In città è arrivato un nuovo sceriffo delle volate

 TOUR DE FRANCE  

  Mark Cavendish non si dà pace. Una decina d’anni fa su un arrivo del genere non avrebbe perso da nessuno, e invece adesso spunta questo ragazzo in maglia verde venuto dall’Africa a proporsi come la nuova stella dello sprint, lui che non sarebbe nemmeno uno sprinter così puro. Mark Cavendish è in difficoltà. Vorrebbe chiudere il suo ultimo Tour de France in grande stile. Ha ottenuto il record della 35esima vittoria di tappa togliendolo a Eddy Merckx, ma la fame nun tene suonno. Vuole ancora battersi per qualcosa, dice la rivista Velo. Si è fatto retrocedere dalla giuria, via dal quinto posto per aver deviato dalla traiettoria alla fine dello sprint, una decisione che loa fatto infuriare. Mr. Cav ha solo un altro paio di sprint alla sua portata in questo Tour de France, e poi verrà il momento di guardare com’è fatto un tramonto. 

IL DISAGIO DI ROGLIC

Hanno tutta l’aria di essere finite le occasioni di Primož Roglič, che è caduto a 12 km dalla fine e ha dovuto inseguire con l’aiuto dei compagni di squadra. Ha perso 2:27. È sceso al sesto posto della classifica generale a 4:42, le sue possibilità di vincere la maglia gialla sono diventate scarse o nulle. I primi tre – Tadej Pogacar, Remco Evenepoel e Jonas Vingegaard – sono ancora tutti chiusi nel giro di 1:14. 

Scrive Alexandre Roos, immaginifica firma de L’Équipe, che dopo le fatiche del Massiccio centrale è arrivata “un’ulteriore tortura per i corridori, navigare lungo questi laghi, stagni e ruscelli rinfrescanti, passare lungo le terrazze dove trasudavano fette di foie gras nel forno, zigzagare per i vicoli di questi villaggi di pietre chiare che erano traboccanti di calore e di vacanzieri”. Anche una tappa che si sarebbe detta di transizione può far danni, in un Tour che finora era stato clemente in termini di cadute e abbandoni. La giornata di ieri ha mandato a casa quasi lo stesso numero di persone delle prime undici. Molti sono entrati in modalità sopravvivenza. Jonas Rickaert, Soren Kragh Andersen e Yevgeniy Fedorov sono così arrivati in ritardo in una tappa che non era certo piana ma nemmeno così accidentata come quelle di montagna, mentre Pello Bilbao e Fabio Jakobsen in strada erano pallidi ed esausti.

“La stanchezza è arrivata, i virus circolano tra le squadre”, dice Roos riprendendo la voce secondo cui c’è qualcuno in gruppo che ha il covid e non lo dice. Ma in fondo perché dovrebbe, se il covid va trattato come un’influenza di stagione. Anche Tadej ha vissuto un attimo di spavento, quando è rimasto invischiato in una prima caduta a 180 km dall’arrivo, ed è stato costretto a cambiare bici. Laggiù si intravede l’ombra dei Pirenei. 

  

ARTEFICI 

GIRMAY

Nella playlist dei successi preferiti da Girmay, nella macchina che possiede a casa sua, Asmara, ci sono i 13 Organisé e la loro It’s Marsiglia baby“. Conosce i testi del rapper Jul in francese e li canticchia, Quando è tornato in Eritrea dopo i primi mesi trascorsi in Francia, andò a iscriversi all’Alliance Française per prendere lezioni di lingua. A scuola aveva imparato l’inglese su insistenza di suo padre, l’inglese, l’inglese, l’inglese è la lingua del mondo, la lingua del tuo futuro, e invece il futuro se l’era andato a costruire in bicicletta a Marsiglia. È questa la formazione di Girmay che stamattina L’Équipe racconta, dagli esordi, da quando fu l’ambasciatore francese Muriel Soret, di stanza nella città di Asmara, ad accoglierlo. Aveva iniziato con la mountain bike nel 2013, nessuno vedeva in lui un futuro campione.

GIRMAY NEGLI ARCHIVI DI SLALOM

 

  

ULTIMI

BRAM WELTEN

 

Ancora un minuto e avrà raggiunto il traguardo delle tre ore di ritardo dalla maglia gialla. Lanterne Rouge si chiama al Tour de France la maglia nera, l’ultimo in classifica. L’onore tocca a Bran Welten, questo ragazzone olandese che nove anni fa si faceva un nome fra gli jr vincendo la Parigi-Roubaix. È rimasto un tipo di grande affidamento quando si devono pestare i pedali. Si è costruito tutta una carriera da passista veloce e pesce pilota. Ha tirato le volate per André Greipel e per Nacer Bouhanni, lo avevano chiamato al Giro per fare il treno a Fabio Jakobsen ma ha dovuto ritirarsi prima della quarta tappa per l’influenza. Suo zio da parte di madre è Jean-Paul van Poppel, sprinter con 9 vittorie di tappa al Tour [4 nel 1988], 4 al Giro e 9 anche alla Vuelta. Al Tour de France 1987 portò fino a Parigi la maglia verde.  Bram è originario di Tilburg. Da ragazzo ha provato a giocare a calcio per un anno, ma oggi scherza dicendo che non faceva per lui, l’unica cosa che gli veniva bene in campo era correre. Si autoproclama bravo cuoco, dice che gli viene bene il curry. Noi poi alla fine che cosa ne sappiamo.

 

LA TAPPA DI OGGI

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