito.
In Inghilterra ▻ Un mese e mezzo fa Agüero fu accusato di sessismo per aver messo una mano tra spalla e collo mentre protestava con la guardalinee Sian Massey-Ellis, per attirarne l’attenzione quando lei distoglieva lo sguardo. Ancora Guardiola lo difese: «Andiamo, ragazzi. Aguero è la persona più carina che io abbia mai incontrato in vita mia. Possiamo guardare a problemi del genere in altre situazioni, ma non in questa».
Elia Pagnoni sul Giornale trovò che ci fosse dell’esagerazione nelle accuse: “Uno scambio di idee come tanti altri, nemmeno concitato, ma concluso da un braccio sulle spalle della signora o signorina, una specie di abbraccio, quasi amichevole, come si potrebbe fare con qualsiasi amica o con qualsiasi amico. Noi siamo con il Kun, non fosse altro perché ha dato un tocco di naturalezza a questo sport ormai sempre più videogioco. Una volta magari agli arbitri davano anche qualche strattone di troppo, ma tanto non c’erano le telecamere… adesso ci si scandalizza per un braccio al collo”.
Alessia Tarquinio, giornalista di Sky Sport, su Twitter aveva postato: “Mmmmm. Vediamo un po’: sono tua sorella? Amica tua? Cugina? Stiamo allegramente trascorrendo del tempo libero insieme? No. Stiamo lavorando. Tu devi rispettare il mio ruolo. Io devo rispettare il tuo. (la domanda è: se fosse stato un uomo, l’avrebbe fatto?)”.
In Italia ▻ Il 28 ottobre scorso Maria Marotta ha arbitrato Cosenza-Monopoli di Coppa Italia. Al programma Dribbling della RAI aveva detto: «Mi sono sempre sentita una donna che lavora in un contesto maschile ed ho sempre chiesto lo stesso allenamento fatto dagli uomini e lo stesso trattamento, forse questo mi ha aiutato a non essere discriminata, pur mantenendo sempre la mia femminilità». Ha 36 anni, campana del Cilento, sezione di Sapri, da 4 stagioni internazionale nel calcio femminile e da tre nell’organico della serie C maschile.
L’Aia ha aperto le porte alle donne nel 1990 e in organico ce ne sono circa 1.600. Solo la Germania ne ha di più in Europa. Ma spesso devono fronteggiare discriminazioni, intimidazioni o atti di violenza, come raccontò Gaia Piccardi su Corriere della sera in un dossier qualche mese fa. Nel novembre 2018 il Gazzettino di Treviso riferì la vicenda della 19enne Sara Semenzin, invitata a «cambiare mestiere e restare ai fornelli la domenica» durante Marchesane-Real Stroppari, di II Categoria. A Mestre la 22enne Giulia Nicastro “dovette assistere – scriveva il Corriere della sera – allo spettacolo di un saldatore classe 2004 che si calò i pantaloncini per contestare un calcio d’angolo. Un’ordinaria amministrazione di piccole oscenità e grandi torti”.
“È arrivata l’arbitressa”, titolava nel 1971 la Domenica del Corriere. L’arbitressa era Giovannella Pantani che finí nelle cronache italiane per essere stata probabilmente il primo arbitro donna del movimento calcistico italiano. Ne scriveva un numero speciale de L’Arbitro del 2016, la rivista dell’Associazione italiana arbitri. Un numero interamente dedicato alle donne. Giovannella Pantani era figlia del presidente degli arbitri livornesi e toscani. In questo caso, essere figlia di non le assicurò alcun vantaggio. Nonostante avesse superato gli esami di idoneità, la commissione l regionale non poté iscriverla nel verbale d’esame: la federazione non ammetteva arbitri donne. Prima di Giovannella Pantani erano state arruolate tra inquadri solo due “guardalinee”: Armanda Prochet Sicco e Antonietta Cosentino.
Giovannella Pantani finí per dirigere molte gare nel centro-nord, debuttò nella Serie A femminile il 25 Aprile 1971 a Loano, e successivamente gare di altri tornei tra cui un Livorno-Pisa. La sua attività durò poche stagioni.
Sono giorni di prime volte ▻ È curioso che il debutto di Stéphanie Frappart coincida con una serie di barriere piccole e grandi che cadono per le donne nel mondo, non solo nello sport. Sarah Fuller è la prima ragazza che calcia un pallone nel football americano di alto livello, il Power 5 della NCAA, cioè le cinque conference principali del torneo universitario. La Vanderbilt di Nashville, 7 sconfitte su 7 partite giocate, ha la squadra decimata dal virus. Aveva bisogno di un kicker e ha chiesto in prestito il portiere della squadra femminile di soccer. Sul suo casco Sarah Fuller ha messo la scritta Play like a Girl. Solo due giorni fa, Callie Brownson, capo dello staff dei Cleveland Browns, è diventata la prima donna a ricoprire il ruolo di allenatore di posizione per una squadra di NFL nella partita contro i Jacksonville Jaguars.
È il vento che in politica sta soffiando con Joe Biden, che ha nominato Cecilia Rouse, economista di Stanford, alla guida del consiglio dei consulenti economici, prima donna afro-americana nella storia, promettendo che una nomina simile arriverà presto alla Corte Suprema. Questa era già la settimana in cui Avril Haines è stata nominata direttrice dell’Intelligence nazionale, che sovrintende anche al lavoro della CIA, di cui era stata la prima vice direttrice della storia. Janet Yellen, invece, ex prima donna ad aver guidato la Federal Reserve, ora è la prima donna a ricoprire la carica di Segretario del Tesoro statunitense.
A Nemonte Nenquimo, prima donna leader del popolo Waorani, una tribù indigena di 5000 persone che vive nel Parco Nazionale di Yasuni, in Ecuador, è stato assegnato il Goldman Environmental Prize. La rivista Time l’ha inserita tra le 100 personalità più influenti del 2020.