Quale F1 ritroverà Briatore. Cosa ci ha detto il GP di Catalogna

  RUOTE    

La settima vittoria stagionale di Verstappen. Uguale ma diversa

SETTE CILINDRI |  I due Carli non si sopportano più

DI ROBERTO LIBERALE

 

ARTEFICI  UN NUOVO JIM CLARK

Anche i più ostinati sostenitori della teoria che le vittorie di Verstappen dipendano esclusivamente dalla sua monoposto si stanno arrendendo. Un dominio che è stato sicuramente favorito dal lavoro fatto negli ultimi anni dagli ingegneri Red Bull, in primis Adrian Newey. Ma che oggi, con la distanza sempre più ampia tra Max e il suo compagno Pérez e con una gestione gara pressoché perfetta, dipende sempre più dal pilota.

La vittoria di Barcellona è stata favorita da una partenza non perfetta di Norris, ma in testa non è andato Max, bensì Russell. E appena ha potuto, da quando il DRS è divenuto operativo, Verstappen si è sbarazzato della Mercedes del pilota inglese. Con questa vittoria siamo a 61, il 31,3% rispetto alle gare disputate. È il secondo pilota come percentuale di vittorie dietro Jim Clark nella top 10 dei piloti più vincenti. Di Jim Clark, Max ha la sensibilità di guida, la velocità in pista e la vittoria come unico obiettivo. Clark salì 33 volte sul podio, per 25 sul gradino più alto. La percentuale più alta di vittorie rispetto ai podi conquistati. Anche Verstappen, come Clark e come quasi tutti i piloti, corre solo per vincere. Solo che lui ci riesce quasi sempre. 

MEDUSE  LA TENTAZIONE DI UNA MAXCEDES

Sembrerebbe una situazione perfetta per la Red Bull. Invece le spine nel fianco per Horner e Marko sono più di una. Prima di tutto il tentativo di Toto Wolff, neanche tanto nascosto, di portare Verstappen in Mercedes. Tentativo che potrebbe ingolosire Max. Un po’ per dimostrare che le vittorie sono più sue che della scuderia, un po’ perché a Max l’assenza di Newey pesa non poco.

Nonostante le dichiarazioni di facciata, la situazione interna non sembra essersi realmente tranquillizzata dopo le accuse a Horner e l’addio di Newey. E poi c’è Pérez, che negli ultimi 4 Gran Premi ha raccolto 8 punti, dieci volte meno del suo capitano. Però la Red Bull comanda in entrambe le classifiche e continua a guadagnare sui diretti avversari. Ora dietro Verstappen è salito Norris, e il distacco è di 69 punti, massimo vantaggio sul secondo in classifica in questa stagione. In classifica costruttori la scuderia di Milton Keynes, “vincitrice di tappa” a Barcellona, ora ha 60 punti più della Ferrari, anche in questo caso massimo vantaggio. La fine del dominio Red Bull-Verstappen sembra ancora distante.

PROSPETTIVE  NORRIS. PER CHI NON S’ACCONTENTA

Norris è lo sconfitto di giornata. Soprattutto alla luce delle sue dichiarazioni nel post gara, quando ha affermato di voler provare a vincere il mondiale. Sembrerebbe una guasconata, ma in fondo la consapevolezza di avere a disposizione la monoposto attualmente molto veloce, con ancora 14 Gran Premi da disputare, autorizza sogni che a molti sembrerebbero irrealizzabili. In fondo a Barcellona Lando era in pole, e la gara non l’ha vinta solo per la partenza sbagliata. Il secondo posto è costato al pilota della McLaren 14 punti, tra quelli persi da lui e quelli conquistati da Verstappen.

Il messaggio è chiaro: Norris non è più un pilota che si accontenta, Lando ora si sente forte e farà di tutto per stare davanti. Intanto la McLaren è a 33 punti dal secondo posto della Ferrari, e con la Rossa di questi ultimi tempi l’aggancio sembra sempre più vicino. Gli equilibri della Formula Uno del 2024 cambiano di continuo, ma questo argomento merita un cilindro tutto suo.

