SPAGNA
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Una lezione sull’accettazione della sconfitta

Jorge Valdano è un cuore madridista così blanco. Si sa, lui non lo nasconde e quando fa il tifoso è meno interessante. Ma Jorge Valdano è prima di tutto un Hombre Vertical, e quando il gioco si fa duro gli uomini verticali toccano il cielo. Nella sua rubrica del sabato su El Pais stamattina aggiunge la propria voce a quella dei critici verso il Real Madrid per il boicottaggio della cerimonia di premiazione del Pallone d’Oro.
La premessa di Valdano è che ogni squadra di calcio è come una piccola nazione e suscita in ciascuno di noi “un’adesione che ha tutti i difetti del nazionalismo. Noi tifosi siamo sentimentali e poco disposti a riflettere. Ci sono delle categorie, ovviamente: dal ragazzo che ama il calcio più della sua squadra, al tifoso che non riesce ad avere una sola idea che contraddica la sua passione. Le emozioni sono sconsiderate e si dimentica che il calcio ha una responsabilità sociale. Sono tanti i ragazzi che imitano le acconciature dei loro idoli, e spinti da questa stessa ammirazione, portano gesti, atteggiamenti e perfino cause nel loro stile di vita”.
Ma a volte l’odio prevale sull’amore, scrive Valdano capovolgendo quella famosa frase di un famoso presidente di calcio che in Italia diventò un presidente del Consiglio. Nell’ultimo Clàsico abbiamo visto dopo il gol di Lamine Yamal “un gruppo di tifosi che avevano dimenticato la lotta civilizzatrice di Vinicius” e hanno cominciato a lanciare grida razziste contro l’avversario.
“La sensazione – scrive Valdano – è che il Real Madrid abbia perso due volte quel pomeriggio, una sul tabellone, dove c’era poco da eccepire, e un’altra sugli spalti, con un comportamento che denigra la cultura sportiva che un club dovrebbe presiedere. Ho sentito dire che il calcio è un’altra cosa. È vero, una cosa superiore come fenomeno sociale”, ma allora al gala del Pallone d’Oro del giorno successivo “le aspettative erano alte”. E invece.
E invece sono arrivate due informazioni che Valdano giudica sorprendenti. La primo diceva che Vinicius non avrebbe vinto il Pallone d’Oro. “Dato che noi tifosi del Real Madrid glielo avevamo attribuito in anticipo – dice – i tifosi del Real Madrid hanno pensato che anziché non darglielo, glielo stessero togliendo. La seconda notizia era ancora più inspiegabile: il Madrid aveva deciso di non annullare il viaggio in segno di protesta. È un’ipotesi – scrive Valdano – perché finora non esiste una spiegazione ufficiale”.
Nella lingua madre del papà di Slalom questa si chiama una zeppata, un’affermazione che allude. È come se Valdano stesse dicendo a Florentino Pérez: quando ti sbrighi a dir qualcosa. Meno allusive e più dirette sono le parole che seguono: “La mia sensazione – dice Valdano – è che per rafforzare l’immagine di Vinicius, il Madrid abbia scelto di indebolire la propria. Ho avvertito lo stesso tipo di disagio che mi provocano quei giocatori e quegli allenatori che perdono una finale, mettono al collo la medaglia d’argento e se la portano via come se non meritassero un simile disonore. Ma l’onore, come dice anche l’inno del Madrid, è saper perdere. E anche questo merita una precisazione. È forse perdere venir premiati come migliore squadra del mondo? È forse perdere avere il secondo, il terzo e il quarto in classifica? Può essere considerato un reato? Oppure essere premiati con il miglior allenatore: che razza di disonore è?”.
Valdano sottolinea che peraltro era la notte della Spagna, con il Pallone d’Oro del calcio maschile a Rodri, quello femminile ad Aitana, quello del miglior club femminile al Barcellona, il premio Sócrates per il fair play a Jennifer Hermoso, il Trofeo Kopa di miglior giovane a Lamine Yamal. La Spagna è uscita dai box delle premiazioni solo per la consegna del Trofeo Yashin di miglior portiere all’argentino Emiliano Martínez.
“Se il calcio è un settore in cui il marketing gioca un ruolo sempre più importante – ha scritto Valdano – lasciare vuoto un box che aumenta il prestigio è un errore di cui il Barça ha saputo approfittare. Non significa che il Real Madrid non sia più la migliore squadra del mondo, ma avere potere non significa solo vincere le partite, ma anche guadagnarsi il rispetto del mondo del calcio. Avere potere significa essere amati, ha detto Riquelme, giocatore leggendario e attuale presidente del Boca Juniors. Non ho sentito nessun altro dire che il Real Madrid deve essere esemplare per più volte di Florentino Pérez. È un motivo in più per mandarmi in confusione”.
È uno di quei pezzi che ti fanno venire voglia di prendere un aereo, andare a Madrid e dare un bacio in fronte al señor Jorge Valdano, l’ultimo hidalgo del pallone.
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