MAMELISMI  ROSSO MALINCONIA

La Ferrari si è intristita. È triste Leclerc, che sogna da anni di diventare campione del mondo, ma col passare del tempo vede colleghi della sua generazione che ci riescono (Verstappen), altri che dichiarano di sentirsi pronti per il titolo (Norris), oppure che gli arrivano davanti (Russell). Lui, che fu nominato il predestinato in assoluto, inizia a sentirsi più vecchio senza aver raggiunto nessuno degli obiettivi che si era prefissato da ragazzo, quando lottava sui kart con quegli altri tre.

Nel frattempo una nuova generazione di adolescenti o quasi sta arrivando, e presto questi ragazzi faranno di tutto per scalfirne le residue certezze. In tutto ciò, la Ferrari nel 2025 gli metterà affianco un vecchio leone come Lewis, non si è capito bene se per dargli una mano o per puntare al mondiale. Con Hamilton.

Ma nella scuderia di Maranello è difficile trovare qualcuno allegro. Sainz sorride poco, pure lui è triste e pure un poco incazzato. A Barcellona ha fatto di testa sua sfidando Leclerc fino al contatto tra le due monoposto. Se da un lato Charles si sente poco rispettato dal suo compagno di squadra, come ci si può sentire nei panni di Carlos? Essere mandato via con un anno di anticipo e doversi accontentare di finire in una scuderia qualsiasi pur di garantirsi un volante per la prossima stagione non può non lasciare strascichi nella mente di un pilota. La cattiva gestione della sua sostituzione pesa ormai nel logorio dei rapporti tra Sainz, Leclerc e la scuderia. Dietro al suo sorriso forzato, Vasseur continua a capirci poco, sia della parte tecnica, sia dei rapporti all’interno del team. E questa cosa non  può che rendere anche lui un po’ più triste. 

DIETROLOGIE POSTA DESIDERATA

Appena si diffondono indiscrezioni su un presunto sabotaggio della Mercedes verso Hamilton, soprattutto tramite una mail anonima sullo stile dell’affaire Horner di inizio anno, Lewis torna a battere Russell e torna sul podio dopo 238 giorni e 13 Gran Premi. I complottisti getteranno altra benzina sul fuoco, “guarda caso, proprio dopo la mail anonima”. In realtà la Mercedes sta tornando forte. Secondo podio consecutivo, con un Toto Wolff più spavaldo e che parla quasi apertamente di Verstappen come possibile pilota di un futuro più o meno prossimo. Anche se la coppia di piloti attuale sta iniziando a dare belle soddisfazioni alla Mercedes. 

DISCUSSIONI  NON HO DETTO NOIA

La “Formula noia”, tornata all’improvviso a Monaco con zero sorpassi, è stata di nuovo seppellita negli ultimi Gran Premi. I sorpassi sono tornati, alcuni molto spettacolari, anche se alla fine le prime 6 posizioni sono più o meno le stesse della griglia di partenza, tranne l’inversione all’arrivo tra Verstappen e Norris. Il maggiore equilibrio di questa stagione sembra rendere tutto molto più incerto. Purtroppo la lotta è limitata a quattro scuderie, le prime quattro classificate nella stagione 2023.

Ma l’altra faccia della medaglia, quella buona, è che una sfida ad armi (quasi) pari tra quattro scuderie, di cui tre con almeno una vittoria all’attivo, è stata merce rara negli ultimi anni. Per avere tre scuderie vincenti nei primi 10 Gran Premi bisogna tornare al 2020, anche se la vittoria della Alpha Tauri all’ottava gara, GP d’Italia, fu una rondine che non portò primavera. Una lotta più accesa si verificò nel 2018, con Mercedes, Ferrari e Red Bull che si spartirono le prime 10 vittorie quasi equamente. I prossimi 4 Gran Premi prima della pausa estiva ci diranno molto sul vero o presunto equilibrio del campionato. Sperando nell’inserimento di altri pioti e di altre scuderie nelle parti alte della classifica. 

PROSPETTIVE  FLAVIO BRIATORE E LA ALPILLIONAIRE

Il ritorno di Flavio Briatore in Formula Uno suscita molti interrogativi. Il manager dal tocco magico, ritrova un posto nella scuderia che contribuì a far crescere, anche in maniera controversa, fino a diventare campione del mondo. La sua esperienza nel campo e le sue capacità sono qualità innegabili, in molti si chiedono dove sia finita la coerenza in una scelta del genere. È una questione di opportunità. Una Formula Uno che vuole darsi un’immagine nuova sta accettando il ritorno ai massimi livelli di una figura che aveva squalificato a vita, prima che fosse ridotta e scontata per intero.

   PUZZLE  |  CHE COSA SI DICE IN GIRO

 

  ROSSO MALINCONIA, MA PURE ROSSO RABBIA

Daniele Sparisci, Corriere della sera: L’esame dell’immaturità. Bocciatura in pista e zuffa in casa, gli animi calienti nella lotta per un piatto magrissimo. È il bilancio di una Ferrari lenta e litigiosa, retrocessa a quarta forza sul tracciato che avrebbe dovuto certificare il salto di qualità. Come sono lontani i bagliori di Montecarlo, qui si vedono solo scintille di rabbia. Giro 2, curva 14: Sainz mette nel mirino Leclerc, senza complimenti, con la libertà (contrattuale) di chi si sente in diritto di attaccare (lo spagnolo è corteggiato dall’Alpine). Doveva succedere prima o poi, è accaduto nel circuito dove da ragazzino veniva a tifare per Alonso, in questi giorni era ansioso di mettersi in mostra all’ultima sfilata in rosso. È la fine della tregua fra due che si rispettano ma che in fondo non si sopportano. Da sempre.

  ERA GIA’ TUTTO PREVISTO

Luigi Perna, La Gazzetta dello sport: Da un lato, Charles sognava una svolta nel Mondiale che non c’è stata, dopo il trionfo a Montecarlo. Dall’altro, Sainz si è visto scaricare senza riguardo dalla Ferrari per fare posto a Hamilton nella prossima stagione e ora dovrà ripiegare probabilmente sulla Williams, essendo sbarrate le porte di Red Bull e Mercedes. C’era da aspettarsi che, prima o poi, venisse fuori un pizzico di rivalsa da parte dello spagnolo, che ha dimostrato fedeltà alla squadra e a Leclerc in molte altre occasioni, compresa Montecarlo, quando ha coperto le spalle al compagno. Il rispetto che c’è stato fra loro in tutti questi anni e il legame che ne è nato suggeriscono che la vicenda sarà superata. Però che cosa accadrà alla prossima occasione in cui Charles e Carlos saranno in battaglia, considerando che ieri le rosse lottavano solo per un misero quinto posto? Forse lo sapremo già domenica in Austria

Carlo Vanzini, Sky: Un indizio c’era da sabato. Sainz era arrivato con molte aspettative, spiegando che però era necessario vedere l’andamento delle libere per capire se coltivare o meno ambizioni di vittoria. Sabato, invece, aveva detto che avrebbe avuto chance di podio se si fosse ritrovato in top 5 dopo il primo giro. Ma essere lì voleva dire battagliare con Leclerc

  UN ACTION MOVIE

Alessandra Retico, Repubblica: Più furious che fast. I due Carli della Ferrari se le danno in pista e non se lo mandano a dire cosa pensano l’uno dell’altro, in una Barcellona che li trasforma in gamberi rossi, da sfidanti al vertice.

  ANZI NO, UN DISASTER MOVIE

Jacopo D’Orsi, La Stampa: Dopo il rogo nell’hospitality McLaren, stavolta è stata la Ferrari a prendere fuoco, per fortuna metaforicamente parlando

  SE NON E’ UNA FUGA, COME LA VOGLIAMO CHIAMARE

Umberto Zapelloni, Il Giornale: Un problema in più per Vasseur già alle prese con gli aggiornamenti che non hanno funzionato come quelli di McLaren e Mercedes. In questa vittoria, la 61esima della sua carriera, la settima stagionale, la terza di fila in Spagna, c’è molto di Max come confermano gli oltre 59” presi da Sergio Perez con l’altra Red Bull. Ora ha 69 punti di vantaggio su Lando Norris che, dopo 10 gran premi, è il terzo distacco più grande di sempre

  L’ESTATE DELL’ESAME PER VASSEUR

Leo Turrini, Resto del Carlino: Facciamo così: la vera Ferrari è quella di Le Mans, quella con le ruote coperte, quella del bis storico nella mitica 24 Ore. Invece in Formula Uno l’estate è cominciata in maniera…invernale! Dopo il fiasco canadese, ecco il piattume di Barcellona. Fred Vasseur non mente quando dice che rispetto al passato in pista c’è un grande equilibrio. Ma dovrebbe aiutarci a capire come mai, al solito sarei tentato di aggiungere!, gli sviluppi portati sulla Rossa non funzionino mai abbastanza. Purtroppo la coperta di Maranello è sempre troppo corta. Un anno fa la macchina era molto competitiva sul giro secco ma poi mancava clamorosamente la consistenza sul passo gara. Ma adesso, alla rovescia, abbiamo una Ferrari che non ha ritmo in qualifica mentre certamente è migliorato il rendimento complessivo sulla distanza. Ergo, diventa indispensabile trovare un punto di equilibrio tra le due esigenze, e qui sarà giudicata la qualità della leadership del manager francese.

  FACCIAMO EINSTEIN TEAM MANAGER

Mauro Coppini, Corriere dello sport-stadio: Come è bella l’avventura, ma non tutti se la possono permettere. La sorprendente McLaren in prima fila. Segno che in un momento di stabilità si può fare meraviglie. E questo vale anche per Mercedes e anche per una Renault Alpine che dà finalmente segni di vita. Certo non per l’arrivo di un Flavio Briatore il cui passato sa più di mare che di pista.  Per la Ferrari si può solo dire che alla presentazione del modello elettrico, in pompa magna a Maranello, non può che far riferimento a quella non elettrizzante, di un Gp di Spagna dove la inefficace strategia attuata in pista non può che inchinarsi di fronte a una frase di Einstein per il quale “la scelta è la base del successo”. Sarebbe il ben venuto al box di Maranello

  L’UOMO E LA MACCHINA

Giorgio Pasini, Tuttosport: Il talento inglese sbaglia partenza: spinge nell’erba l’olandese si fa infilzare all’esterno da George Russell ma soprattutto bloccare dal rivale per la vittoria. SuperMax invece è perfetto nel frangente (per di più con gomme usate in qualifica) e nel piazzare subito il colpo sulla Mercedes, aprendo il gap decisivo e poi costruendo giro dopo giro una grande difesa con il cronometro. La vittoria numero 61 (106° podio come Alain Prost e Fernando Alonso al quarto posto di sempre), settima stagionale e terza nelle ultime quattro gare a fronte dell’ottavo posto di Sergio Perez, staccato di un minuto, dà lo spessore del valore del tre volte (consecutive) campione del mondo. La conferma che sia un fenomeno e che non vinca per la superiorità della macchina

Pino Allievi, podcast Il Caffè, Formula Passion: Ancora lui, sì ancora lui, il solito Verstappen che domina ma non annoia. Perché domenica in Spagna ha dovuto faticare non poco per aggiudicarsi un gran premio molto tattico nel quale, chi ha commesso un errore anche minimo, lo ha pagato in modo pesante

Fabio Tavelli, il Foglio: Lo schema ormai è collaudato. Al venerdì tanti problemi di bilanciamento e set-up. Al sabato le cose migliorano ma non sempre la pole è possibile, anche se di poco. Poi però arriva la domenica e lì quel che fa Verstappen è legge. Nella pista dove nel 2016 era esploso in tutto il suo fragore a 18 anni e 228 giorni approfittando di un clamoroso crash in partenza tra Hamilton e Rosberg, l’olandese fa capire ancora una volta che il miglior manico è lui

  OH COMUNQUE FACCIA ATTENZIONE

Luke Smith, The Athletic: I “piccoli dettagli” sono costati la vittoria a Norris in Spagna, ma la minaccia per Verstappen è reale

Chris Medland, Racer:La Red Bull ha vinto ma fatica a trovare il ritmo definitivo

  SARA’ PER LA PROSSIMA VOLTA

Giles Richards, Guardian: Lando Norris potrebbe aver motivo di essere autocritico dopo il GP di Spagna, dove sente di aver lasciato andare Max Verstappen verso la vittoria. Eppure il pilota britannico ha fatto del suo meglio per rimediare, ha corso in modo sfrenato, anche se sarà una magra consolazione, la sua forma e quella della McLaren è tale che ­ Verstappen sa ora di avere degli avversari.

BBC: Norris è soddisfatto al 99% di come vanno le cose ma ha bisogno dell’1% in più per battere Verstappen

 

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